Serino & Cappellani ad Affaritaliani.it: "Italiani, dei libri si può ridere!"

Giovedì, 15 luglio 2010 - 09:45:00

LO SPECIALE

Libri

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di Antonio Prudenzano

E' estate, fa (e deve fare) tanto caldo, e per chi ancora non è in vacanza e vuole provare a sopportarlo senza impazzire forse è meglio riderci sopra, o almeno provarci. Questa qui sotto è un'intervista (doppia). Per di più protagonisti sono due "letterati". In teoria, quindi, leggerla non dovrebbe contrubuire a metter di buon umore, anzi... Ma il bollente botta e risposta tra lo scrittore Ottavio Cappellani e il critico Gian Paolo Serino (ricordate la polemica sui Dico e i Pacs? Ebbene, grazie a Facebook loro sono diventati una vera e propria "coppia di fatto letterario-virtuale"...) è un'eccezione.

Precauzioni prima dell'uso: questa è sì un'intervista, ma è anche soprattutto un gioco. I due intervistati scherzano, prima di tutto con se stessi: i tanti "letterati" citati dunque non se la prendano. A questo proposito, va anche detto che quella portata avanti con ostinazione ogni giorno (su Facebook e non solo) dall'accoppiata Cappellani-Serino, in fondo, è una "battaglia" per innaffiare con un po' di autoironia (e satira) il fin troppo serioso mondo della cultura italiana e dell'editoria libraria in particolare. Un rischioso tentativo di rivoluzione dall'interno, che di minuto in minuto (su Facebook i ritmi sono asfissianti e si va avanti anche di notte...) ha sempre più sostenitori (per ora vince il critico, 5.000 "amici" contro i 1.600 dello scrittore). A dimostrarlo, oltre al numero di "fan" di Cappellani e Serino che cresce costantemente, c'è anche la quantità di commenti ai loro interventi sul social network più famoso, da rerord visto che si sta pur sempre parlando di "libri", e cioè di qualcosa che soprattutto in Italia non fa certo rima con "popolarità". E con le premesse-precauzioni seriose può anche bastare.

