Tagli allo spettacolo, l'appello di Stefano Accorsi

Lunedì, 20 luglio 2009 - 15:10:00

Stefano Accorsi
Stefano Accorsi
"Giusta e importante". Così Stefano Accorsi, definisce la manifestazione di lunedì pomeriggio davanti a Montecitorio contro i tagli del Fus, alla quale non potrà partecipare perchè impegnato sul set di Baciami Ancora, il sequel dell'Ultimo Bacio, che Gabriele Muccino sta girando a Roma.

"Avrei voluto partecipare ma sono sul set del film di Muccino tutto il pomeriggio" spiega Accorsi al quale sta molto a cuore la questione dei tagli al Fondo Unico della Spettacolo. "Spero ci sia - dice l'attore - un immediato ripensamento sui tagli e che si apra un dialogo con tutte le categorie. Non abbiamo messaggi incoraggianti ma è importante tentare di dialogare". Secondo Accorsi "annunciare dei tagli, in modo così generico, al Fus non può che nuocere al mondo dello spettacolo che è composto da 200-240 mila persone circa. A rimetterci alla fine sono sempre i più deboli e i più piccoli. Se si deve migliorare la gestione di questi soldi la soluzione migliore è incontrare i lavoratori dello spettacolo. Bisogna che il ministro dei beni culturali, Sandro Bondi, incontri le varie categorie e che ci sia un ministro dell'economia in ascolto".

"Bisogna- continua Accorsi - ripensare una legge quadro. Luca Barbareschi e Gabriella Carlucci si stanno dando molto da fare in questo senso. Vanno prese iniziative in sinergia. Tagliare non vuol dire nulla, sembra quasi punitivo".

"Le somme sono dello 0,1-0,2 del Pil, cifre irrisorie rispetto alla nostra nazione ma importanti per lo spettacolo". In particolare, "il cinema tocca il 18% del Fus e chi ci rimette sono le opere prime o i film come Gomorra o il Divo che non si sarebbero potuti fare. È invece grazie a questi film, che hanno vinto importantissimi premi e sono stati venduti in tutto il mondo, che il cinema italiano sta rinascendo e io che vivo in Francia lo posso dire". Ma, continua l'attore, "se sul nascere si tagliano le gambe ai nuovi progetti diventa sempre più difficile fare cultura in Italia. Tagliando i soldi allo spettacolo chi ci perde è il pubblico. Gomorra è un film che è un investimento, non una spesa. Investire in cultura vuol dire stare vicini al proprio popolo".

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