Santarossa ad Affaritaliani.it: "Matteo Corona non è un raccomandato". E risponde a Camillo Langone

Giovedì, 3 febbraio 2011 - 11:14:00

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di Antonio Prudenzano

massimiliano santarossa
Santarossa
Massimiliano Santarossa, lei è stato il redattore dei primi libri di Mauro Corona ed è l'editor del libro d'esordio di suo figlio Matteo. L'ha scelto per la qualità del suo thriller (tutti i particolari nell'articolo in fondo, ndr) o perché "raccomandato" dal padre?
"L'editore Biblioteca dell’Immagine ha lavorato con Mauro Corona dal 1998 al 2003. Io incontravo Mauro per le bozze dei suoi libri. Matteo lo vedevo solo di sfuggita, passava nel laboratorio del padre e via. E’ sempre stato un ragazzo lontano dal clamore, come lui stesso dice preferisce la penombra alla luce. Matteo è un bravissimo illustratore, ha ereditato l’arte del padre, e questa è una sua fortuna che nessuno gli può togliere. Alcuni anni fa chiesi a Mauro se il figlio avesse mai scritto qualcosa. Faccio l’editor e sono curioso di natura. Mi disse che qualcosa stava facendo. Gli chiesi di farmi leggere, una volta pronto, e se avesse avuto voglia. Anni dopo si è fatto vivo Matteo. Appena prese in mano le bozze del romanzo, durante una riunione editoriale, dissi testuali parole: 'Lo leggo volentieri, ma va pubblicato solo se c’è del puro talento. Conosco le reazioni e l’indivia dei molti, diranno che è figlio di... Per cui Matteo per essere pubblicato deve dimostrarmi di valere il doppio di ogni altro scrittore al debutto'. Chi mi conosce, sa che da friulano la mia parola è quella e basta".

matteo corona
Matteo Corona
mauro corona
Mauro Corona
Anche Mauro Corona ha contribuito all'editing del libro del figlio?
"Oggi ho letto l’articolo su Libero a firma di Camillo Langone. Capisco che ognuno debba fare il proprio mestiere, e vista la crisi dei quotidiani devono sempre alzare il tiro per vendere una copia in più, ma Langone dice delle grandi inesattezze. Scrive che i libri di Mauro Corona hanno il problema della 'prolissità'. La cosa non regge per nulla. I libri di Corona da noi pubblicati arrivano a 150 pagine, contengono storie su storie, narrate in forma minimalista. Anche diversi libri di Corona targati Mondadori sono brevi, alcuni brevissimi. L’unico veramente imponente è 'Storia di Neve', che contiene un'infinità di 'storie brevi' che diventano romanzo corale. Questa capacità di sintesi di Corona è passata al figlio. Inoltre ha insegnato a Matteo a tagliare le frasi superflue, le descrizioni che potevano rallentare la narrazione. La struttura che era di trecento pagine è stata asciugata della metà. Da lì è partito il mio lavoro di editor con Matteo. Sempre lungo questa direttrice: asciugare il racconto, arrivare all’essenziale della storia".

Cosa accumuna e cosa differenzia la scrittura di Corona padre e Corona figlio?
"Rispondo sempre riferendomi all’articolo di Libero, che mi permette di spiegare alcune cose. Langone scrive che lui stesso 'da uomo di poca fantasia non riesce a immaginare come un tinello possa diventare metafora delle Dolomiti'. Lo credo che non può immaginarlo. Qui evidentemente Langone non c’è mai stato. Quando sei a Erto le montagne chiudono ogni via d’uscita, chiudono il paese da ogni lato. E uno scrittore che sia degno di questo nome respira il paesaggio, i luoghi li mangia, li fa propri. Il romanzo di Matteo Corona si sviluppa nel chiuso di poche stanze, come perfetta metafora del chiuso di questa montagna, fosse nato al mare non avrebbe scritto un thriller del genere. Per cui i luoghi per ovvi motivi accomunano padre e figlio. Lo stile invece è del tutto diverso. Mauro Corona fa sua l’epica della montagna, la forza della natura e dell’uomo, il pericolo dell’oblio che sfiora i suoi personaggi.  Matteo Corona è un autore giovane, figlio di questi tempi, usa frasi molto più lineari, non fa alcuna citazione diretta della natura, non segue per nulla il percorso del padre. Ha una sua strada. Preferisce raccontare per avvenimenti legati alla psicologia del protagonista, mai per geografia diretta dei luoghi. Qui si comprende che lavora per metafore. E’ un giovane scrittore di talento, che ha scelto la sua strada, conscio del peso del nome che porta, e in questo ha dimostrato coraggio. E so che se ne frega delle piccole invidie. Insomma: con questa dichiarazione abbiamo detto tutto. Io e Matteo Corona adesso torniamo al lavoro sul libro. Buona Vita a tutti".

ANTEPRIMA/ Mauro Corona ad Affaritaliani: "Mio figlio debutta come scrittore? Avrei voluto scriverlo io un libro così!"

Ecco l'intervista pubblicata l'altro ieri

"Sono molto felice per il debutto letterario di mio figlio. Matteo mi rende davvero orgoglioso. Gliel'ho detto subito: avrei voluto che fosse venuta in mente a me una trama così forte! E adesso sono curioso di vedere cosa accadrà...". Mauro Corona confida ad Affaritaliani.it la propria emozione per la notizia dell'uscita di "Nelle mani dell'uomo corvo", il primo romanzo di suo figlio Matteo, che Edizioni Biblioteca dell'Immagine porterà in libreria a metà settembre, in occasione di PordenoneLegge 2011.

Il romanzo, un thriller anomalo, sarà ospitato nella nuova collana editoriale "Inchiostro" (specializzata in narrativa di autori giovani), curata dallo scrittore Massimiliano Santarossa (a sua volta redattore dei primi libri di Mauro Corona), che per 15 anni ha seguito la collana "Chaos" (3 milioni di copie vendute, e la scoperta di autori come lo stesso Mauro Corona, oltre a Marco Paolini, Ezio Vendrame, Davide Toffolo e molti altri).

Se Santarossa è stato l'editor "ufficiale" del libro di Matteo Corona, anche il padre Mauro, autore di bestseller per Mondadori, ha dato un contributo fondamentale. Infatti, a suo modo è stato anche lui uno "spietato editor", e ha aiutato il figlio a "tagliare" il romanzo.

Dell'esordio di Matteo Corona parla stamattina il Messaggero Veneto, che ha intervistato lo scrittore debuttante e l'editor Santarossa. Nella scheda di presentazione del romanzo, si legge che "Nelle mani dell'uomo corvo" è un "thriller psicologico, un libro che si sviluppa nel chiuso di poche stanze, dove la protagonista (femmina) è in bilico tra la vita e la morte, e il carnefice (l'uomo dalle sembianze del corvo) la pone davanti alla continua e ossessiva domanda: liberarsi morendo o vivere da schiava. Una metafora dei tempi moderni. Un libro chiuso, velocissimo, angosciante come pochi, specchio di quella che è stata la dura montagna che Matteo Corona, a differenza di Mauro Corona, narra per metafore, con grande talento narrativo".

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