serino cappellani avallone
Da sinistra: Ottavio Cappellani, Silvia Avallone e Gian Paolo Serino
Partiamo seri. In un'intervista al Corsera del '07, il noto romanziere americano Jonathan Franzen ha detto: "Gli europei hanno ancora il mito del letterato 'mostro sacro'". Sempre secondo Franzen, in America non è così: gli scrittori Usa si prendono molto meno sul serio. Fa un esempio: "In Europa non avrei mai potuto prestare la mia voce e la mia immagine a una puntata dei Simpsons, insieme a Tom Wolfe, Gore Vidal, Michael Chabon e Thomas Pynchon che nel cartone animato si infila un sacchetto di carta in testa, per ironizzare sulla sua leggendaria elusività. Ci siamo divertiti un sacco". Stando alla classificazione di Franzen, voi due per l'Europa (e l'Italia...) siete un'eccezione: su Facebook e non solo dimostrate quotidianamente un'autoironia "americana". Condividete le parole di Franzen? In Italia chi opera nella cultura manca di auto-ironia?
SERINO: "E' la prima volta che condivido qualcosa di Franzen! 'Le correzioni' è un libro impossibile da leggere senza essere afflitti da una noia profonda. La trama sa di preconfezionato, mentre i temi affrontati sono talmente numerosi e complessi che l’idea di racchiuderli in un romanzo risulta a dir poco superficiale. Franzen ha la pretesa di raccontarci l’essenza dell’apparenza di un’America che da decenni ha ormai perso l’abitudine di ritrovare se stessa nei romanzi: alle pagine si preferiscono di gran lunga i labirinti delle soap, più beautiful  e meno impegnative. Eppure la sfida lanciata dallo scrittore era proprio questa: riscattare il romanzo sociale proiettandolo nello starsystem dei bestseller: un’operazione che lasciava piuttosto dubbiosi se è vero che, dal Gaddis de 'Le perizie' al De Lillo di 'Underworld', il seguito della narrativa sociale è sempre stato piuttosto marginale. Franzen, invece, da funambolo del Nulla ci è riuscito imponendo le sue 'correzioni' ad un milione di lettori americani e raccogliendo commenti critici a dir poco entusiastici. Merito di un romanzo molto furbo: alla innegabile perfezione della scrittura – che ricorda sin troppo da vicino l’impeccabilità stilistica di Salinger – Franzen ravviva una trama esausta sin dall’inizio coniugando l’universo narrativo di Dos Passos alla visionarietà domestica di John Cheever. La differenza è che di Salinger Franzen non possiede la magia di sintesi, di Dos Passos mantiene solo gli elementi (tele)novellistici e di Cheever soltanto la superficie riflessa. Ma è proprio così – correggendo la tradizione letteraria americana rimasticandola – che ha ottenuto il suo capolavoro blockbuster: un prodotto predigerito per masse desiderose di riscattarsi dall’ormai “insostenibile leggerezza dell’essere” lettori di serie b. Se l’intento può essere encomiabile – un bestseller premasticato di qualità è sempre meglio dei libri di… eco- dall’altra il risultato è fallimentare: 'Le correzioni' è una Dinasty dei poveretti, una Dallas amniotica, una soap cartacea con intenti culturali da hard discount. Detto questo, credo di essere stato chiaro, concordo che gli scrittori italiani manchino del tutto di autoironia. Tranne rarissime eccezioni...".
CAPPELLANI: "Come si può vedere anche dalle parole di Gian Paolo, un qualsiasi libro degli autori citati invita inevitabilmente a parlare dei loro libri, cosa che difficilmente accade in Italia. In Italia il libro è ormai soltanto una scusa per parlare dell'autore. Questo è dovuto da un lato al nostro provincialismo, in cui l'autore si atteggia immancabilmente a maestro, sapiente, guru, o nelle ultime e deliranti derive 'eroe', dall'altro lato c'è una ovvia spiegazione storica, l'Europa è il luogo dove è nato il fascimo, il nazismo e il comunismo, dove chiunque si prendeva sul serio oltre qualunque logica. In Italia poi la seriosità è diventata una questione di marketing: essendo l'Italia un paese di 'non lettori', quando si manda un libro in libreria sono i 'non-lettori' l'obiettivo, quelli che fanno le 'cifre grosse', e il 'non-lettore' è un imbecille, non per colpa sua, ma perché gli manca un'apertura mentale che lo fa inevitabilmente ottuso. Ci sono centinaia di migliaia di 'non lettori' che in vita loro hanno acquistato, e neanche letto, un solo libro, 'Gomorra', e che sono davvero convinti che un libro buono è un libro per il quale l'autore deve essere minacciato di morte, è per questo che Saviano continua a battere su questo tasto, finiti i 'non-lettori' 'Gomorra' ormai si può soltanto vendere ai militari e agli ultrà dello stadio. Era anche inevitabile che questo accadesse, dove il marketing è militarizzato è ovvio che il 'target' diventi il 'militare', voglio dire il militare che è dentro ogni uomo, cioè il più grande mercato mondiale, quello delle guerre, l'industria del libro e l'industria delle armi dovevano prima o poi coincidere: la statua, l'eroe, la baionetta, la divisa, la mostrina, sono questi gli strumenti del grande marketing. Il libro come uno strumento per 'capire' in Europa non è frequentato, il libro è uno strumento di lotta, così nasce il culto dell'autore. Ma lo stesso discorso vale anche per le 'liste' di Cortellessa, che ricordano gli indici, le proscrizioni e le proscrizioni. Ha ragione quando titola il suo documentario 'Senza scrittori', ma lui fa un'operazione 'Senza libri', non gli importa la pagina, ma l'intenzione di voto dell'autore, da quale parte sta. Possiamo dire che se la grande distribuzione assume le forme e gli scopi dell'industria delle armi, la piccola distribuzione alla Cortellessa si uniforma alle cellule rivoluzionarie armate: in fin dei conti entrambi fanno leva sull'uomo come tifoso armato di spranga. Questo in America è inconcepibile, dove, per fare un esempio pratico, ormai da tempo si dice tranquillamente che gli ultimi libri di Rushdie sono brutti, fatwa o non fatwa, barakiano o bushiano che sia".

