Caltabellota ad Affaritaliani.it: "A lungo essere un editor ha bloccato il romanziere che è in me"
AFFARITALIANI.IT INCONTRA GLI EDITOR DI NARRATIVA ITALIANA... LO SPECIALE
di Antonio Prudenzano

![]() Simone Caltabellota |
Caltabellota, "Il giardino elettrico" è ambientato in una Roma sospesa e onirica, tra fantasmi, amori complicati, sogni a occhi aperti, passaggi e porte che permettono l'accesso ad altre dimensioni... Com'è nato il romanzo? 
LA COPERTINA
"Ho lasciato la Fazi e la Lain (fondata nel 2003 da Caltabellota, ndr) nel 2006 e mi sono preso un periodo di pausa. Ne avevo bisogno. Per me era fondamentale capire cosa stava succedendo alla mia vita, che era diventata una lunga corsa in cui non mi fermavo mai. Il romanzo è nato in questo momento di transizione e di riflessione. E' la storia di un uomo che si è perso e che si ritrova con l'aiuto anche di entità soprannaturali. Mi ha sempre interessato l'ibridazione tra i generi, anche perché non ho mai amato la divisione tra 'alto' e 'basso'. In questo libro ci sono tutti i miei gusti letterari. Credo sia un romanzo fuori dai canoni del romanzo italiano contemporaneo, e lo dimostra anche la struttura non tradizionale della trama. E' un libro spirituale, di avvicinamento a un'altra realtà".
Come mai ha atteso i 40 anni per esordire?
"In realtà ho sempre scritto. Quando avevo poco più 20 anni ho esordito come poeta, pubblicando negli anni '90 su varie riviste tra cui Nuovi Argomenti. La cosa curiosa è che del gruppo di poeti di cui facevo parte molti, me compreso, hanno poi preso strade editoriali. Tra questi Marco Cassini (co-fondatore di Minimum Fax, ndr), Laura Pugno e Vincenzo Ostuni. Il passaggio da editor a scrittore è stato naturale".
Quali sono i suo i modelli letterari?
"Prima citerei due modelli cinematografici come 'Il cielo sopra Berlino' e 'Il segno del comando'. Venendo ai miei ascendenti letterari, amo molto lo scrittore e sceneggiatore Guillermo Arriaga, oltre a una linea letteraria dimenticata della letteratura italiana del '900, quella del subliminalismo del primo Soldati e del primo Cassola... ".
Crede nell'esistenza di altre dimensioni?
"Il romanzo rappresenta il mio credo nella necessità sciamanica di liberarsi di un sé che non esiste più e di scoprire e far venire fuori un altro sè".
Quando scrive riesce a essere anche l'editor di se stesso? §
"Per molti anni la mia scrittura è stata condizionata. L'essere un editor infatti mi bloccava, avevo paura di confrontarmi con un romanzo, mi riuscivano solo testi brevi. Poi improvvisamente mi sono liberato dai freni e un giorno di gennaio del 2007 a piazza Farnese a Roma ho cominciato a scrivere 'Il giardino elettrico' e da lì non mi sono più fermato. Quel giorno ho scritto la prima pagina, che poi non è cambiata. Devo ringraziare Elisabetta Sgarbi che mi ha aiutato a rendere meno misteriosi i punti più ostici del libro. Tornando alla domanda, è impossibile fare l'editor di stessi, o almeno per me è stato così. Quando ci ho provato sono rimasto bloccato".
Come mai ha lasciato la Fazi?
"Dovevo farlo per non stare male. Non mi riconoscevo più e non mi divertivo più. Come ho spiegato prima, avevo bisogno di staccare. Il lavoro era diventata tutta la mia vita. E me la stava mangiando...".
Lei che ha scoperto Melissa P., cosa pensa della moda degli esordienti?
"Non è negativa in sè. Diventa un problema se agli scrittori giovani si chiedono libri tutti uguali, scontati, senza rischi. Di recente tra gli esordienti ho molto apprezzato Paolo Giordano e Silvia Avallone".
Quali autori italiani contemporanei verranno ricordati tra un secolo?
"Si pubblicano talmente tanti libri che spesso capita che romanzi validi finiscano subito dimenticati, oscurati. Non ho la sfera di cristallo, ma penso che Sandro Veronesi resterà, così come pure 'Il signor figlio', il primo romanzo di Alessandro Zaccuri".



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