Roberta Capua - Luisa Corna: seduzione a colpi di sms
Intervista doppia di Affaritaliani.it alle due conduttrici sull'amore nell'era 2.0: un loro contributo sull'argomento è pubblicato nel libro "Solo Mio Sarai, corteggiamento e galateo nell'era degli SMS" di Anna Carmen Lo Calzo
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Roberta Capua - Luisa Corna: seduzione a colpi di sms. L'intervista doppia di Affaritaliani.it
Di Maria Carla Rota
Che rapporto ha con gli sms?
Corna: "Fanno parte della mia quotidianità, così come per la maggioranza delle persone. Sono un veicolo veloce per comunicare con gli altri". Capua: "Ormai sono entrati di prepotenza nella vita di tutti. Veloci ed economici, vanno benissimo per le comunicazioni "di servizio", ma non bisogna farne un uso smodato. Io non amo mandare sms chilometrici. E anche in amore, credo non si debba esagerare".
Appunto: si può corteggiare via sms? Il primo sms è davvero così importante perché una donna possa capire la personalità di un uomo, come sostiene l'autrice nel libro? Corna: "Non è così facile analizzare un messaggio, bisognerebbe essere esperti. Credo che dal modo di scrivere si possano intuire varie cose, ma non tutto sicuramente. Anche perché ci sono tanti fattori, come la timidezza, che incidono sul linguaggio". Capua: "Il primo sms dice molto, perché metti tutto te stesso quando scrivi e così si delinea la personalità. Ma non sarei categorica o troppo severa nel giudizio".
Le è mai capitato di essere corteggiata via sms? Capua: "Sì, l'ho sempre considerato più che altro un gioco. Le cose importanti vanno dette guardandosi negli occhi".
Passando alla vita lavorativa, che progetti ha? Capua: "Non ho niente di imminente, continuo a godermi la maternità. Ma, fermo restando che al primo posto c'è mio figlio, ho dei bei progetti in vista per il 2012".
Chi e che cosa guarda in tv? Capua: "Sono bravissime conduttrici la Marcuzzi, la Panicucci, la Cabello e la Ventura. Tra gli uomini, Gerry Scotti. Il problema attuale della tv sta nei format, troppo ripetitivi. Bisognerebbe osare di più, sperimentare, lanciarsi in nuovi generi. I canali satellitari, devo dire, già lo fanno: sanno rielaborare i contenuti in modo originale. Prendiamo un programma come MasterChef: la cucina è un ingrediente della nostra tv ormai da anni, ma loro hanno saputo reinventarlo in modo brillante. Non amo, invece, i programmi in cui c'è un'ostentazione esagerata dei sentimenti e del lato privato, personale. In questo senso meglio i talent show dei reality show".
Desideri da realizzare in campo lavorativo? Il festival di Sanremo, magari, da cantante o da conduttrice? Capua: "Tutti pensano subito alla conduzione di Sanremo, ma è una chimera praticamente irraggiungibile, alla portata solo di qualcuno. Direi di no. Un format che mi permette di essere me stessa è il talk, quello mi piacerebbe". |
L'autore
Anna Carmen Lo Calzo, modella di fama internazionale, musa ispiratrice di stilisti come Gianfranco Ferrè e Missoni, protagonista di numerosi spot pubblicitari, archiviate le sfilate e i servizi fotografici in giro per il mondo, oggi è giornalista pubblicista ed esperta di comunicazione.
Solo Mio Sarai, corteggiamento e galateo nell'era degli SMS
di Anna Carmen Lo Calzo
Collana PinkGeneration
Morellini editore
142 pagg, 9,90 euro
Il 15 Luglio del 1987, il giorno del mio ventesimo compleanno, il mio fidanzato mi regalò il primo telefonino. Erano già trascorsi più di due anni da quando il telefono cellulare si era affacciato sul mercato italiano, ma mi sentii una privilegiata a possederne uno, perché a quell'epoca era ancora un prodotto per pochi. Il mio primo telefonino era uno strumento che pesava più di 500 grammi ed era dotato di un grosso antennone centrale, ben diverso dai piccoli e molto più sofisticati modelli che si sono rapidamente susseguiti. Non era molto comodo da portare in giro. In quegli anni viaggiavo molto e quel telefonino nel giro di pochi giorni mi cambiò letteralmente la vita. Mi accadeva quotidianamente di mostrarlo come fosse un gioiello raro alle persone che ancora non lo possedevano o non lo conoscevano e che rimanevano affascinate da un prodotto che divenne presto l'oggetto dei desideri e lo status symbol di milioni di italiani e di miliardi di persone di tutto il mondo!
