Un seno da salvare
Quell’Instabile Oggetto del Desiderio è soprattutto e comunque una mostra di fotografie di Autore e come tale va considerata, sia per i nomi importanti (Arbus, Brandt, Mapplethorpe, Doisneau...) che per le tecniche rappresentate: fotografia astratta, surreale, concettuale, foto-teatro, performativa.... Solo per scelta tutte le foto sono in bianco e nero con l’eccezione di una sola foto a colori (Cindy Sherman) a sostegno che anche nel colore vi sarebbero state ottime rappresentazioni.
Nelle fotografie la tematica del seno è solo un contesto nel quale le foto ci dicono di più, nel quale vediamo o crediamo di vedere di più. La chiave di lettura rimane un fatto interamente individuale, anche quando ne vengano suggerite delle interpretazioni con l’aggiunta di rimandi culturali di vario genere (letteratura, psicologia, sociologia...).
Da una parte il seno è solamente un accessorio, non può essere identificativo di tutta la donna e non bisognerebbe dargli tanta importanza. L’antropologo Desmond Morris (La Scimmia Nuda ) afferma che il seno “ha successo solo perchè è un perfetto mezzo, tabù ma non troppo”. Natalie Angier ((Donna, una Geografia Intima) afferma che il seno ci dice molte cose, ma nessuna di queste è veramente importante altrimenti la sua forma non sarebbe così variabile.
Al tempo stesso al seno bisognerebbe dargli più importanza, almeno sotto alcuni aspetti.
La naturalezza del seno che riguarda non tanto la forma quanto la funzione, e quindi l’allattamento.
La salute intesa come non come malattia da temere quanto come valore da difendere.
Il rispetto della donna, quello scontato dovuto al suo corpo della donna, ma anche quello relativo alla sua rappresentazione. Sappiamo che spesso le immagini artistiche vengono costruite da un soggetto maschio per essere viste da uno spettatore maschio così che l’uomo diventa un soggetto osservatore mentre la donna un oggetto osservato. Consapevole di ciò, ho cercato di favorire la rappresentanza delle donne, ed infatti nella sezione Identità le donne fotografo rappresentano la maggioranza.
Probabilmente qualcuno resterà deluso dalla mancanza delle icone del cinema e della fashion ma bisognava rispettare la regola dell’immaginario secondo cui meno si vede più si immagina. Inoltre si è voluto minimizzare l’aspetto meramente glamour selezionando foto intelligenti con un tocco di leggerezza e talvolta di ironia. Sono le importanti fotografie a sostenere la tematica, e non viceversa. Per le foto il giudizio è soprattutto visivo. Obbligatorio soffermarsi per scoprire i particolari che tutte le grandi foto nascondono, ma anche i messaggi trasmessi attraverso gli sguardi (al maschile e al femminile), gli atteggiamenti (a volte più seducenti della nudità), le pose... nel contesto di tematiche sociali molto attuali:
- come l’uomo guarda la donna in relazione alla componente estetica;
- come la donna si sente guardata e quindi cerca di adeguarsi;
- come la donna guarda come l’uomo guarda le altre donne;
- come la pubblicità o-scena, ossia mette in scena il corpo femminile per sfruttare il desiderio.
Non possiamo permettere che la bellezza impersonale di una parte del corpo femminile mistifichi la personalità della donna fino ad annullarla in alcuni casi. Difendiamo la sua carica estetica ma anche la sua primitivo funzione, l’allattamento. Sosteniamo la sua salute con una cultura che controbatta l’immaginario negativo della malattia. In breve: salvate il seno!
Alfonso Pluchinotta
Curatore della Mostra “Quell’Instabile Oggetto del Desiderio”



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