La missione di Sgarbi
Parole rincuoranti per chi ama il proprio Paese. “Il mondo salvi la bellezza”, perché ognuno di noi ne è “responsabile come se fosse suo”. Così Vittorio Sgarbi durante la presentazione del suo libro “ L'Italia delle meraviglie” al Mibac annuncia la sua missione. Il critico, nominato dal ministro Bondi curatore del Padiglione Italia per la Biennale del 2011, ha le idee chiare su come sarà la rappresentanza nazionale a Venezia. “Sarà dedicato all’orgoglio di essere italiani, alla celebrazione dell’arte italiana o di quel che ne è rimasto, e all’orgoglio di essere cristiani, inteso come “civiltà di cui siamo parte e testimoni”. Scherza, Sgarbi, e non manca di mettere sulla graticola il ministro che l’ha nominato: “Sono passato da un’iniziale grande speranza a un distacco sereno a un ritrovamento, adesso, con questo incoronamento che ricevo. Ma resto comunque pericoloso, per lui che per me: ha fatto male a pensare che mi occuperò solo del Padiglione Italia. Sarò il Sarfatti di Bondi”, in riferimento a Margherita Sarfatti, l’intellettuale che orientò la politica pittorica del regime durante i primi anni del fascismo. L’obiettivo è non finire come Rocco Buttiglione, che da ministro dei Beni culturali proprio alla Biennale “fu fotografato sotto un lampadario fatto di Tampax”. 
Come suo solito ne ha per tutti, il critico d’arte, a cominciare dall’architettura contemporanea, che produce “cose che passano per capolavori e invece sono orrori di menti senza pensieri”: la Teca dell’Ara Pacis, ora un “cesso”, ora “un parcheggio multipiano”, la “pensilina” degli Uffizi, l’architetto Aldo Rossi, autore del monumento a Pertini a Milano e delle “bruttezze” nella parte bassa della città di Perugia, l’abusivismo delle case sotto l’Etna, “abusive e costruite dalla mafia”, i tanti scempi locali disseminati nel Belpaese. Ma ce n’è anche per lo Stato, incapace di protegger il suo patrimonio culturale, che “si può permettere di fare la teca dell’Ara pacis e poi non consente al privato di farsi una finestrella” e per gli ultimi sindaci della Capitale. “Rutelli e Veltroni, che hanno una strana idea di città”, ma anche Alemanno, che “ha lasciato tutto com’era dopo le belle parole e avermi fatto fare da testimone delle brutture della città”. E proprio alla Capitale Sgarbi dedica le sue ultime parole, riconoscendo “il merito a Bondi di porre nuovi vincoli per fermare le speculazione” e manifestando la propria contrarietà al trasferimento delle più importanti collezioni private a palazzo Barberini per creare un polo unico di arte antica (“devono restare monadi”). Posizione, quest’ultima, condivisa anche dallo studioso Alvaro Gonzales Palacios, che definisce “piccolo-borghese” una simile idea: “Roma la sua Galleria l’ha già e sono i Musei vaticani e le altre dieci collezioni delle famiglie papaline”.



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