L'Italia ha ancora bisogno di Pertini

Chiarelettere, nella collana Instant book, "La politica delle mani pulite" di Sandro Pertini. Il volume, a cura di Mario Almerighi, dimostra l'attualità dell'ex presidente della Repubblica, a 22 anni dalla scomparsa

Venerdì, 27 gennaio 2012 - 07:25:00

 


 

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Leggere le parole di Sandro Pertini (1896-1990) oggi, nella crisi politica ed economica in cui stiamo precipitando, fa molta impressione. Si capisce dai suoi appelli e dalle sue denunce allarmate che il male lo si poteva scorgere già allora e che allora bisognava reagire e intraprendere un altro percorso. Ma la politica non ha voluto cambiare. Questi sono i risultati.

Il volume, a cura di Mario Almerighi, magistrato e responsabile del lascito Pertini, propone i suoi discorsi e interventi dagli anni della guerra a quelli della presidenza della Repubblica. Ecco come dovrebbero essere tutti i politici: onesti.
 

Chiarelettere
UNA BREVE BIOGRAFIA - Sandro Pertini (San Giovanni di Stella, 25 settembre 1896 – Roma, 24 febbraio 1990) è stato un politico, giornalista e antifascista italiano. Fu il settimo presidente della Repubblica italiana, in carica dal 1978 al 1985. Partecipò alla resistenza e alla liberazione dal nazifascismo, organizzando l’insurrezione di Milano, e votando il decreto che condannò a morte Mussolini e altri gerarchi fascisti. Nell’Italia repubblicana ricoprì per due legislature consecutive, dal 1968 al 1976, la carica di presidente della Camera dei deputati, per essere infine eletto presidente della Repubblica italiana l’8 luglio 1978. Andando spesso oltre il semplice ruolo istituzionale, il suo mandato presidenziale fu caratterizzato da una forte impronta personale che gli valse una notevole popolarità, tanto da essere spesso ricordato come il «presidente più amato dagli italiani».


LA NOTA EDITORIALE - Un capo di Stato diverso dagli altri. Il ricordo di Sandro Pertini è ancora molto vivo, i suoi discorsi, soprattutto le sue prese di posizione, mai mediate dal puro calcolo politico, rimangono impresse nella memoria. In un momento in cui la politica sembra essere lontana dai cittadini, ci è sembrato giusto riproporre le sue parole, così fortemente dettate da un sentimento di franca umanità, e da gesti spesso al di fuori dei protocolli istituzionali, e che per questo hanno conquistato milioni di italiani (molti ricordano la sua partecipazione ai Mondiali del 1982 e il drammatico episodio di Vermicino: Pertini in mezzo alla folla in attesa di avere notizie del bambino precipitato in un pozzo). Succeduto a Giovanni Leone l’8 luglio 1978, rivelò immediatamente un nuovo stile presidenziale. Il sontuoso palazzo presidenziale del Quirinale decorato con pesanti tappezzerie del Quattrocento non è mai stato per lui una residenza ma solo un luogo di lavoro. «Mai ho trascorso una notte al Quirinale. Mia moglie Carla non ci ha mai messo piede.»
Pertini prendeva servizio alle nove ogni mattina e lasciava il Quirinale alle venti per andare nell’appartamento che divideva con la moglie, Carla Voltolina, psicologa presso un centro di assistenza per tossicodipendenti. Durante i viaggi privati il capo dello Stato rinunciava all’aereo presidenziale servendosi degli aerei di linea e pagando di tasca propria il biglietto. Il suo settennato però si ricorda anche per la svolta politica che impresse al paese, avviando per la prima volta un’alternanza laica alla presidenza del Consiglio, dapprima con l’incarico a La Malfa, senza esito, poi a Spadolini e a Craxi. Baluardo contro il terrorismo, ebbe anche il coraggio di denunciare subito la pericolosità della P2 dando pieno appoggio alla presidente della Commissione, Tina Anselmi. «Mia moglie – disse una volta Pertini – non voleva che accettassi questa carica, e anch’io non ero molto convinto, ma come rifiutare di servire il proprio paese quando 850 grandi elettori su 1000 ti hanno eletto? È vero, la metà di essi se ne pente oggi perché aspettava che io servissi gli interessi di questo o quel partito politico, particolarmente il Partito socialista, che è il mio. Sono stati fortemente delusi perché mi rifiuto di servire interessi che non sono quelli del popolo italiano.» Questo libro, diviso in cinque sezioni (Prima di tutto, con il famoso discorso tenuto in occasione del terremoto in Irpinia, seguito da: La questione morale; L’impegno politico: una testimonianza di rigore e umanità; Pertini presidente della Repubblica; Il grande disegno europeo) comprende una selezione di lettere, discorsi, interviste (importanti quelle con Oriana Fallaci e Nantas Salvalaggio), messaggi presidenziali in televisione, coprendo un arco di tempo che va dagli anni della prima guerra mondiale fino al settennato presidenziale. Una vita giocata tutta all’attacco. Uno spirito libertario ma al servizio delle istituzioni. La sua grande impresa è stata proprio questa: servire il suo paese, diventare un eroe della Resistenza, partecipare alla costruzione della Repubblica e diventarne il più alto rappresentante (dopo essere stato presidente della Camera, mai invece fece parte di un governo) rimanendo però sempre lo stesso Sandro, una persona libera, un cittadino come gli altri. Indro Montanelli, che in più occasioni lo criticò aspramente, disse di lui: «Non è necessario essere socialisti per amare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità». Le parole e la commozione sincera di Pertini in occasione della morte di Enrico Berlinguer (11 giugno 1984), amatissimo segretario dell’allora Pci, sono rimaste impresse in molti: «Lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta».
I materiali presenti nel libro sono stati gentilmente messi a disposizione dal giudice Mario Almerighi, che firma l’introduzione. Già presidente della Fondazione Sandro Pertini, Almerighi è ora presidente dell’Associazione «Sandro Pertini Presidente», che si propone, così come era desiderio di Carla Voltolina, di «promuovere e divulgare studi e ricerche sull’opera e sul pensiero di Sandro Pertini, sui principi che hanno ispirato la sua vita improntata ai valori della giustizia sociale, della libertà, della solidarietà, dell’onestà e della pace».

fandango pertini andrea pazienzaAlcune vignette di Andrea Pazienza dedicate a Pertini (dal volume edito da Fandango)
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