"Senza pensioni", il libro-inchiesta Chiarelettere sulla "bomba previdenziale"... L'estratto su Affaritaliani.it
Esce per Chiarelettere l'attualissimo libro-inchiesta "SENZA PENSIONI - Tutto quello che dovete sapere sul vostro futuro e che nessuno osa raccontarvi", di Walter Passerini e Ignazio Marino. LEGGI UN ESTRATTO SU AFFARITALIANI.IT
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LO SPECIALE
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La bomba previdenziale coinvolge lavoratori pubblici e privati, atipici e precari, liberi professionisti, artigiani e commercianti. I giovani (per esempio chi è nato nel 1980) naturalmente sono i più penalizzati, andranno infatti in pensione con il 50 per cento del loro ultimo salario. Una generazione di esclusi e sprecati che si vede offrire solo lavori temporanei e sottopagati con la prospettiva certa di una pensione minima. Il paradosso è enorme: sono loro, i 4 milioni di atipici e gli immigrati (insieme versano allo Stato italiano quasi 10 miliardi all’anno), cioè i più deboli, a sostenere le casse previdenziali (1,4 miliardi di attivo) e a pagare le pensioni di chi ha avuto un impiego sicuro e ben pagato. Tutto da rifare: prima che scoppi uno scontro generazionale e sociale, bisogna investire sui giovani facendoli entrare molto prima nel mercato del lavoro, ed eliminare le iniquità tra lavoratori dipendenti e le molte categorie di lavoratori autonomi che questo libro denuncia. In appendice i calcoli sulle pensioni future categoria per categoria, a cura di Daniele Cirioli.
GLI AUTORI - Walter Passerini, giornalista specializzato in economia, ha ideato e diretto “Corriere Lavoro”, settimanale del “Corriere della Sera”. Attualmente cura “Tuttolavoro”, inserto de “La Stampa” dedicato all’economia e al lavoro. Ignazio Marino lavora presso la redazione di “Italia Oggi” e si è sempre occupato di previdenza.
LEGGI SU AFFARITALIANI.IT UN ESTRATTO
(per gentile concessione di Chiarelettere)
Correre ai ripari, subito
“La Prima giornata nazionale della previdenza organizzata a Milano da Itinerari previdenziali, società che fa capo ad Alberto Brambilla (presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale), il 4 e 5 maggio 2011, è stata probabilmente, anche questa, una goccia nel mare. Ma si è trattato pur sempre di un’occasione per far dire a gran voce a chi ha il compito di pagare le pensioni ai lavoratori (dipendenti o professionisti, poco importa) che ad attendere i giovani di oggi – e quindi i pensionati di domani – ci sarà un assegno da fame se non si interviene al più presto. Non è questa la sede per individuare lo strumento migliore per garantirsi un futuro pensionistico sereno. Di sicuro, qualche riflessione può aiutare il giovane professionista ad avvicinarsi a una materia bollata spesso come «complicata», posticipando nel tempo lo scioglimento di alcuni nodi. Occuparsene oggi ha di sicuro l’indubbio vantaggio di non «restare con il cerino in mano» alla vigilia della pensione. Per cominciare, il passaggio più importante è accettare che la pensione non arriverà in automatico, come è successo ai nostri padri, ma che invece bisognerà costruirsela sin dall’inizio della carriera professionale. Inoltre individuare gli sprechi del passato (regalie di varia natura soprattutto a vantaggio di chi ha avuto incarichi pubblici) non aiuterà certo a migliorare le prospettive. Partire da un check up previdenziale può essere certamente il primo passo utile, per incorrere probabilmente nell’amara sorpresa di vedersi preventivare un assegno insufficiente a garantire l’attuale tenore di vita. Ottenere questo tipo di informazione però potrebbe non essere così agevole: alcuni enti previdenziali sono già nell’ottica di fornire queste notizie, altri meno. E qui spetta ai professionisti chiedere al proprio ente e pretendere tutte le informazioni opportune. Spesso l’iscritto avverte la distanza con il proprio ente. Ma quest’ultimo, in fin dei conti, è il depositario dei risparmi (previdenziali) di una vita ed è l’unico che può dare un quadro completo su come poter migliorare la propria posizione, al pari di una banca. E quindi il rapporto tra chi dà e chi riceve non può che essere ispirato alla massima trasparenza. Da un rapporto di fiducia ci guadagna l’iscritto nel prepararsi a un futuro necessariamente più costoso e ci guadagna anche la cassa, nel recuperare (ove presenti) le sacche di evasione e, soprattutto, nel favorire l’aumento della contribuzione soggettiva. Abbiamo visto come molti professionisti, oggi, versano il minimo previsto per legge (il 10 per cento circa di tasca propria sul reddito più un 2-4 per cento sul fatturato che si fa pagare al cliente, la cosiddetta «quota integrativa») – del tutto insufficiente ad avere un trattamento pensionistico dignitoso a fine carriera – ma poco o nulla sanno di quanto potrebbero migliorare le cose versando uno, cinque o dieci punti percentuali in più. Le casse di previdenza in questo senso hanno un ruolo molto importante nel creare quella cultura previdenziale altrimenti scarsamente percepibile. Prima che con la pensione, in questi ultimi anni difficili per l’economia, i professionisti hanno dovuto fare i conti con la riduzione del lavoro e quindi dei fatturati. Ma questo non può e non deve scoraggiare. L’economia è ciclica. E quindi non va dimenticato che per un periodo in cui non è possibile mettere molto nel proprio salvadanaio previdenziale, ve ne potranno essere altri in cui poter recuperare”.


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