Obesi e contenti/ Da McDonald's a Coca-Cola, ecco la "strategia dell'ingordigia" delle multinazionali per farci ingrassare...
di Nicole Cavazzuti
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Ma il problema ci tocca ancor più da vicino, se è vero che le abitudini alimentari degli europei sono sempre più simili a quelle (pessime) degli americani. Effetto della globalizzazione, quella delle multinazionali, dal quale derivano a catena fenomeni tutt'altro che collaterali come cancro, deficienze renali, disturbi diabetici e attacchi di cuore.
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Secondo Reymondo, il problema dell’obesità dilagante si può ricondurre in parte al "principio dell’ingordigia" diffuso da David Wallerstein, che intuì negli anni ’60 che per vendere di più, bastava aumentare le dimensioni delle porzioni degli snack venduti nella sua catena di cinema, con un semplice stratagemma: proponendo la versione "maxi" a un prezzo appena più alto di quella normale, il consumatore era portato a scegliere la prima, ritenendo di fare un affare acquistando più cibo per pochi spiccioli in più. E abituandosì così a consumare di più durante la proiezione del film.
Era solo l'inizio: dopo aver registrato con una telecamera di videosorveglianza i consumatori di un McDonald's di Chicago e osservando che capovolgevano i sacchettini di patatine fritte per andare a recuperare il più minuscolo pezzetto di patata, Ray Kroc, titolare della catena di fast food negli anni '60, decise di introdurre patatine e bibite in formati più grandi.



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