Sessocritto, gli incontri con la vicina sexy

Martedì, 23 febbraio 2010 - 14:10:00

SESSOSCRITTO, L'APPUNTAMENTO CON IL RACCONTO EROTICO DI AFFARITALIANI.IT

Di Ariela Baco

La vicina

La vedeva soltanto il sabato e la domenica, entrare o uscire dal balcone di fronte. Aveva la sua bella vestaglia rosa e i suoi bei capelli chiari tirati su, in maniera improvvisata, in uno chignon che Brigitte Bardot a suo tempo aveva lanciato come moda, facendolo passare per un' acconciatura scelta a caso. A volte poggiava la mano sul collo, per tenere stretta la vestaglia e impedire all'aria fresca di raffreddarla. Dal balcone prendeva qualcosa di banale - uno straccio, o la frutta che teneva nelle cassette - oppure innaffiava due piantine che da lontano, da dove guardava lui, sembravano essere gerani…ma forse non lo erano. Eppure lui era abbastanza vicino da poter notare che, anche con i capelli spettinati e la vestaglia, la sua figura era attraente: era bello lo stacco slanciato delle sue gambe - nude, lì sotto - e belli gli occhi scuri, grandi, che da sotto i capelli si posavano sugli oggetti intorno… Lo sapeva anche lei che qualcuno la guardava, durante il fine settimana, tutte le volte che usciva sul balcone? Se vi rimaneva un po' più a lungo, quando c'era il sole, si toglieva uno zoccolo e giocava con le dita del piede scalzo sulla ringhiera. E quella pelle - che sembrava così morbida, da lontano - strusciava leggermente sul ferro verniciato di bianco, mentre lo sguardo di lei vagava verso uno strano e lontano orizzonte. Lui vedeva anche il suo ginocchio, appena appoggiato contro la ringhiera, e l'ombra della coscia. Immaginava la carne che proseguiva lungo la gamba, su, fino alla fica, che in quei momenti lei doveva avere chiusa e lontana dal desiderio, immobile e priva di pulsioni, asciutta e silenziosa.


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Chissà se anche la sua fica aspettava che qualcosa accadesse, proprio come sembrava attendere lei, quando indugiava un poco al sole, strusciando il piede e accarezzando la ringhiera. Oppure chissà se aveva un appuntamento e quell'attesa era solo un dolce riposo, prima che una mano o un cazzo la schiudesse, ne aprisse le labbra, piano o con forza , per accarezzarla dentro e fuori, per farla bagnare di umore umido e trasparente. Lui la guadava ma non sapeva indovinare i suoi desideri o i suoi pensieri. Vedeva solo la vestaglia rosa, i capelli, gli occhi scuri e la carne che usciva dalla lunga stoffa: i gesti di lei e la sua pelle lo portavano a provare un grande desiderio. Cosa faceva lei invece quando restava dentro casa e lui non poteva vederla? Cosa faceva durante tutti gli altri giorni della settimana quando lui non riusciva mai a incontrarla? Aveva cercato di capire in quale appartamento del palazzo di fronte lei abitasse, proprio per poterla conoscere, parlarle. Non era stato difficile trovare il numero civico della sua casa e neppure scoprire il suo nome dal citofono. Perciò aveva saputo che lei si chiamava Irena. Quel nome aveva permesso ai suoi pensieri di renderla più vicina: quando la immaginava poteva sentirla meno impalpabile, più concretamente raggiungibile, sebbene non gli avesse ancora permesso di incontrarla davvero. Lui la mattina usciva presto per andare a lavorare - faceva un mestiere piuttosto banale, si occupava di amministrazione e lavorava in un ufficio; ma l'ufficio era lontano e ci metteva tanto tempo per raggiungerlo. Durante la settimana quindi non aveva molte occasioni da dedicare alle sue ricerche. Infine la sera le finestre di lei erano spesso buie, anche quando lui restava a casa a guardare la televisione. Così decise che le avrebbe parlato proprio durante un sabato o una domenica, quando lei sarebbe uscita nuovamente in balcone.



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E infatti quello stesso sabato vide Irena aprire la portafinestra ed andare, con un piccolo vaso in mano, verso i suoi gerani, per innaffiarli. Lasciò che lei compisse quel breve atto semplice e poi direttamente la chiamò: "Irena!" Lei alzò subito la testa, mostrando il suo bel volto stupito, con la bocca leggermente aperta. Lui immaginò subito di poter toccare quelle labbra dischiuse, per poi con un dito entrarle leggermente in bocca, dentro l'umido calore di quella sua prima apertura, disponibile per i baci… Sembravano così morbide quelle labbra da lontano. Irena non rispose a parole ma cominciò a guardare intorno, poi verso il basso, alla ricerca di qualcuno che conoscesse e che potesse averla chiamata. "Irena!" Ripeté allora lui, più forte, per attirare la sua attenzione, sapendo di non avere altro modo per essere riconoscibile. Lei continuava a muovere la testa di qua e di là. Si sporse anche un poco dalla ringhiera e addirittura cercò di guardare verso l'alto, mentre la sua vestaglia rosa si apriva un poco e il suo seno, piccolo, contenuto, ma probabilmente sodo, si mostrava: un seno nudo e libero alla luce di quel sole ancora fresco. Intanto la vestaglia si era decisamente aperta sul davanti e le sue gambe erano quasi tutte scoperte.

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