Perché Tondelli vent'anni dopo non è più (apparentemente) un punto di riferimento? Lo speciale

A 20 anni dalla morte di Pier Vittorio Tondelli, scrittore simbolo degli anni '80, Affaritaliani.it ha chiesto all'editor Leonardo Giovanni Luccone, al giovane autore (ed editor) Gabriele Dadati, a Giulio Milani (editore che sta riportando al centro dell'attenzione il marchio Transeuropa "tradendo creativamente" Tondelli) e al cantante-scrittore Max Collini (leader della band Offlaga Disco Pax) di ricordarlo. Il discusso e mitizzato autore di "Altri libertini" oggi per gran parte degli scrittori e lettori "under 30" non è più un punto di riferimento, ma ci sono eccezioni. Ritornare a ragionare sull'amataodiata figura di Tondelli "apre" a scenari inattesi... I QUATTRO INTERVENTI E I VIDEO NELLO "SPECIALE" DI AFFARITALIANI.IT

Venerdì, 9 dicembre 2011 - 09:24:58

 

 

 LA PLALA adGLILA TOsssssddddddddg

pier vittorio tondelli

 

PIER VITTORIO TONDELLI nacque a Correggio di Reggio Emilia nel 1955. Nel 1980, con Altri libertini (Feltrinelli), un libro di grande successo europeo, iniziò la sua fortunata stagione letteraria. Nel 1982 pubblicò, sempre per Feltrinelli, il romanzo Pao Pao, cui seguì nel 1985 Rimini, presso Bompiani. Seguirono poi i volumi antologici del “Progetto Under 25”, che segnarono una tappa storica per la giovane narrativa italiana. Bompiani pubblicò successivamente il romanzo Camere separate (1989) e la raccolta di saggi e articoli Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni Ottanta. In questi stessi anni Tondelli fondò e diresse la rivista “Panta”. Di Tondelli Bompiani ha inoltre pubblicato L’abbandono. Racconti dagli anni Ottanta, Dinner Party, Biglietti agli amici.

 

Tondelli Bompiani

 

BOMPIANI RIPUBBLICA LA SUA OPERA IN DUE VOLUMI

Pier Vittorio Tondelli, Opere - A cura di Fulvio Panzieri
     

In occasione del ventennale della morte dello scrittore, la nuova edizione aggiornata e rivista dell’opera completa di Pier Vittorio Tondelli. Il primo dei quali ("Romanzi, teatro, racconti", pag. 1288, euro 50) riporta nelle note in appendice una lettera inedita datata 27 giugno 1979 spedita dallo stesso Tondelli al suo editor Aldo Tagliaferi; il secondo, invece, raccoglie "Cronache, saggi, conversazioni" (pag.1264, euro 50).

Romanzi, teatro, racconti
In questo libro, il primo di due volumi, sono presentate le opere letterarie, dai romanzi (Altri libertini, Pao Pao, Rimini, Camere separate) ai testi teatrali (Dinner Party), dalle prose letterarie (Biglietti agli amici) ai racconti (la serie de "Il diario del soldato Acci" e quella dei racconti raccolti nel volume "L’abbandono"). Le opere letterarie sono presentate secondo l’ordine cronologico di pubblicazione.

Cronache, saggi, conversazioni
Il volume raccoglie le cronache degli anni Ottanta, i saggi e le conversazioni più significative. Accanto al libro "Un weekend postmoderno", il lettore troverà tutti i materiali saggistici relativi al "Progetto Under 25", anticipatore nelle linee progettuali e teoriche, di un’innovazione relativa alla lettura e alla scrittura. Nella sezione "Il mestiere di scrittore" vengono raccolte le schede di lettura, pubblicate via via su "L’Espresso" e "Rockstar", nonché prefazioni e introduzioni a volumi di vari autori. La sezione finale propone una serie di conversazioni scelte per la particolarità del contesto o per l’ampiezza dei contenuti trattati.

   LO SPECIALE

 

Libri

 

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pier vittorio tondelli
di Antonio Prudenzano

Il prossimo 16 dicembre saranno trascorsi vent'anni dalla scomparsa di Pier Vittorio Tondelli, autore amatodiato, mitizzato, spesso discusso, a lungo compianto, non sempre capito.

