La Puglia? Terra di scrittori noir... L'antologia "Sangu" in anteprima
Martedì, 15 marzo 2011 - 08:50:00
![]() LA COPERTINA |
| LO SPECIALE
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Questo non è un libro di genere. Troverete pulp, suspense, ironia, politica, trash, allucinazioni. Questo non è un libro per turisti. Non per quelli alla ricerca di taranta e orecchiette con le cime di rape. Questo libro non descrive una Puglia da cartolina, e nemmeno una Puglia per il giornalismo morboso e ammorbante. Queste dieci storie rosse, più che nere, raccontano ciò che di tremendo può accadere sotto il sole, prima del mare, nel soffio del vento.
IN ANTEPRIMA SU AFFARITALIANI.IT UN ESTRATTO DAL RACCONTO "SPLATTER" DI COSIMO ARGENTINA
Il cattivo tenente in salsa tarantina
Dove cazzo eri andato?
Abel Ferrara
![]() Cosimo Argentina |
«E che cazzo, Johnny, sta piovendo, ho da raccapezzarmi davanti a un cadavere mutilato e tu mi passeggi sulle impronte nel fango?»
«Ehi, Sal, non ti avevo visto… che roba è quella che le esce del naso?»
«Moccio, Johnny… e s’è pure cacata addosso… ehi, non è che da quel cazzo di panino t’avanza un pezzetto di provola?»
Johnny baffo d’oro finì con le scarpe scamosciate in una pozzanghera coperta di fango giallo. Il bosco era illuminato
dai fari dei gruppi elettrogeni del comando di Taranto. Un vecchio sporcaccione si masturbava contro la corteccia di un albero invaso da strani vermi azzurri.
«Chi è quello, Sal?»
«Bob il rattuso!»
«Non ce lo voglio sul luogo del delitto… ho detto mille volte che non posso lavorare se uno si spara una sega davanti al sottoscritto… è più forte di me…»
Il cielo era nero striato di viola e grigio. Nuvole e zigzag di luce corrodevano i contorni degli alberi. Un cane si mordeva le pulci inzuppate d’acqua facendole scoppiare tra i denti e un vecchio agente di polizia si teneva i calzoni della divisa scostati dal cazzo perché l’infezione venerea glielo faceva gocciolare strano.
«Kong! Ehi, TinTin… ma vaffanculo qualcuno vuole venire qui a spostare le trippe della morta che stanno finendo nel pantano? E poi queste rane a succhiarle la fica non ce le voglio… dai, ziocriminale… facciamo in fretta!»
Poi aveva starnutito un paio di volte e si era aperto un varco nelle narici a colpi di mignolo tra le croste indurite.Un grasso sbirro della buoncostume si avvicinò al cadavere.
«Puttana di cristo… no che non è lei… pensavo fosse Lola, quella troia che se la fa dalle parti del carrefour… ma mi sa che questa è una nuova sebbene abbia la faccia affettata con un pelapatate e allora…»
Si sbottonò la patta e pisciò sulla faccia della ragazza.
«Che cazzo fai?»
«Le pulisco il volto dai grumi di sangue, babbo! Ehi, sta’ calmo… guarda Johnny, lì, come si mangia il suo panino da diabetico!»
Il sovrintendente si stava divorando le mani appresso a un toast con il salame di Milano, la pasta di acciughe e una sottiletta fondono&filano.
«Da quand’è che pisci sui reperti, Doe?»
«E tu da quand’è che non ti fai i cazzi tuoi?»
«E voi due perché per litigare scegliete una notte di pioggia e rotture di coglioni?»
La ragazza era nuda e mutilata. Una natica era stata morsa da un cane randagio. Il cuore era stato strappato e le interiora lasciate slittare sullo sterno.
«Scommettiamo che acchiappo quella mappazza di entragne e me le piazzo nel panino?»
«Naaa! Ehi, Johnny… dimmelo subito se devo vomitare qui in diretta o posso farlo dietro a quel pino là!»
Un giovane agente di prima nomina guardò entrambi.
«Mica dirà sul serio?»
«Chi, Johnny? Dici così perché non lo hai visto quella volta alla spiaggia orientale del Gabbiano, quando vinse una
scommessa perché si ficcò nel culo il braccio amputato di un boss della zona che era stato massacrato e lasciato lì con le braccia e le gambe staccate a colpi di roncola.»
«Potevo ficcarmi pure quella cazzo di gamba sinistra…»
«La gamba no…»
«La sinistra, solo la sinistra, Doe… ce l’avrei fatta. Anche perché quello zarro del mio compagno mi aveva fatto il culo il giorno prima, capisci… stavo lubrificato forte forte…»
«Cazzo… una gamba nel culo! Tu sei fuori, amico…»
La pioggia intensificò. Il magistrato di turno tardava ad arrivare.
«Si starà sturando a quella mongoloide che si scopa in ufficio!»
«Chi, Zilli? Naaa! Non ci credo.»
Il sovrintendente toccò le trippe ed erano fredde.
«Credici Sal… l’ho beccato che le infilava tra le cosce una spigola con tutto l’involucro di polistirolo e lei era costretta a urlettare dai, dai, infilami il lampadario amore mio…»
Scoppiarono a ridere. Sal si grattò le palle e diede del frocio alla giovane recluta.
«Signore… ho moglie e figli!»
«E che cazzo vuol dire, sbirro! Sai quanti padri di famiglia fanno i bocchini ai camionisti sotto a Punta Penna Pizzone?»
«Non io, signore!»
«Non io, signore!» lo scimmiottò Doe.
«Comunque fino a che quello non arriva ci tocca prendere acqua e l’impermeabile mi si sta sponzando…»
Un lettighiere si accese una sigaretta proteggendola con la giacca a vento. La ragazza se ne stava nel sangue e nel fango.
Un verme lungo quindici centimetri le serpeggiò tra le tette.
«Ieri il Taranto meritava la vittoria, puttana di eva!»
(continua in libreria)



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