Soddisfatti o rimborsati. La critica letteraria ai tempi di Satisfiction
| LA NOVITA': Parte la collaborazione tra Affaritaliani.it e Satisfiction. Su "Culture" gli interventi dei 'ragazzi terribili' della nuova critica letteraria Milano/ Satisfiction, la prima rivista culturale free press che rimborsa i libri |
di Antonio Prudenzano
“Satisfiction”. Sì, niente refusi, si scrive proprio così. Il titolo dell’irriverente canzone dei Rolling Stone è volutamente storpiato. Stiamo parlando dei giovani “terribili” della nuova critica letteraria italiana, quella che fatica a trovare spazio nei grandi media e a “uccidere” i gloriosi padri tuttora attivissimi. “Satisfiction” è una scommessa riuscita: fare cultura, su carta e allo stesso tempo online, e farla gratis. Il trimestrale culturale freepress nato nel febbraio 2007, fondato e diretto da Gian Paolo Serino, che Affaritaliani.it ha intervistato, propone, oltre a diversi inediti di prestigio, la cosiddetta recensione interattiva. Ecco come la definisce lo stesso direttore: “Funziona così: se la critica di ‘Satisfiction’ ti convince a comprare il libro, ma dopo averlo letto ritieni che l’entusiasmo della recensione ha deluso le tue aspettative, lascia un commento (con nome, cognome e indirizzo e-mail) che spieghi perché il libro che ti abbiamo segnalato non era veramente ‘imperdibile e assolutamente da leggere’: ti rimborseremo il prezzo di copertina del libro”. Rivoluzionario, non c’è che dire. Ma sarà vero? 
Il primo numero della rivista
Gian Paolo Serino, la prima domanda è inevitabile: quanti lettori avete rimborsato finora?
"La maggior parte ha capito che si tratta di una provocazione. E ci ha fatto piacere vedere che tanti lettori comuni hanno voglia di dialogare e confrontarsi su un determinato libro o autore con un critico. D’altronde, ‘Satisfiction’ è nata proprio per distaccarsi dalle riviste
![]() Il critico Gian Paolo Serino |
A oltre due anni dalla nascita, qual è quindi il bilancio del progetto Satisfiction?
"La nostra è una sfida culturale e generazionale, contro quello che io definisco ironicamente ‘marketting’”, e che ha appunto portato alla nascita della rubrica ‘soddisfatti o rimborsati’. Siamo animati da una grande passione, è questa la nostra forza. Venendo ai risultati, sono ottimi. Siamo distribuiti nelle libreria in tutta Italia, aumentano i lettori sia della versione cartacea sia di quella virtuale, e i grandi quotidiani non ci snobbano, anzi. Spesso pubblicano anticipazioni dei nostri inediti e l’altro giorno, ad esempio, il Corriere della Sera ha ripreso una nostra polemica sul Premio Strega".
Quale sguardo accumuna voi della “nuova” critica italiana?
"Inizio parlando a nome dei tanti e prestigiosi collaboratori di ‘Satisfiction’: non vogliamo subire la ‘dittatura della fascetta’, cioè l’obbligo di parlare solo dei nuovi libri in uscita. La nostra è un’isola di libertà, e scriviamo anche di testi usciti diversi mesi prima. In generale, è normale che come stanno facendo i giovani scrittori italiani, anche noi cerchiamo il riconoscimento definitivo. Nei giornali più importanti gli spazi principali sono ancora per i ‘vecchi critici’. Noi ci poniamo come alternativa credibile, anche se inevitabilmente di rottura, rispetto al passato".
Nell’era dei forum in cui chiunque può dare il proprio giudizio su un determinato libro, hanno ancora un senso le recensioni degli addetti ai lavori? 
"Sì se come ho detto prima un esperto parla di un libro in modo non accademico".
Nella rete sono tante le riviste e i blog di qualità che parlano di letteratura. Non si rischia la confusione?
"Sì, la quantità è tanta, la qualità molta meno. ‘Satisfiction’ è nata cinque anni fa come blog. La Stampa parlò di noi come di uno dei cento siti più influenti e visti in Italia. Oggi, vista l’ampiezza della proposta, è importante individuare ciò che merita".
Qualche nome tra gli esempi positivi?
"Loredana Lipperini con l’ ‘Lipperatura’ fa un bel blog, come pure Massimo Maugeri con Letteratitudine’. A proposito, ci tengo a sottolineare l’incredibile iniziativa di un 16enne di Cesena, Francesco Giubilei, che ha una sua rivista online oltre a una casa editrice, e scrive davvero bene".
E Nazione Indiana?
"Forse a volte vuole fare troppo".
Qual è lo stato di salute della letteratura italiana?
“Quel poco di buono che c’è lo pubblichiamo su ‘Satisfiction’, dove siamo molto selettivi, folli in un certo senso, tanto che ci capita di rifiutare i testi degli scrittori che collaborano con noi se non ci convincono. Da critici, esercitiamo liberamente il nostro diritto di critica…”.
Della tanto osannata New Italian Epic che ne pensa?
“Che è un fenomeno da baraccone, altro che letterario!”.



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