Travaglismo? Il dibattito continua

Giovedì, 7 gennaio 2010 - 18:11:00

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Travaglio folla
Marco Travaglio: i fatti separati dalla politica
L'INTERVISTA

I nuovi contestatori, con la kefia al master di Yale, il viaggio di Affari con Massimiliano Panarari

Simone Regazzoni: Travaglio? Bravo giornalista, ma icona politica da decostruire

Forse non è il caso di fare di tutta l´erba un fascio. Se parliamo di "nuovi contestatori" dobbiamo stare attenti a quello che intendiamo. Chi vuole indicare il Professor Panarari? Si tratta dei contestatori di "oggi" o dei "contestatori della nuova generazione"? Forse non dovremmo dimenticare che fino ad una anno e mezzo fa al governo c´era il centro-sinistra, e di contestatori ce n´erano altrettanti. Dove sarebbero finiti? Non credo siano scomparsi o si siano tutti convertiti al travaglismo, al dipietrismo o ad altre innovative filosofie politiche. E allora perché non tenerli in considerazione?"

Così Marco Baruffato, 26 anni, varesino, freelance e addetto stampa interviene nel dibattito lanciato da affari sulle nuove generazioni politiche.

"A volte quando penso al contestatore della nuova generazione mi viene in mente gente che non conosce nemmeno davvero quello per cui va in piazza. Questi nuovi contestatori sono certamente figli «dell´epoca dei reality» e «della fine delle ideologie», ma anche figli di un'età in cui la politica si è talmente spettacolarizzata e personalizzata da spersonalizzarsi, fino a diventare un "circo di nani e ballerine", parafrasando una nota affermazione del socialista Rino Formica.

Il Professor Panarari mi trova d´accordo sulla frequentazione del mondo online come strumento di lotta politica delle classi più giovani, di opposizione e non ovviamente. Condivido soprattutto l´idea della «mancanza di una dimensione politica reale. Assenza di riferimenti. Crisi profonda». Tuttavia credo siano due posizioni differenti a spingerci a parlare di assenza di una dimensione reale della politica. Perché mentre Panarari basa la sua opinione sulla «latitanza del partito» (il Pd) che non offre a questi giovani contestatori una base da cui partire, io ritengo che la ricerca di mezzi alternativi, per altro sempre più affollati anche dalla classe politica, sia espressione di un rigetto della politica di oggi, che cannibalizza gli spazi mediatici, televisivi soprattutto, per mettere in scena di continuo il suo spettacolo".

Poi prosegue disincantato nella sua disamina: "D´altra parte non si può più nascondere la testa sotto la sabbia per non vedere la "malattia" di cui soffre la nostra politica: una "mutazione genetica" che l´ha trasformata in Videpolitica.

La cosa che mi lascia più perplesso è il «sentimento» di cui parla Panarari in conclusione. E mi lascia perplesso perché, se anch´io sono convinto che la politica sia emotiva e che "gli attori sul palco" parlino alla "pancia della gente", non mi sembra chiaro se per Panarari a guidare in piazza i contestatori sia la preoccupazione materiale per il proprio futuro o il sentimento di indignazione".

E conclude: "Credo si tratti di entrambe le cose, anche se, pur non volendo sminuire in alcun modo i sessantottini e le generazioni precedenti che hanno combattuto per qualcosa, mi piacerebbe capire se davvero a muoverli fossero solo gli ideali; se siamo dunque solo noi giovani di oggi a preoccuparci del nostro futuro e a riempire le piazze per la «preoccupazione materiale». E questo tanto a destra quanto a sinistra, perché non si vive di sole ideologie o di qualcosa che gli somiglia. Specialmente in un epoca in cui le ideologie sono morte e l´unica cosa imperante è la Videopolitica, certamente più Video che Politica. Questo è il male contro cui si dovrebbe combattere, non il travaglismo, il berlusconismo o il dipietrismo".

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