La vita inaspettata, il nuovo libro di Telmo Pievani. INTERVISTA
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Il concetto di verità è cambiato per sempre. L'intervista al filosofo Telmo Pievani Creazionisti contro Evoluzionisti. L'intervista a Telmo Pievani. La polemica parte dal Cnr |
Se una sorprendente concatenazione di accidenti ecologici non si fosse verificata, noi non saremmo qui. Lo stesso vale per la nascita di piante e animali nel Cambriano, per l’estinzione dei dinosauri e la successiva fortuna dei mammiferi: in sintesi, per tutto ciò che ci ha permesso di diventare umani. Siamo dunque figli di una radicale contingenza storica, il processo evolutivo resta intrinsecamente imprevedibile ma proprio la contingenza e l’imprevedibilità del nostro divenire evolutivo, e non le deleghe a fondamenti esterni, sono il sostegno di virtù morali e vita autentica. Così l'essere umano si è fatto strada in una natura che non perde occasione di schiacciarlo, facendogli provare il senso della solitudine nell'Universo. Nel libro La vita inaspettata il filosofo della scienza Telmo Pievani, esperto di evoluzionismo e darwinismo, ricorda che la comparsa degli organismi viventi è stata un fenomeno inatteso e ne ricostruisce la storia evolutiva come un intrico di biforcazioni privo di direzioni privilegiate, sicché anche l'animale uomo si rivela tutt'altro che l'eccezione animata dalla scintilla divina. Proprio in questo modo si conquista una rinnovata solidarietà con tutta la "rete del vivente", come la chiamava Charles Darwin, senza nessuna concessione a fondamentalismi e superstizioni.
L'INTERVISTA
Quali riflessioni l’hanno portata a scrivere questo libro?
L’idea della contingenza e dell’imprevedibilità della storia evolutiva è sempre stata al centro dei miei studi. Il progetto del libro è nato quando, lavorando sull’evoluzione dei sistemi di credenze insieme a Vittorio Girotto e Giorgio Vallortigara, ci siamo imbattuti nelle difficoltà cognitive che la nostra mente deve superare per accettare spiegazioni basate non su fini, intenzioni e progetti, ma su un mix di leggi generali e di dettagli contingenti che non contemplano alcun “disegno”. Nello stesso momento, da una pluralità di linee di ricerca in ambito evoluzionistico (che descrivo nei primi due capitoli) emergeva sempre più forte la sensazione che la contingenza abbia avuto un ruolo cruciale nella nostra storia naturale, in particolare nell’evoluzione umana recente. Era tempo di dedicare alla
contingenza un volume e di darle una veste narrativa, perché riguarda la grande domanda “da dove veniamo?” ed è un terreno di storie bellissime.
Il tema della solitudine dell’uomo a quali altre riflessioni ci porta riguardo alla società in cui viviamo, anche in riferimento agli avvenimenti dell’attualità?
In realtà il primo capitolo si intitola “La solitudine è un’invenzione recente”, perché come specie umana siamo rimasti da soli su questo pianeta da poco tempo, qualche decina di migliaia di anni soltanto (su scala biologica, un battito di ciglia). Quindi per gran parte della nostra storia di ominidi siamo stati in compagnia di molti altri cugini, dentro un albero ramificato di forme diverse, con soluzioni adattative e cognitive differenti. La nostra è una storia di diversità e di esplorazioni di possibilità, da sempre, e anche Homo sapiens deve la sua fortuna alla capacità di essersi
diversificato in popolazioni che hanno sviluppato culture e adattamenti peculiari. Ora come specie siamo soli, ma non dovremmo dimenticare che facciamo parte di una comunità di destino insieme a tutti gli altri organismi, dai quali spesso dipendiamo ma che non smettiamo di sterminare di anno in anno.
L'evoluzionismo in che direzione va? Quali potrebbero essere le scoperte del domani in questo ambito?
Il programma di ricerca evoluzionistico è in costante aggiornamento e adesso siamo entrati in una fase di grande rinnovamento perché si affollano nuove scoperte e interi campi di indagine vengono ristrutturati, come è giusto che sia in una scienza viva e in espansione. Il nocciolo esplicativo centrale resta quello neodarwiniano, ma settori affascinanti come la biologia evoluzionistica dello sviluppo (che studia i geni “architetti” dei piani corporei degli animali), l’epigenetica (che studia le variazioni nei meccanismi attraverso i quali i geni interagiscono con il macchinario cellulare e con il fenotipo degli organismi), ma anche l’ecologia e la nuova sistematica, stanno imponendo una revisione e un’estensione dei fattori che producono il cambiamento evolutivo. Qualcuno parla di una imminente “nuova sintesi evoluzionistica estesa”. E poi ci sono ambiti di ricerca che promettono scoperte esaltanti, come il sequenziamento su vasta scala dei genomi e la biologia sintetica.
Che cosa le 'piace' della teoria evoluzionista a livello emotivo, cioè la vive come un incoraggiamento al genere umano, un invito a vivere la propria esperienza come qualcosa di irripetibile?
Certamente, è proprio così. La contingenza della nostra storia evolutiva di primati di grossa taglia contiene a mio avviso un insieme di messaggi che, pur rispettando il loro contesto scientifico di riferimento, possono ispirare considerazioni filosofiche ed etiche fondamentali. La contingenza è per definizione antitotalitaria, perché ci dice che non esiste una “logica” necessaria della storia, valida una volta per tutte, che possa essere sottomessa a tentativi di ingegneria politica. La contingenza è ironica, dissacrante, ci insegna un sentimento di appartenenza alla natura dalla quale proveniamo (se non siamo speciali, non siamo nemmeno più soli nella nostra siderale differenza), ci emancipa da deleghe esterne provvidenzialistiche perché consegna il senso delle scelte alla nostra libertà e al contempo alla nostra responsabilità. Ispira un’attitudine di umiltà evoluzionistica, perché anche noi siamo i sopravvissuti di eventi contingenti e abbiamo ereditato la Terra da specie spazzate via da catastrofi per le quali non avevano alcuna colpa. Ci consiglia poi di non credere troppo in chi fa previsioni deterministiche su ciò che succederà alla specie umana nel futuro, perché il futuro appartiene al dominio delle nostre decisioni e nessuna “necessità” ce lo può rubare.
Mi sono soffermata sulla bella dedica ai suoi figli (presumo), quali sono le domande a cui non sa rispondere che attende con più emozione?
I miei tre bimbi chiedono sempre il perché dei perché, come tutti. Ed è giusto così. Ma dopo un certo “perché” la scienza si deve fermare e dico loro che dovranno farsi un’opinione in base alle conoscenze che matureranno da soli. Però mi piacerebbe convincerli che non c’è niente di più bello per un essere umano, nell’unica vita che ci è concessa, dell’imparare a capire un po’ di più i sistemi naturali in cui è immerso, da quelli più vicini (le specie che abitano il tuo giardino) a quelli più lontani (alzando gli occhi verso il sistema solare), e farsi domande sul loro significato.
E come risponderebbe non sapendo le risposte?
Penso che la risposta “buona domanda: ancora non lo sappiamo!” abbia un discreto valore educativo, perché denota che la scienza e più in generale le nostre conoscenze hanno un limite, che è bene dubitare di chi ha risposte preconfezionate buone per tutte le stagioni e tutti i pulpiti, e soprattutto che ciò che conta è formulare buone domande piuttosto che rifugiarsi in consolanti risposte e smettere di pensare.
Virginia Perini



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