Si fa presto ad occupare…
di Vito D'Eri
20 anni di manifestazioni studentesche, scioperi ed occupazioni; puntuali a partire da ottobre fino a Natale. Vedere in tv e sui giornali i volti di quei giovani che discutono del loro futuro, lo rivendicano, lo gridano, lo pretendono è sempre un’esperienza avvincente ed aiuta a non pensare per qualche secondo al classico stereotipo odierno che vuole i teenagers svogliati ed apatici… Tutto qui? Purtroppo no. 20 anni di manifestazioni, scioperi ed occupazioni mostrano oggi un bilancio assolutamente scarso in termini di risultati ottenuti. Negli anni le proteste degli studenti si sono sempre rivelate delle pistole ad acqua, mai in grado di condizionare in alcun modo le scelte di chi comanda, a prescindere dai colori politici di volta in volta al potere. Governi di destra e di sinistra, chi più, chi meno, hanno sempre fatto cassa sulla scuola, considerandola una spesa comune alla stregua della carta per le stampanti dei ministeri, e non un settore strategico per garantire un futuro a questo vecchio stivale. Chi non ammette questo fallimento o non è onesto o è un inguaribile sognatore, come quei sessantottini che amano mischiarsi tra i giovani che oggi occupano le scuole, prendere in mano un megafono e rivivere così scampoli dei loro vent’anni. Tutto bello se non fosse per il fatto che si tratta di esponenti di quel mondo di ‘adulti’ che ai bei tempi ha fatto incetta di diritti per la propria generazione, senza minimamente preoccuparsi della loro insostenibilità sulle spalle di chi sarebbe arrivato dopo. Quella insostenibilità i giovani la pagano OGGI in termini di servizi pubblici più risicati (compresa la scuola), DOMANI la pagheranno in termini di un sempre meno probabile accesso alla pensione. E allora a ben guardare il diciottenne di oggi ha ben più motivi di ieri per protestare e gridare la propria rabbia, ma forse è il caso di iniziare a pensare a nuovi metodi di lotta, se serve più duri ed più incisivi. Se i ferro-tramvieri scioperano si blocca l’Italia intera; se scioperano gli studenti? A meno di incappare in auto in una delle loro manifestazioni, non se n’accorge davvero nessuno, e questo è un peccato. Inoltre tutte le forme di protesta che implicano un’interruzione della didattica sono innanzitutto per lo studente una rinuncia ad un suo diritto, quello all’istruzione. Ed uno studente meno istruito è uno studente che ‘non sa’, ‘che capisce meno del mondo’, che fa poche domande o che non sa fare quelle giuste. Praticamente quello che questa sorda società vuole… Rispetto a 20 anni fa, gli studenti di oggi hanno però una possibilità in più; grazie al web ed ai social network possono coalizzarsi, fare massa. Questo è importante ma non basta. Se si vuole invertire la tendenza ed arrivare ad un classe dirigente che per la prima volta negli ultimi 20 anni aumenta la spesa per la scuola invece che diminuirla, è necessario che al fianco degli studenti ci sia chi è davvero in grado di condizionare le scelte della politica, ovvero chi vota, gli adulti. Le famiglie sono le tragiche assenti di questi 20 anni di manifestazioni, scioperi ed occupazioni. Bisognerebbe chiedersi se i genitori condividono le ansie e le preoccupazioni dei loro figli, se sono contenti del livello di formazione offerto dalla scuola; sarebbe bello vedere i genitori al fianco di quei ragazzi che sono andati a gridare la sveglia davanti ai palazzi della politica, sarebbe bello avere anche adulti che scioperano dalle proprie attività, creano un disagio, si fanno sentire, ma non per chiedere aumenti di stipendio ma per rivendicare maggiori risorse ed attenzione per la scuola. Ciò non è accaduto e non accade, forse perché queste famiglie sono distratte da altro, poco presenti, o forse perché tutto sommato la scuola è ancora un ‘comodo parcheggio’ per i loro figli, e quindi le cose vanno bene così, e continueranno ad andare così sempre. E questo è inaccettabile. Ma allora, cari studenti, la ‘sveglia’ che in questi giorni gridiamo a ‘Silvio e Mariastella’, da domani gridiamola anche a ‘Mamma e Papà’.


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