Stefano Quaglia racconta "Il tartufo e la polvere" (Marcos y Marcos) in anteprima ad Affaritaliani.it. L'INTERVISTA
| LEGGI L'ESTRATTO |
di Antonio Prudenzano
Ogni tanto ci vogliono libri come "Il tartufo e la polvere" di Stefano Quaglia, in libreria dal 5 novembre per Marcos y Marcos. Piccoli romanzi senza troppe pretese (indubbiamente questo uno dei meriti principali del testo in questione, in un tempo in cui tanti, quasi tutti, e con risultati non sempre felici, fanno a gara per mettere su carta il senso profondo della vita e dell'umanità e anche di più, se possibile!), che si leggono d'un fiato, anche grazie a una simpatica voce narrante, che in spiritosa e guizzante terza persona gode nell'ironizzare sui personaggi e sulle situazioni raccontate, e a uno stile 'parlato' che ricorda il primissimo Tondelli. E già questo basterebbe...
![]() Stefano Quaglia |
![]() La copertina |
Allora diciamolo chiaramente: Stefano Quaglia, pubblicitario e produttore cinematografico classe '63 (è nato a Novi Ligure, si è spinto fino a Genova 'per studiare il modo di diventare un letterato, e senza sapere come, si è ritrovato a Milano a fare altro', o almeno così dice...), non ha nessuna intenzione di raccontare la povera Italia che di giorno in giorno sprofonderebbe al nostro fianco (come se avesse appena iniziato a farlo), ovviamente attraverso la metafora del giallo. No, al nostro interessano (molte) altre cose. Solo apparentemente meno 'importanti'. La sua missione è far godere il lettore, divertirlo con uno stile che ti conquista e una storia che non ti crea troppe ansie, ma che ha comunque il merito di farti scoprire personaggi che nel bene e nel male non possono non risultarti simpatici.
Ma, a proposito, di che storia stiamo parlando? Questo è un giallo che odora (o 'puzza', come direbbe l'ispettore Arnaboldi) di tartufi, pregiati tartufi d'Alba per la precisione. C'è un morto, Bosko Sadik, macedone, che viene ritrovato soffocato da un tartufo proprio sui gradoni di piazza Duomo, a Milano. E' novembre, e Arnaboldi viene catapultato nelle Langhe, a indagare ma, soprattutto, a scoprire un piccolo mondo che, in un certo senso, saprà conquistarlo piano piano. E le indagini? Calma, prima l'ispettore si deve godere la 'vacanza' e, a proposito, sentite cosa risponde alla collega "secchiona" che lo rivuole subito a Milano, visto che la trasferta sembra non portare risultati concreti: "Dell'indagine onestamente non ci sto capendo un cazzo, anzi si capisce sempre meno, ci sono gli albanesi, i macedoni e adesso i giapponesi, sembra di stare in una barzelletta. Succedono più cose qui che a Milano...". Che simpatico, Arnaboldi! Come si fa a non dare un bel(lissimo) voto a un libro così?
L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT A STEFANO QUAGLIA
Quaglia, quanto si è divertito scrivendo "Il tartufo e la polvere"?
"Moltissimo, lo ammetto!".
Lo stile del libro è molto particolare...
"Nel mio libro lo stile è fondamentale. Lo si capisce sin dalle prime pagine: questo non è certo un romanzo che si prende sul serio. Ho cercato di essere il più diretto e immediato possibile. E poi, lo stile leggero si adatta all'idea che mi sono fatta del mondo che ruota intorno ai tartufi. Credo che ci sia, ed è l'aspetto più divertente, una sopravvalutazione di questa che in fondo è solo una patata!".
(Segue/ Il resto dell'intervista, tra tartufi, omicidi e letteratura noir...)



Commenti
Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.





