Ma cosa resta di Tondelli oggi? Lo abbiamo chiesto a uno scopritore di talenti (tra i più apprezzati nell'editoria italiana), a un "giovane" autore (anche editor),  all'editore (e scrittore) che sta riportando al centro dell'attenzione il marchio indipendente che, negli anni '80, grazie alle antologie "Under 25", dalle Marche raggiunse un'attenzione nazionale e internazionale, e a un "cantante-scrittore". 

Gabriele Dadati, scrittore ed editor (di Laurana) classe '82, è tra i pochi autori della sua generazione per cui Tondelli rappresenta molto. Sì perché da gran parte degli scrittori (e lettori) under 30 di oggi, l'autore di "Camere separate" non è più sentito "vicino" (da tutti i punti di vista). Anche su questo aspetto dice la sua, in un intervento che risponde alla domanda "Tondelli è stato solo un cronista della sua epoca o ha lasciato qualcosa di importante ai giovani scrittori e lettori d’oggi?", Leonardo Giovanni Luccone, editor, traduttore, agente letterario, talent scout, fondatore della rivista "Watt" e di "Oblique" (www.oblique.it). Giulio Milani, editore della "nuova" Transeuropa, che ha riportato in libreria il marchio portato al successo negli anni '80 da Tondelli e Massimo Canalini, spiega come sta cercando di "tradire creativamente" lo scrittore morto a 36 anni di Aids a pochi giorni dal Natale 1991. Dal canto suo, Max Collini, leader della band emiliana Offlaga Disco Pax, è uno dei "rocker indipendenti" italiani più dotati dal punto di vista letterario (non a caso, è autore di un riuscito racconto ospitato dall'antologia  "Cosa volete sentire - compilation di racconti di cantautori italiani", da poche settimane in libreria per Minimum Fax): con la consueta auto-ironia, Collini su Affaritaliani.it racconta  il suo contraddittorio rapporto con i libri dell'autore di "Altri libertini".

 

I QUATTRO INTERVENTI:
(scritti per Affaritaliani.it)

di Leonardo Giovanni Luccone

(editor, traduttore, agente letterario, talent scout, tra i fondatore della rivista "Watt" e di "Oblique" (www.oblique.it)


 Una delle poche volte che Tondelli ha provato a definire la sua scrittura ha detto: 'Sono il narratore che mette in scena la superficie; consapevole che questa superficie è la nostra crosta, la crosta della contemporaneità, ma allo stesso tempo diventa anche sostanza'. La sostanza, se c’è, sta in prossimità della crosta quindi. Su questa dichiarazione di intenti (o riflessione a posteriori) occorre fare un ragionamento, partendo dalla constatazione che per Tondelli la scrittura era soprattutto di dominio individuale. Nonostante sia riconosciuto come l’alfiere di un’ondata di scrittori – e tecnicamente lo è stato, come scrittore che ispira e innesca altri scrittori e come scout che ne canalizza altri, e lo è stato da una piccola piazza, seppur privilegiata, come Transeuropa sul finire degli anni Ottanta –, Tondelli era lucidamente cosciente che non possono esistere movimenti di giovani scrittori e che egli stesso non poteva rappresentare nulla di diverso da ciò che scriveva. 'Preferisco quelle scritture che tentano una mimesi con il parlato, che fanno ricorso allo slang giovanile' scrisse nella premessa alla sua ricerca (o ascolto) di nuovi narratori. L’operazione "Under 25" è stato il più significativo carotaggio della contemporaneità di allora. Lui stesso l’ha definita 'un’inchiesta sulla creatività delle nuove generazioni condotta con gli strumenti della narrazione'. 'La mia ambizione è stata quella di introdurre una certa novità linguistica'. A Tondelli si deve riconoscere questo: ha indotto a riflettere su una scrittura che non disdegnasse di compromettersi con la contemporaneità, una scrittura che fosse fiera della sua ibridizzazione con altri linguaggi. Questa audacia di scrittore e scout spiega in parte perché i suoi romanzi sono poco letti dai nuovi lettori. Tondelli è stato un fedele testimone di sé stesso nel suo tempo ("Altri libertini" esce nel 1980, "Un weekend postmoderno" nel 1990) e di quel decennio incarna l’ecletticità ubriaca e le contraddizioni. In lui si trovano i migliori segni grafici e la migliore musica degli anni Ottanta ma anche i relitti e la paccottiglia, quelle capigliature troppo gonfie e quegli accostamenti di colori che fanno sorridere. È certo che Tondelli è stato un poco inghiottito dal suo tempo, e il lettore di oggi è respinto da una scrittura che trasuda tutto questo. È un bene che nessuno legga Tondelli per una curiosità da revival o come si ascolta un pezzo degli Wham! Tondelli, però, i lettori giovani dovrebbero leggerlo integralmente, perché piaccia o non piaccia trasmette l’urto di una discontinuità individuale, una voce che lucida grida il disagio dell’appartenenza. Ci sono pagine sorprendenti in "Altri libertini" e in "Camere separate", e non sono solo la superficie di un’epoca e di un’anima ma il pittogramma, il logo di una sensazione che ha scavalcato il secolo. Quella di Tondelli è una lingua ipermediata che spunta continuamente nella ricerca letteraria degli anni successivi sia in termini di mescolanza alto-basso sia in termini di eccessi stilistici. Anche se non lo si legge direttamente, Tondelli rimbomba in molti scrittori contemporanei che non sapranno mai a chi devono dire grazie o chi devono maledire.
 