Ora alleggeriamo un po': cosa sareste disposti a fare se chiedessero di partecipare anche a voi a una puntata dei Simpson come è successo a Franzen?
SERINO: "Forse non segui bene le puntate ma Bart sono io, Lisa è la Avallone, la Di Stefano, o come si chiama, è Maggie, Burns è Michele Rossi, le 'due grandi zie' sono Antonio Scurati e Scurati Antonio. E Homer, Ottavio chi potrebbe essere Homer?".
CAPPELLANI: "Io sono Willie, il giardiniere, è un vero beatnik... Io e Gian Paolo sappiamo chi è Homer, ma non possiamo dirlo perché Affaritaliani.it ci censurerebbe".

E' probabile... ma perché è importante non prendersi sul serio per chi si occupa di cultura?
SERINO: "Perché la cultura è entrare nel tempo senza vendersi ai poteri del tempo. Ad essere troppo involuti in se stessi si creano danni: vedi i giallisti".
CAPPELLANI: "Siamo in una famiglia, due persone litigano, le vedete? Sbraitano, poi cercano di calmarsi, ma si vede che continuano a covare dentro livore. Cercano la prima scusa per esprimere nuovamente l'odio. A volte basta un estraneo al litigio che passando faccia una battuta per stemperare gli animi. L'ironia è uno specchio. Rende il cervello arioso. La seriosità è ottusa, ti costringe a vedere una cosa e una cosa soltanto. Il che va bene per un carabiniere, per un militare. Dio no! per la cultura. Quando Serino parla del 'giallismo' sta dicendo una cosa fondamentale, è cioè che la cultura europea è 'sbirritudine'". La stessa cosa che in altri termini sostiene Franzen".

E veniamo a Facebook, dove siete più che presenti e dove certo non vi prendete troppo sul serio. Visto che siete entrambi assidui  frequentatori, avete capito cos'è davvero (nel bene e nel male) e perché è così seguito?
CAPPELLANI: "Se non lo avessi ancora capito immagino mi preoccuperei per me. Il mistero è il dannatissimo 'poke'. Non sono d'accordo sul fatto che sia così seguito".
SERINO: "Non credevo potessimo creare qualcosa di peggiore dell'opinione pubblica. Con Facebook ci siamo riusciti".

Quante ore passate su Fb ogni giorno?
CAPPELLANI: "Qualche  minuto. Quando scrivo sto parecchie ore al pc, tra word e il web, e ogni tanto passo da lì e scrivo o commento. Ci sono anche le utility che ti avvertono quando accade qualcosa di interessante anche se non sei su Fb. Sarebbe come chiedere 'tu quante ore al giorno passi sul quotidiano?' o 'tu quante ore al giorno fai pipì?': faccio pipì  regolarmente durante l'arco della giornata, non una volta continuativamente".
SERINO: "Qualche minuto riesco a staccarmi e a fare pipì. In quei pochi piacevoli momenti comprendo la mia dipendenza da Facebook. Ho sempre a portata di mano una copia di 'Acciaio' di Silvia Avallone. Ammetto che ad aumentare la mia dipendenza è l'universo femminile: fortunatamente non ho amici ma un harem. Dialogo molto meglio al  femminile. Tranne in rari casi, ad esempio con Ottavio, anche se lui è un caso a parte perché molto spesso lo confondo con la Avallone".
 
Non siete un po' "drogati" di Fb?
CAPPELLANI: "Secondo me c'è un sacco di gente che si droga e va su Fb, basta guardare la mia bacheca. C'è un giornalista - ma non faccio nomi... - che quando scrive un pezzo me lo manda in bacheca, in mail Fb e in mail personale, ecco, secondo me quello è in overdose...  Gian Paolo, fa così anche con te? Lo facciamo disintossicare?
SERINO: "Lo conosco, va su Facebook per drogarsi. C'è che dice che la coca faccia male, alcune volte il rischio è che i link diventino una droga. Io mi alimento di status, mi faccio di link e abuso di commenti".

La vostra è quasi una missione (virtuale). Quando a una certa ora della giornata su Fb scrivete che vi "date il cambio", fate sul serio?
CAPPELLANI: "Non si può lasciare Fb in balìa dei drogati, certo che facciamo sul serio".
SERINO: "Siamo regolarissimi, quasi come Alessia Marcuzzi. Non abusiamo di Bifidus ma siamo i Caronti di Facebook: Ottavio traghetta le anime sino a notte fonda (le 4) e io le raccolgo, per quel che rimane, dalle 5 del mattino in poi".

