Strega/ Petrocchi: "Non più rinviabile l’addio al voto vitalizio e l’adozione di un sistema di rotazione tra i giurati"
| SPECIALE STREGA 2011/
L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT/ DESIATI SCHERZA SUL CONFLITTO D'INTERESSE ALLO STREGA...
LO SPECIALE
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di Antonio Prudenzano
![]() Petrocchi |
"Chi fa un premio letterario vuole solo che ogni anno sia attribuito a un buon libro, possibilmente il migliore dei concorrenti. Ma non è un sogno: è un impegno concreto di lavoro. Quanto alle polemiche, rendono più imprevedibile la lettura delle terze pagine, per questo un po’ le sopportiamo e un po’ piacciono a tutti noi che la mattina cominciamo da lì la lettura del quotidiano".
Il regolamento dello Strega verrà cambiato in corsa per dare un premio alla carriera ad Arbasino, al quale, come lo stesso scrittore ha fatto sapere, tale eventualità non dispiacerebbe?
"Posto che Alberto Arbasino lo meriterebbe più di chiunque altro, lo Strega non ha mai assegnato premi alla carriera e vorrei provare a spiegare perché. Ci sono premi che vengono attribuiti da giurie ristrette e estremamente prestigiose, penso al Booker Prize per esempio. Il premio Strega invece non viene, diciamo così, fatto cadere dall’alto, ma è assegnato da un corpo elettorale ampio, gli 'Amici della domenica', composto da donne e uomini di cultura: lettori attenti e assai versati nella narrativa contemporanea, ma lettori, non super-esperti. Ci sono naturalmente i maggiori scrittori, critici letterari e giornalisti, oltre a moltissimi studiosi di vaglia nel campo delle humanities, ma il loro voto vale quanto quello dei registi e attori di cinema e teatro, dei musicisti e degli architetti che sono nella giuria. Giuria che tra l’altro viene completata da vari voti collettivi e dall’anno scorso da trenta “lettori forti” che cambiano di anno in anno, scelti dalle librerie associate all’ALI fra i loro clienti più affezionati. Naturalmente questo meccanismo presuppone che l’autore accetti di mettersi in gioco sottoponendosi al giudizio dei 430 aventi diritto di voto".
Sempre restando ad Arbasino, prima che lo scrittore comunicasse la propria rinuncia a partecipare alla gara, alcuni giornali hanno scritto che la Fondazione Bellonci avrebbe chiesto alla Adelphi di candidarlo. Conferma?
"Abbiamo parlato con Adelphi come con moltissimi altri editori. Antonio Pennacchi direbbe che se sei un verduraio vai dal contadino a rifornirti di pomodori".
Intervistato ieri da Affaritaliani.it (vedi box in alto a destra, ndr), Mario Desiati ha scherzato sul possibile conflitto d'interesse che si è venuto a creare, visto che lo scrittore pugliese (candidato Mondadori) è anche direttore editoriale della Fandango, e che Nesi (candidato Bompiani) è a sua volta socio Fandango (inoltre, Nesi è presentato da due Amici come Sandro Veronesi, altro socio Fandango, e Antonio Pennacchi, autore Mondadori vincitore l'anno scorso e quest'anno presidente del seggio).
"Aspetti, mi sono perso tra tutti questi 'chi è chi'. A me sembra che ci siano scrittori che concorrono (ed erano scrittori anche prima di diventare editori o funzionari editoriali) e altri scrittori che li presentano, non mi sembra strano. E comunque non trascurerei altri fattori, come la comune militanza nel tifo juventino di Desiati e Veronesi".
Come giudica la rinuncia della Rizzoli?
"Una legittima scelta aziendale. Faccio notare che da almeno dieci anni, Rcs sceglie di partecipare al premio sostenendo come gruppo un solo autore fra quelli pubblicati da Rizzoli o Bompiani. Uno dei due editori, alternativamente, non concorre (fatta eccezione per l’anno scorso, com’è noto)".
E' in scadenza il mandato di Tullio De Mauro, direttore della Fondazione Bellonci (in ogni caso il linguista resterà in membro del direttivo. Le due cariche, infatti, sono indipendenti, ndr). Quando sarà presa la decisione sulla sua eventuale riconferma, da molti data per scontata?
"Ne daremo notizia nei prossimi giorni".
Qualche settimana sono stati resi noti i risultati di un'indagine demoscopica sui premi letterari italiani, realizzata da AstraRicerche per conto della Fondazione Il Campiello) . Tra i dati emersi (qui l'indagine completa), ce ne sono alcuni che riguardano anche il confronto con lo Strega: "(...) Il Campiello stravince sia per serietà e validità (per il 55% è sicuramente il migliore e per il 32% risulta a pari merito con altri premi), sia per autonomia e indipendenza (53% senza pari e 29% come alcuni dei concorrenti). (...) Su due terreni il Campiello non ha leadership: la visibilità e la comunicazione (per il 16% imbattibile, per il 44% equipollente ma per il 32% perdente a confronto con lo Strega) e l'utilità per le vendite dei libri, specie di quelli entranti nella cinquina dei finalisti (se il 21% reputa il Campiello pure qui primo e il 29% lo posiziona alla pari con un concorrente, ben il 37% sostiene che il Premio Strega garantisce un ritorno maggiore agli Editori e agli Autori". In sostanza il Campiello sarebbe più indipendente dello Strega, ma offrirebbe meno visibilità. Petrocchi, cosa pensa di questa ricerca?
"Se non ho capito male la ricerca si basa sulle opinioni che il campione ha espresso in relazione a cose come visibilità, indipendenza, incidenza sul mercato dei due premi. In effetti non so se sono in grado di sostenere una disputa sulla differente sussistenza ontologica delle cose percepite e reali (un po’ come con i bollettini meteorologici in estate, ormai non si sa più se dare retta al termometro!). Un paio d’anni fa ricordavo sul Corriere della sera che il rapporto tra il numero di edizioni disputate e quelle vinte dall’editore più premiato (Mondadori) è analogo per i due premi, lo stesso dicasi per il rapporto tra le vittorie dei due editori più premiati (Mondadori e Rizzoli, vedi caso gli stessi in entrambi i premi). Le cose oggi non devono stare molto diversamente, visto che allo Strega in questi due anni si sono affermati autori pubblicati da Einaudi (2009) e Mondadori (2010), mentre al Campiello hanno prevalso autori targati Mondadori e Einaudi… In ogni caso, preferisco restare concentrato sui meccanismi di funzionamento dello Strega, continuare ad analizzarli e fornire dati al Comitato direttivo che potrà prendere in considerazione eventuali ipotesi di miglioramento. Per esempio credo che un’età media degli'Amici della domenica' di 67,3 anni (a fronte di un ingresso in giuria a circa 50 anni, uguale all’età media attuale dei parlamentari italiani) renda a mio avviso non più rinviabili l’abbandono del voto vitalizio e l’adozione di un sistema di rotazione tra i giurati".



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