"Street art, Italia svegliati fai come gli USA". Ad Affari il critico Ivan Quaroni
di Maria Teresa Melodia
|
|
![]() Ivan Quaroni |
Street art
, tanti ne parlano, ma il fenomeno è più profondo di quello che appare. Non si tratta di una corrente momentanea, ma di un linguaggio molto affermato negli Usa e ancora poco valutato in Italia.Ivan Quaroni è giornalista, critico e curatore, oltre che auditor presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2008 ha pubblicato il volume "Laboratorio Italia. Nuove tendenze in pittura" (Johan & Levi editore).
Nel 2009 ha curato la sezione italiana di Prague Biennale. Nell'intervista ad Affari Quaroni offre un quadro di questa nuova tendenza dell'arte contemporanea in continua espansione.
Quaroni, cosa ne pensa del fenomeno della street art?
"E' interessante, ed è strano che se ne parli molto oggi a circa 30 anni dalla sua nascita. Personalmente sono favorevole alla street art, come elemento di contaminazione di linguaggi. E' sempre molto stimolante quando l'arte si apre alle sfere limitrofe, che possono spaziare dal fumetto al graphic design".
Tra i suoi colleghi, curatori e galleristi, com'è vista questa forma 'alternativa' di arte?
"Le porte alla street art si sono aperte in Italia a partire dalla mostra organizzata nel 2007 al PAC di Milano, 'Street Art Sweet Art', appoggiata e sostenuta da Vittorio Sgarbi. Tra i critici Chiara Canali studia e tratta la materia, ma tra i professionisti che lavorano nel sistema-arte sono pochi quelli che se ne interessano. Non è un fenomeno ancora diffuso".
![]() I 'panettoni' di PaoPao |
Se ne dovrebbe parlare di più?
"Il punto è che se ne parla anche troppo, ma nei termini sbagliati. La street art fa sempre notizia quando il comune emette una nuova ordinanza o quando balzano alle cronache episodi di illegalità. Eppure ci sono artisti bravi, basta pensare a Blu, Microbo, Erica il cane, che però espongono e lavorano soprattutto all'estero, al di fuori dei confini nazionali".
![]() I 'bobbies' di Bansky |
L'Italia è in ritardo nel comprendere la street art?
"Non è che siamo in ritardo, ma rispetto agli States, dove il fenomeno è nato, i numeri sono ben diversi. Infatti negli USA gli street artist sono molti di più e soprattutto sono inseriti in un sistema, ciò che manca qui da noi. Per esempio in America c'è una rivista di ottimo livello, Juxtapoz, terzo magazine di arte e cultura più venduto oltreoceano, che tratta non solo di writing, ma anche di illustrazione, grafica e arte più in generale, tattoo e molto altro ancora. Insomma, ritornando all'Italia, noi abbiamo i numeri italiani...".
Da un punto di vista economico la street- art muove somme significative?
"Sì e ci sono gallerie d'arte molto interessanti che trattano opere di artisti- writer. A Milano c'è Patricia Armocida, a Modena la galleria D406 che vanta tra i propri artisti il bravo Erica il cane e poi a Firenze la Galleria Biagiotti pone attenzione verso altri nomi. Insomma, anche dal punto di vista economico, l'arte di strada ha delle potenzialità che possono crescere ancora molto".



Commenti
Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.























