Venditti ad Affaritaliani.it: "Saviano, gli studenti non hanno la tua visibilità..."

Sabato, 18 dicembre 2010 - 14:31:00

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Roberto Saviano

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di Antonio Prudenzano

Gli scontri di Roma non smettono di far discutere. L'ultima novità è l'accesissimo scontro in diretta, andato in scena ieri sera ad "Annozero" (vedi sotto il video, ndr), tra il ministro La Russa e un gruppo di studenti invitati in studio da Santoro. Sempre ieri, Facebook è stato monopolizzato dal dibattito suscitato dalla lettera di Roberto Saviano al "movimento" (pubblicata da Repubblica, qui) nella quale, tra le altre cose, si legge: "Ogni gesto violento è stato un voto di fiducia in più dato al governo Berlusconi". Inevitabile la netta spaccatura del popolo di Facebook (migliaia di ragazzi hanno difeso la posizione di Saviano, ma sono state tante anche le critiche), così in serata su Repubblica Tv Saviano si è confrontato con i dubbi degli studenti (qui): "Chi non prova rabbia in questo momento? E la rabbia ti cresce dentro, ti porta a urlare, a mostrare che non ne puoi più, che non è più possibile vivere in questa situazione. Ma non la si può risolvere picchiando un finanziere o spaccando una vetrina. Dobbiamo dire ai protagonisti dei movimenti del passato che noi siamo altro. Dico noi perché mi sento parte di questa generazione, anche se ho una storia diversa da quella dei miei coetanei. La lettera che ho scritto ai ragazzi del movimento è un modo per dire: attenzione, non dobbiamo accettare provocazioni. La violenza non ci appartiene",  ha detto l'autore di "Gomorra" in uno dei passaggi più significativi.

valerio evangelisti
Valerio Evangelisti

Ma la lettera di Saviano non ha diviso solo il "movimento". Anche alcuni scrittori e intellettuali hanno detto la loro. Ad esempio Valerio Evangelisti, autore Mondadori (di longseller) come Saviano, e come Saviano molto lontano dalle posizioni dell'attuale governo. In un intervento dal titolo "Il telepredicatore", ospitato dal portale Infoaut.org, Evangelisti se la prende con lo scrittore campano: "Ha scritto, nella sua unica opera narrativa, verità innegabili sulla camorra e sull'intreccio tra affari e malavita. Gliene siamo tutti grati. Ha però interpretato la gratitudine collettiva come un'autorizzazione a predicare sempre e comunque, anche su temi di cui sa poco o niente". E ancora: "(la lettera di Saviano) ... è un'invettiva, a tratti carica di odio, contro i "cinquanta o cento imbecilli" che martedì scorso si sono scontrati a Roma con le forze dell'ordine che bloccavano il centro cittadino". Poi Evangelisti aggiunge: "Saviano, è noto, deve muoversi sotto scorta. Prima di lanciarsi in ulteriori predicozzi farebbe meglio a chiedersi se non si stia amalgamando alla scorta stessa, facendone propria la visione del mondo. Al punto da denigrare chi già subisce umiliazioni quotidiane, e di dire a chi detiene il potere ciò che ama sentir dire".

antonello venditti
Venditti sul tetto con i ricercatori

Prende posizione anche il cantautore Antonello Venditti, nei giorni scorsi sui tetti con i ricercatori. Contattato da Affaritaliani.it, il cantante commenta così la lettera di Saviano:  "Roberto è un personaggio straordinario, di cui ho stima, ma deve rendersi conto che non tutti possono usufruire della sua visibilità. La società civile che in questi giorni sta protestando - sì perché in piazza non scendono solo gli studenti -, non ha lo spazio mediatico di cui può godere lui scrivendo libri e dicendo la sua in tv e sui giornali, ed è del tutto inascoltata. Per nulla rappresentata dall'attuale Governo e dalla politica. E la frustrazione ormai è a livelli esasperati. Saviano invita gli studenti a dire no alla violenza fisica e a inventare forme di protesta creative e non violente, e a me viene da rispondergli: 'ma cosa c'è di più creativo di salire sui tetti?'". Quanto alla violenza, Venditti ha una posizione diversa rispetto a quella dello scrittore: "La violenza fisica è sempre deprecabile, ma i tanti che in questi giorni stanno protestando cosa possono fare per attirare l'attenzione dei media e delle istituzioni? La violenza degli anni '70 era ideologizzata, oggi non è più così. Si sta ribellando l'intera società civile, che ha il diritto di trovare degli interlocutori. Ecco perché l'unica soluzione è un governo di unità nazionale. Se ne può uscire solo con la politica".

antonella lattanzi einaudi devozione
Antonella Lattanzi
Antonella Lattanzi, da molti considerata "la scrittrice esordiente del 2010" (ha pubblicato per Einaudi Stile Libero "Devozione"), al telefono con Affaritaliani.it commenta: "Sto seguendo con attenzione la protesta di queste settimane e il dibattito che si sta generando, e sono convinta che gli studenti che stanno scendendo in piazza stanno facendo quello che non ha fatto la mia generazione (la Lattanzi è del '79, ndr). Noi trentenni di oggi siamo stati più egoisti di loro e non abbiamo avuto il loro coraggio". Ma sulla violenza: "E' meglio evitarla, perché poi il rischio è che 'passi' solo quella parte 'distruttiva', che il popolo prima ancora che la politica non capisca. Non lo dico tanto per, ma la rabbia va incanalata in forme di protesta creative e non violente".

melissa p. melissa panarello
Melissa P.

Anche Melissa P. (schierandosi con Saviano) sul suo blog (qui), dice la sua in un post dal titolo fin troppo chiaro "Tifiamo rivolta": "(Tifiamo rivolta) .... Perché la rivolta è l’unica strada possibile in un Paese che contempla la democrazia solo come fatto estetico, un belletto di cui vantarsi. (...) Compiere atti imprevedibili è l’unico modo per sconfiggere il potere. Rispondere nei modi che il potere non si aspetta è l’unica vittoria possibile. (...) Non credo che Roberto Saviano voglia pontificare o dettare le regole di un 'Galateo del Rivoltoso'. Credo che voglia semplicemente proporre un nuovo modo di protestare, di farsi sentire. Così come le rivolte non violente di Gandhi oggi non sortirebbero alcun effetto, perché già assimilate, la stessa cosa vale per le rivolte che copiano un modello valido trent’anni fa e che oggi non hanno più un senso".

 

-Ad Annozero lite in diretta tra Ignazio La Russa e gli studenti,
definiti dal ministro (che poi si scuserà) "vigliacchi"


 

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