Sono passati quasi 25 anni, sono arrivati gli smartphone, i tablets e io da quel 15 Luglio ho seguito il progresso della tecnologia e ho cambiato circa un cellulare all'anno. Sembra che oggi nel mondo circolino circa 4 miliardi di cellulari, e più di I miliardo sarebbero gli smartphone. Anche io ne posseggo uno, ma lo utilizzo al 50% delle sue potenzialità perché, se da una parte sono attratta dall'innovazione, dall'altra rimango attaccata alle vecchie cose e alle vecchie abitudini. Ad esempio, ho un vecchio telefonino al quale sono molto affezionata che porto sempre con me perché mi aiuta nel momento del bisogno, come quando il device di ultima generazione si scarica perché la sua batteria dura meno di quella del suo antenato!
Caro cellulare, è arrivato il momento di celebrarti! Sei parte di me, da (ivando ti posseggo non ho mai pensato di uscire di casa senza di te; non so se questo sia un bene, ma è così... Mi hai seguita ovunque, a parte episodi di mancanza di campo (fino a non molto tempo fa di luoghi offline ce n'erano ancora parecchi!), non mi hai mai abbandonata e mi hai sempre fatto sentire sicura: da sola in macchina, di notte, al parco a fare jogging, in mezzo al mare, in cima alle montagne, dall'altra parte del mondo... Grazie cellulare, mi hai proprio cambiato la vita!

Grazie cellulare, ma che ne è di noi?Il cellulare è nato inizialmente come strumento tecnologico pensato per i liberi professionisti e per il lavoro, ma ben presto è diventato l'oggetto della libertà per chiunque abbia voluto acquisire il privilegio di telefonare e di ricevere telefonate quando, come e da dove vuole. Ma chi si è mai limitato a usarlo veramente per puro bisogno?
Possederne uno ci ha fatto girare la testa perché l'utilizzo del telefonino è diventato sempre più morboso e nello stesso tempo i cellulari sono diventati sempre più accessoriati e sofisticati. Le aziende hanno capito il meccanismo, cavalcando l'onda della nostra dipendenza, hanno sfornato cellulari che fanno di tutto e di più e in questo modo ci hanno costretti a cambiarli continuamente per non sentirci out. Ormai i modelli basici li hanno solo i bambini, quelli molto piccoli, oppure gli anziani che non si vogliono aggiornare. Quando sfodero il mio vecchio modello basico con la batteria che dura all'infinito, mi capita di sentirmi chiedere:"È il muletto questo, vero...?".Ti guardano male, senza lo "smartphone" o il "tablet" ormai sembri di un altro pianeta!
Dimmi che cellulare o smartphone o tablet hai e ti dirò chi sei... Pare che tutti ormai ne possiedano almeno due, evidentemente uno non basta a gestire le nostre vite... Certo, così siamo reperibili ovunque, possiamo ,affrontare meglio un imprevisto, un'emergenza, i cambi di programma improwisi, ma questi strumenti ormai sono diventati un'appendice digitale senza la quale siamo incapaci di intendere e di volere. Li usiamo e ne abusiamo senza un limite, senza di loro non percepiamo più la nostra identità.
Vi è mai capitato di partire, magari per una vacanza, con qualcuno che ha dimenticato a casa il "mezzo" o i "mezzi"? La sindrome dell'abbandono in confronto non è nulla, una crisi di astinenza ancora meno! A me è successo di partire per un viaggio con una persona che dimenticò il cellulare e se ne accorse poco prima di arrivare in aeroporto e la scena fu: disagio, incapacità di connettersi alla realtà, sguardo fisso e richiesta al tassista con fare isterico di fare dietro front per tornare a casa. Perdemmo il volo, owiamente, ma la persona in questione era una cara amica da poco fidanzata dopo anni da single e non fui capace di arrabbiarmi.Addio weekend per un matrimonio in Irlanda in nome dell'amicizia, ma se fossi stata con un uomo sarei partita da sola! Uno che perde l'aereo per un weekend romantico per inseguire il cellulare, è giusto che stia a casa ed è altrettanto giusto che l'altra persona fugga!
Per chi invece è indipendente e assolutamente capace di spegnere o di lasciare il telefonino nel cassetto, la vita, ahimé, non è facile lo stesso! Se possiedi un cellulare o uno smartphone o un tablet, li devi portare con te 24 ore su 24, altrimenti rischi il processo per direttissima. La domanda è sempre la stessa: "Ma allora, che ce l'hai a fare?". E quando finalmente ti trovano, parte l'inquisizione:"Dov'eri? Perché non rispondevi?". Sul display 24 chiamate senza risposta! Le energie da impiegare per far capire che "non è come sembra" diventano infinite... Insomma, ti rendi attaccabile da tutte le parti e allora... meglio cedere ed essere device-dipendenti?


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