Che rapporto avete con i vostri amici-fan?
CAPPELLANI: "In questo momento 1 a 1600 circa".
SERINO: "Io vorrei un rapporto più serio e duraturo con Silvia Avallone. Vorrei diventare, anzi lo chiedo ufficialmente alla Rizzoli: mi fate testimonial di 'Acciaio'? Io e Ottavio abbiamo già delle idee di spot e durante e dopo il Premio Strega abbiamo utilizzato l'avatar Avallone per far felici gli italiani con scommesse sempre perdenti. Si è parlato molto del polpo Paul ma poco o niente del Polpo Avallone. E' stata seguitissima su Fab, anche se naturalmente FB non ha gli stessi spettatori della tele-visione perchè non ha la pubblicità  invasiva. Se ci fossero più spot ci sarebbero più iscritti. Quindi inauguriamo il primo spottone Fb: 'Acciaio: più che un romanzo, una bara senza maniglie'...".

Non vi preoccupano le polemiche sul rapporto privacy-Fb?
CAPPELLANI: "C'è davvero gente che scrive su Fb e poi si lamenta di non avere privacy? Maddai".
SERINO: "Credo che la privacy sia un termine inventato  per farci capire che non esiste".

E cosa rappresenta Fb per la vostra vita di "letterati"?
CAPPELLANI: "Io non conduco vita da letterato".
SERINO: "Io non sono un letterato ma seguo i letterati e posso assicurare che la Avallone ha imparato a scrivere con gli status di Facebook. Non so poi perché abbia deciso di riportarli tutti in un libro a Piombino".

Fb che effetti ha "pericolosi" sul vostro ego?
CAPPELLANI: "A proposito della droga della domanda di prima, questa mi sembra una domanda 'da drogati'. Gian Paolo, hai letto? 
SERINO: "Decisamente. Comunque a domanda non posso rispondere. Sono egocompatibile".

Sul sociale network più famoso al mondo vi è capitato di incontrare personaggi particolari?CAPPELLANI: "Melissa George, è la mia attrice preferita di film horror, protagonista di '30 giorni di buio',  in realtà non so neanche se sia lei veramente, però è informatissima  sul cinema horror".
SERINO: "Un altro me stesso che non ero io. Mi ha molto  incuriosito. E' esistito per sei mesi e poi è scomparso improvvisamente.  Mi è molto dispiaciuto e sono oggi ancora rattristato. Anzi faccio un  appello: se Gian Paolo Serino ci legge lo prego di riaprire il suo  profilo su Facebook".

Siate sinceri: ma su Fb voi fate letteratura? O satira? Oppure vi divertite e basta? O, in  fondo,  usate il social network solo per farvi pubblicità?
CAPPELLANI: "Se fosse per farmi pubblicità non basterebbe, farei come quel giornalista che mi perseguita e che ho citato all'inizio...".
SERINO: "Io lo uso per incontrare donne che non siano la mia fidanzata".

Che ne pensate dell'uso che gli scrittori fanno dei social network?
CAPPELLANI: "A me piace molto come Bret Easton Ellis usa Twitter. Gli scrittori usano Twitter, non Facebook, io uso Twitter sotto falso nome".
SERINO: "Adoro anche io l'Ellis Twitter. Su Facebook gli scrittori, tranne Ottavio e pochi altri casi,  li trovo decisamente noiosi: sempre rinchiusi nelle patrie lettere come fossero le patrie galere".

Non avete mai pensato di dire addio per sempre a Fb?
CAPPELLANI: "Una volta, quando avevo 8 anni, ho pensato di smettere definitivamente di fare la raccolta delle figurine Panini, ma a nove anni ho capito che l'uomo è un essente non adatto alle scelte così definitive".
SERINO: "Ci penso spesso ma l'idea che la Avallone possa vivere di vita propria mi intristirebbe. Non voglio lasciarla sola. Mi ritengo il suo angelo custode. Io e Ottavio siamo gli Avallone Angels".

 

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