Vendola poeta piace a Sergio Rubini...
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"Ultimo mare", in uscita per Manni, raccoglie tutte le poesie di Nichi Vendola, dal 1983 fino a Lamento in morte di Carlo Giuliani, scritto dopo i fatti di Genova del 2001. Così l'attore e regista pugliese Sergio Rubini presenta il libro: "Penso alla poesia come parola primigenia e ultima. Tra questi due poli la galassia delle parole della realtà mentre a monte e giù alla fine, quelle della poesia. Scrivere di poesia è pertanto un’operazione paradossale, aggiungere parole alla Parola, come tagliare olio con acqua. Se i versi però sono quelli di un amico provare a sviscerarne l’essenza, la traccia che di essi ti resta, è un’operazione possibile, piacevole anche. In primo luogo la luce. Ogni verso è posto sotto una luce pervasiva e propria, un’ora del giorno: l’alba, il sole, e poi le nuvole, l’azzurro del cielo, ma anche la notte con le sue stelle. Stelle di bimbi che ricordano i cieli di carta argentata dei presepi che si fanno al sud, in un intreccio di cristianità e Oriente dove l’elemento esotico si aggira, stordente, come nelle tele di Gérome, tra spine e ghirlande, in una realtà velata, di sensuale mistero. Poi le parole. Affiorano da una terra originaria, petrosa eppure limpida e sapiente, eroica oltre che capace di consolare. E a questa si lega l’impegno civile, la lotta, ardimentosa e giusta, anche a costo del sangue, che pur finalizzata al bene comune, collettivo, non dimentica il singolo, la sua unicità. Anzi, lo fa risorgere. Come a segnalare l’impossibilità di immaginare masse felici senza partire da singoli felici".
SU AFFARITALIANI.IT DUE POESIE DI VENDOLA TRATTE DALLA RACCOLTA 
Vendola
Ai giorni non dire
l’attesa
ché pesa
la vita lesta
la morte manifesta
Parziale rendiconto per la mia donna
Non è ancora finita.
Una zolla di riluttanza
umidiccia e stranìta
tra stoppie di vedovanza
ed erbe, arse di vita
a ciuffi sulla salita.
Duro corpo e una stanza:
da una nube ad un’altra
ho cercato la terra
ma ho trovato una guerra
di rovi
e lucertole stanche.
Tra le pagine bianche
una rupe smarrita
che non chiede mai tempo
al groviglio dei giorni.
Non è ancora finita.



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