 

Gabriele Dadati Laurana

di Gabriele Dadati

(scrittore ed editor della Laurana)

Ero alla fine del liceo quando ho comprato la copia che ancora conservo di 'Altri libertini' di Pier Vittorio Tondelli. Si trattava di uno di quei tascabili Feltrinelli che mi sembrava completassero il Novecento per come lo conoscevo (a scuola non mi avevano mai detto che esisteva Gianni Celati, e cos'era la scrittura per Bukowski, e tanto altro ancora). Mi ero letto le duecento paginette e più o meno a metà avevo trovato una straordinaria frase sull'amore. Che frase era? Non lo so. Perché mi aveva colpito? Non lo so. So che era straordinaria – non banale, ma giusta – e che stava più o meno a metà del libro, nella parte alta della pagina. Sapevo che a cercarla, l'avrei ritrovata. Lo so ancora oggi. Quando vorrò, potrò riaprire questo libro comparso nella mia vita dodici anni fa e con un po' di pazienza ripescare quella frase che ho amato e che non ricordo. Però, da dodici anni a questa parte, non ne sento l'esigenza. Perché non conoscere quella frase, ma sapere che c'è, è per me il senso di tutta la narrativa di Pier Vittorio Tondelli. Sempre, nei suoi libri, ci sono frasi toccate dalla grazia che dicono qualcosa di assolutamente vero e utile per il lettore. Sono il patrimonio che ci lascia. Sono una sensazione, un cuore pulsante, e con tutta evidenza si sedimentano in chi ama i suoi libri, e sono vive, e agiscono in noi. So che nei libri di Pier Vittorio Tondelli – anche nel bistrattato 'Rimini', che io invece amo, o nel modesto 'Pao Pao' ci sono dentro cose che sono trasmigrate in me e mi permettono di vedere il mondo in una maniera piuttosto che in un'altra. Non è poco.
 

 

giulio milani transeuropa

di Giulio Milani

(scrittore ed editore della "nuova" Transeuropa)

 

Non ho conosciuto Tondelli, se non nei ricordi a braccio degli scrittori e degli editori che hanno collaborato con lui, o degli amici di infanzia e di gioventù. Leggendo le sue lettere inedite alla fidanzata di Correggio, lettere che risalgono ai tempi dell'università di Bologna e s'interrompono al momento dell'incontro con l'editor Aldo Tagliaferri e della pubblicazione di "Altri libertini", ho creduto di scorgervi l'applicazione romanzata delle teorie di Girard sulle triangolazioni mimetiche del desiderio. Provata o meno che sia, questa ipotesi di lavoro mi ha condotto all'interno di un laboratorio segreto grazie al quale ho potuto inventarmi un modello, una tradizione letteraria ed editoriale, da tradire creativamente nel corso della mia successiva esperienza. Non ho conosciuto Tondelli, dunque, ma l'ho "riconosciuto" nella figura di editore, scrittore e mentore che io stesso ho elaborato col contributo delle persone che hanno accompagnato fin qui il nostro percorso. Per questo non amo troppo gli anniversari, anche se ne comprendo l'utilità, e mal sopporto certi elogi tardivi dei suoi contemporanei che suonano come altrettante "cerimonie di seppellimento": specie quando riguardano chi è già resuscitato tra i posteri e non perde la capacità, misteriosamente, di lasciarsi interrogare ancor oggi da più prospettive.

