Tolleranza e integrazone, Salvatore Veca ad Affari

Giovedì, 7 gennaio 2010 - 17:09:00

Salvatore Veca
Salvatore Veca
"Nel mondo delle guerre e delle violenze, nella società multietnica e pluralista troppo spesso si dimentica il significato della tolleranza. Rappresenta una virtù fondamentale per la storia dell’umanità e per il suo cammino verso la realizzazione della libertà e dell’uguaglianza. Esprime il rispetto della diversità e l'illuministico elogio dell'autonomia della ragione umana. La sua massima manifestazione s’identifica con il rispetto, la minima, con la pacifica convivenza delle diversità". Salvatore Veca, docente di Filosofia politica all’Università di Pavia, commenta con Affaritaliani.it il grado di tolleranza e integrazione della società di oggi. 

"Viviamo in una società in cui convivono atteggiamenti tolleranti e forme di chiusura, quindi anche d’intolleranza, non c’è dubbio. Questa convivenza di fattori è propria delle società che si trasformano notevolmente nel tempo. E’ legata al fenomeno del multiculturalismo. Pensiamo al problema della legalità o il discorso sulla cittadinanza agli immigrati: capiamo che il rapporto tra marginalità e integrazione è ancora profondo e irrisolto. E’ necessario capire cos’è davvero la tolleranza e soprattutto tolleranza di che cosa".

Poi prosegue: "Basta girare nelle nostre città e pensare ai nostri bambini nelle aule di scuola, che sono ormai multicolori, dove ci può essere da un lato un’enorme e straordinaria attenzione, da parte dei maestri e delle strutture, nei confronti di figli di emigranti. Viceversa ci sono delle famiglie che si coalizzano nell’identificare 'gli altri' con qualcosa da cui tenere lontani i propri figli".

"La soluzione sta nella virtù con la quale ci asteniamo dal condannare e conviviamo con comportamenti, scelte, pratiche che noi per primi non accetteremmo. E’ la virtù che permette la convivenza della diversità e questo è fondamentale in una società come la nostra. La sua origine risale ai trattati di pace dopo le guerre religiose europee".

E sui limiti di questa virtù: "La mia tesi è che la tolleranza abbia dei limiti. E’ la vecchia questione: dobbiamo tollerare gli intolleranti? I limiti della tolleranza, ovvero le cose che non si possono umanamente accettare, definiscono la tolleranza stessa. Solo attraverso questo processo si possono avere dei fini benefici per la società. Io ho un termine di paragone per indicare questi limiti: la condizione delle donne, in particolare delle bambine. Non è umanamente possibile accettare il comando maschile su bambine, madri, mogli. Come questo esempio, la società contemporanea ce ne offre molti altri oggettivamente intollerabili. In generale lo è ogni caso di subordinazione arbitraria. E proprio da queste riflessioni deve partire il cammino per una società civile integrata. La chiave è riscoprire i diritti umani in un fronte comune contro il male universale. Solo così sarà possibile ritrovare il vero senso della tolleranza e tutelare la pacifica convivenza delle diversità!"

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