Dall'arte al thè, dalla calligrafia agli ornamenti floreali. Parte a Roma un tour che insegna a diventare la "perfetta geisha"

Mercoledì, 3 giugno 2009 - 11:09:00



Una geisha ci sembra sempre qualcosa di particolarmente lontano dalla nostra mentalità, noi così occidentali e concrete, autonome e padrone del nostro corpo. Vero. Ma siamo distanti dalla realtà della geisha. Non è proprio quello che pensiamo questa strana figura ondeggiante in kimono.

"UNA PERSONA CHE FA ARTE" - Innanzitutto nell’origine del nome, che sta a significare “persona che fa arte”, e quindi non prostituta. A seguire: la geisha è una figura potentissima nel Giappone, e soprattutto la onesan, colei che istruisce la “maiko” (l’apprendista) nelle arti antiche della seduzione, anzi, della compagnia ad un uomo. Quello della geisha (non esiste plurale in questo termine) è un gruppo corporativo fortissimo, e le donne che rimangono in stato interessante sperano tutte che arrivi una femmina, per proseguire la stirpe e la professione. Colte, belle, eleganti, ricche, sanno danzare, cantare, disegnare, suonare, preparare il tè, raccontare.

IL TOUR: "COME SI DIVENTA UNA GEISHA" - Sulla loro figura e sulla poca chiarezza che circonda questa donna così affascinante e misteriosa a Roma (così come già a Milano) è iniziato un vero tour di “come si diventa geisha”, organizzato da Miriam Bendia, autrice di Diario di una maiko (Casadei Libri Editore). Il volume è liberamente ispirato alla vita di una popolare geisha di Kyoto: Naosome di Kamishichiken. Il blog è Occhi da orientale occhidaorientale.wordpress.com/.

"L'OBIETTIVO E' L'IKI, PERFEZIONE PIU' RAFFINATEZZA" - “Per diventare una geisha prima devi essere una maiko. (Mai è la danza, ko è la fanciulla). Solo dopo aver portato a termine l’apprendistato da maiko, si potrà celebrare la cerimonia dell’erikae (letteralmente cambio del collare, nel kimono) ed essere riconosciuta ufficialmente come una geisha ossia un’artista compiuta e perfetta. (Gei è l’arte, sha è la persona). Una geisha persegue l’arte (gei) come vita: se per lei il gei è vita, allora è anche vero che la sua vita deve diventare arte. Levigare la propria esistenza in un’opera d’arte, per quanto possa sembrare un’ambizione elevata agli occhi degli occidentali, è l’idea che sottende alla disciplina di una vera geiko. E nulla lei vuole con più convinzione: desidera divenire l’incarnazione vivente dell’Iki (perfezione e raffinatezza). Tradizionalmente quella della geisha è l’unica professione che richieda un tirocinio più lungo di quello di un medico, con materie che vanno dalla musica alla danza e al teatro, dal trucco alla letteratura e alla poesia, dal cerimoniale tradizionale all’etichetta giapponese, dalla cultura generale ai più vari argomenti di conversazione: se è sempre discreta, infatti, la più raffinata delle compagnie femminili non può permettersi nessuna lacuna culturale.

DAL TRUCCO AL TE', DALLA CALLIGRAFIA AGLI ORNAMENTI FLOREALI - Ognuna delle dieci lezioni del corso è dedicata ad una materia in particolare, cominciando dalla scuola di trucco oshiroi, che è assai più complicata della cosmesi di tipo occidentale, e passando alla cerimonia del tè (sadoh), all’arte della calligrafia (lo shodo) e a quella di disporre i fiori (ikebana), alla gastronomia, con tutta la gamma di dolci e bevande nella realizzazione dei quali una vera geisha deve essere espertissima, alla conoscenza dei tessuti per il kimono, degli ornamenti floreali per le complicate acconciature (hana kanzashi), del portamento, definito in ogni minimo gesto e situazione, e di tutti quei dettagli che allontanano una geisha da una oiran (prostituta d’alto bordo).

LA DIFFERENZA CON LE OIRAN - La geisha infatti si distingue radicalmente dalle oiran, a cominciare dal modo di portare l’obi (la fascia di seta rigida da avvolgere intorno al kimono) che viene stretta dietro invece che davanti come usano fare le cortigiane (del resto una donna costretta a togliersi quella fascia numerose volte, durante la notte, non può certo perdere tempo a legarsela dietro la schiena). In queste dieci lezioni, ovviamente, vengono impartiti solo i primi rudimenti di una conoscenza che, a Kyoto, richiede la frequenza di una scuola speciale della durata di cinque anni. Ad ognuna delle partecipanti sarà inoltre fornita una consulenza personalizzata per approfondire il proprio percorso individuale”.

di Monica Maggi

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