 

max collini offlaga disco pax

di Max Collini

(cantante della band emiliana Offlaga Disco Pax)

Ho letto Pier Vittorio Tondelli molto presto, appena dopo l'uscita di “Altri Libertini”. Ero un ragazzino di prima superiore che frequentava il tecnico per geometri  di Reggio Emilia e il mio insegnante di lettere, Marcello Bagnacani, mi consigliò quel libro di un giovane autore di Correggio. Uno delle nostre parti di cui si faceva un gran parlare. Motivato a compiacere il docente andai a comprarlo, non avendo la minima idea di cosa avrei trovato. Restai un poco traumatizzato sia dal contenuto sia dal fatto che proprio un insegnante mi indicasse un testo del genere. Venivo dai quartieri popolari e tenevo i professori in gran conto, la cosa non mi tornava.  Gli aspetti letterari, il linguaggio crudo e il paesaggio umano erano troppo sofisticati per la mia sensibilità di allora, che invece si soffermò solo sulle questioni materiali, sulle parole forti e sulle crude descrizioni sessuali, che mi parvero assai illecite rispetto alla mie normali fantasie, limitate all'ispirazione di qualche pornazzo di contrabbando. Non lo capii, proprio per niente. Anche il secondo tentativo ("Pao Pao") fu disastroso. Tutta quella omosessualità sbandierata ai quattro venti cozzava con la mia ancora (ahimè) non praticata ortodossia etero. Stabilii che Tondelli non era per me, anche se parlava di cose che conoscevo bene, anche se era di qui, anche se avrebbe invece meritato più attenzione. Solo con la raccolta di saggi, articoli e altro denominata "Un weekend postmoderno" mi pacificai, trovando in quel lungo volume il Tondelli cronista e testimone di un'epoca per me formativa e importantissima e infatti è ancora adesso quello che più mi piace di lui. Qualche anno fa mi hanno chiesto di leggere qualcosa di suo a Firenze, in una serata che lo tributava. In quanto conterraneo gli organizzatori mi ritenevano a lui debitore per i miei racconti più  dolenti legati ai primi anni ottanta. Forse è anche vero, ma certamente si tratta di una cosa non voluta: quando ho iniziato a scrivere, all'inizio degli anni zero, non aprivo Tondelli da secoli. Comprai di nuovo "Altri Libertini" che avevo perso in qualche trasloco o prestato a chissà chi, perché volevo riaffrontare la famosa "pera", probabilmente la parte che ne decretò il sequestro provvisorio alla sua comparsa in libreria. Con mia somma sorpresa ho avuto la conferma che, appunto, non ci avevo mai capito molto di quelle letture adolescenti. Colei che nei miei ricordi era “la” Giusy, la tizia che infilava l'ago con la dose di eroina direttamente nel membro di Bibo nelle latrine del "Postoristoro", si rivelava essere un uomo. Nel racconto era sempre declinato al maschile ma nella mia testa di giovane maschio sedicente etero non poteva essere visto come tale. Nella mia memoria era sempre rimasto una donna, nonostante l'evidenza della narrazione. Da qualche tempo ho un progetto di letture dal vivo di autori contemporanei che mi piacciono, soprattutto emiliani. In quelle occasioni Jukka Reverberi dei Giardini di Mirò sonorizza queste letture, tra cui è sempre compresa quella di "Postoristoro", che per me resta una delle cose più dure mai scritte sulla dipendenza e forse tra le più dure mai scritte su qualunque altro argomento. Quando leggo in pubblico quel brano mi tocca dire, e pure amplificate al microfono, più bestemmie di quante ne abbia mai dette in tutta la mia vita precedente.

TRE GIORNI DI INCONTRI DEDICATI A TONDELLI (da qui):

Tondelli

 

I VIDEO:

Un'intervista a Tondelli

 

La puntata di "Cult Book" (Rai3) dedicata a Tondelli

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