Tour de France/ Bici pesanti e ciclisti potenti: così si correva quando non c'era l'Epo. Il tour del 1924 visto da Albert Londres
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Ora esce il libro "Tour de France, Tour de Souffrance", cronaca asciutta e partecipe di una follia. Una corsa di quasi cinquemila chilometri tutt’intorno all’Esagono. Una corsa fatta su biciclette pesanti e fragili allo stesso tempo, da uomini potenti e fragili allo stesso tempo.
Insieme a miti del ciclismo come Bottecchia, i fratelli Pélissier e Frantz, Londres percorre le strade del Midi assolate e polverose, le vie di piovose cittadine del nord, le salite massacranti dei Pirenei e delle Alpi. Condivide l’entusiasmo di milioni di francesi, gli incidenti, le speranze, le delusioni, le rivalità e la solidarietà umana che segnavano un’epoca irripetibile del ciclismo eroico.
Questa versione italiana del reportage di Londres è integrata dal prezioso contributo di Alfredo Martini, ciclista e a lungo direttore tecnico della Nazionale Italiana, l’uomo che ha portato al successo campioni come Moser, Saronni, Argentin, Fondriest e Bugno.
Ci sono artisti da circo che ingoiano mattoni e altri che mandano giù rane vive. Ho visto fachiri scolarsi del piombo fuso. Tutte persone normali.
I veri pazzoidi sono alcuni esaltati, partiti il 22 giugno da Parigi, per abbuffarsi di polvere. Li conosco bene. Ne faccio parte anche io. Abbiamo ingollato trecentottantuno chilometri da Parigi a Le Havre, trecentocinquantaquattro da Le Havre a Cherbourg, quattrocentocinque da Cherbourg a Brest.
«È l’una», grida uno dei pazzoidi. «È l’ora di mangiare la nostra polvere».
«Quanti chilometri ci aspettano oggi?».
«Quattrocentododici!».
«Evviva!», grida la banda, sollevandosi ebbra di gioia.”...
Albert Londres.
Albert Londres (1884-1932) è stato inviato di diverse testate francesi, tra cui “Excelsior”. Riconosciuto come il padre del moderno giornalismo d’inchiesta, dal 1914 al 1932 viaggiò da un continente all’altro per realizzare 43 reportage che hanno ispirato generazioni di giornalisti. Londres morì nel misterioso incendio della nave che lo riportava in Francia dalla Cina. Con lui scomparve anche l’ultimo, misterioso reportage che forse gettava una luce rivelatrice sulle triadi cinesi e sul traffico d’oppio.
Tour de France, Tour de souffrance
di Albert Londres
a cura di Tommaso Labranca,
con contributi di Alfredo Martini



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