La recensione/ "Tutto quello che amo in questa vita al contrario" (Elliot) di Joshua Mohr...
di Antonio Prudenzano
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Non è facile essere originali oggi in un genere i cui maestri (tra questi senz'altro i tre sopra citati) hanno già detto (evidentemente quasi) tutto qualche decennio fa. Eppure, Joshua Mohr ci è riuscito, in "Tutto quello che amo in questa vita al contrario", suo esordio e bestseller grazie al passaparola negli Usa, da pochi giorni nelle librerie italiane per Elliot.
La variante che si inventa Mohr (per altro di moda, visto il successo nei cinema di tutto il mondo della versione 3D di "Alice nel paese delle meraviglie" targata Tim Burton), è a suo modo geniale: come già ha sottolineato la critica americana, nel suo primo romanzo ha fatto scontrare, attualizzandolo, il mondo parallelo e capovolto inventato da Lewis Carroll, con il protagonista, Rhonda, perennemente ubriaco a San Francisco. Parliamo di un ragazzo con un passato difficile (nella sua adolescenza in Arizona ci sono infatti una madre alcolizzata e un patrigno violento), con un nome da donna e parecchi problemi psicologici (poco ha potuto il suo psichiatra, soprannominato "Capelli d'angelo"). Durante una delle sue peregrinazioni notturne (che lo portano anche a salvare la vita a una prostituta, che lo ripaga cacciandolo da casa e insultandolo dopo che Rhonda ha urinato nel suo letto, proprio come un bambino...), il protagonista incontra un ragazzino, subito ribattezzato "mini-Rhonda", che lo immerge in quel "paese delle meraviglie" che possono diventare le budella di una metropoli americana...



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