Simone Weil e Jeanne Hersch, la filosofia contemporanea è donna

Venerdì, 22 gennaio 2010 - 15:26:00

SIMONE WEIL

D'origine polacca (da parte materna) e lituana (da parte paterna), la sua famiglia ebrea si trasferì a Ginevra prima della sua nascita. Il padre, Liebmann, fu professore di demografia e statistica all'Università di Ginevra, la madre, Liba Lichtenbaum, era medico. Jeanne Hersch, dopo aver studiato a Ginevra, andò a specializzarsi a Heidelberg e a Friburgo, dove ascoltò le lezioni di Heidegger, per poi continuare gli studi a Parigi. La sua tesi di laurea (1931), su Les images dans l'oeuvre de Bergson (Le immagini nell'opera di Bergson), la mise in contatto con il filosofo francese, che ne rimase molto colpito; ma il suo vero maestro fu Karl Jaspers, di cui fu assistente e traduttrice in francese. Nel 1936, aveva già scritto la sua prima opera d'una certa estensione e importanza, L'illusione fiilosofica, che uscì in tedesco venti anni dopo, con una lusinghiera introduzione di Jaspers. Un'altra opera fondamentale del periodo è L'être et la forme (Essere e forma), del 1946. Dopo aver insegnato qualche tempo negli Stati Uniti (quando le leggi razziali le impedivano di insegnare in Europa), tornò appena possibile a Ginevra, dove insegnò dal 1947 al 1977, trenta lunghi anni di formazione per centinaia di studenti che hanno studiato nella città dotta di Rousseau e Calvino. Bisogna ricordare anche e almeno Idéologies et réalités (Ideologie e realtà), del 1956. Nel 1966 viene chiamata dall'Unesco a dirigere la divisione di filosofia e a raccogliere le voci di pensatori e scrittori in Le droit d'être un homme (Il diritto d'essere un uomo, 1968), altro testo fondamentale, sia pure come curatela. Nel 1970 fu la rappresentante della Svizzera nel Consiglio esecutivo dell'Unesco. È stata anche scrittrice di racconti (raccolti in La nascita di Eva) e di un romanzo (Primo amore).

JEANNE HERSCH

Figlia di un medico ebreo e sorella minore del matematico André Weil, Simone Weil nasce il 3 febbraio 1909 a Parigi. Soffre, fin dall'adolescenza, di forti e ricorrenti emicranie.Fra il 1919 e il 1928 studia in diversi licei parigini, dove ha come professori di filosofia René Le Senne e Alain. Ammessa all'École Normale Supérieure, nel 1931 vi supera l'esame di concorso per l'insegnamento nella scuola media superiore. Insegna filosofia fra il 1931 e il 1938 nei licei di varie città di provincia (Puy, Auxerre, Roanne, Bourges, Saint-Quentin). Al Puy, suo primo luogo d'insegnamento, provoca scandalo distribuendo lo stipendio fra gli operai in sciopero e guidando la loro delegazione in municipio. È l'inverno 1934-1935: desidera conoscere la condizione operaia nella sua terribile monotonia e dipendenza. Inizia a lavorare nelle fabbriche metallurgiche di Parigi; si reca in Portogallo dove osserva la miseria dei pescatori. Nel 1936 va a combattere con i repubblicani nella Guerra civile spagnola. Ma, vittima di un incidente, torna a Parigi. Nel 1937, mentre viaggia, ammalata, per l'Italia, si inginocchia in una chiesa di Assisi, sentendosi trascinata da una forza irresistibile. Iniziano le sue esperienze mistiche, che proseguono nel 1938 quando trascorre la pasqua a Solesmes. Ma non si decide a entrare nella Chiesa Cattolica per timore di trovare in essa un facile riparo che l'avrebbe potuta allontanare dalla mistica della passione patita insieme a Cristo. Nel 1940 abbandona Parigi a causa dell'invasione tedesca; resta dai genitori, a Marsiglia, fino al 1942 e, dopo un breve soggiorno a New York, raggiunge Londra per unirsi all'organizzazione France Libre della Resistenza francese. Digiunando, si sente spiritualmente vicina ai francesi della zona occupata. Affetta da tubercolosi, muore nel sanatorio di Ashford il 24 agosto del 1943, all'età di soli 34 anni. Tutte le sue opere principali vengono pubblicate postume. La posizione etica fondamentale di Simone Weil è quella di mettersi sempre dalla parte degli oppressi. In questa prospettiva, matura anche la sua critica al marxismo; di Marx ella rifiuta il materialismo, la riduzione delle idee all'espressione di un gioco di forze e la fede che gli ingranaggi sociali, se lasciati alle loro leggi materiali, producano il bene. Contro il necessitarismo storico ella riafferma, recuperando Platone, che, nel regno spirituale, dal male non può nascere il bene, e che l'umanità, nella sua lontananza dalla perfezione divina, è in sé misera e limitata e quindi non può autoredimersi attraverso la dialettica materialista.

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