"Riva", il romanzo del Vietnam che prova a rinascere dopo la guerra

Venerdì, 17 settembre 2010 - 16:00:00

LO SPECIALE

Libri

Speciale libri/ Scrittori, editori, editor, classifiche, interviste, poltrone, recensioni, brani in anteprima, blog, e-book, riviste online, notizie, curiosità, anticipazioni. Su Affaritaliani.it tutto sull'editoria

riva nottetempo

Nottetempo manda in libreria un libro suggestivo e unico nel suo genere: "Riva". L'autrice  è l'esordiente Kim Thúy: nata a Saigon, vive a Montréal. È stata interprete, avvocato, restauratrice, chef e cronista gastronomica.

IL LIBRO - A dieci anni, Nguyên An Tinh si ritrova sul fondo di una barca impregnata di cattivi odori e olio da motore, diretta con altri duecento vietnamiti in un campo profughi in Malesia. Una traversata infernale in cui, al tempo stesso, tutti sognano il paradiso di una “riva” e di una nuova storia, dopo quella sconvolgente della Guerra del Vietnam e dei campi di rieducazione comunisti. Quando approderà con la sua famiglia in Canada, la bambina cercherà di “guardare lontano, lontano in avanti”, ma non perderà le tracce del passato, “frammenti, cicatrici e barlumi” che tentano di riannodare i fili di una storia interrotta e divisa in due. Le schegge narrative si affidano allora a una continua oscillazione temporale e la lingua si fa liquida e acquatica come i fiumi, il mare e il principio femminile che culla e custodisce. Del resto Ru, il titolo originale del libro, in vietnamita significa “ninnananna”, e in francese, la lingua in cui la narratrice scrive, “piccolo ruscello”. Questo romanzo ha avuto un immediato successo in Canada e in Francia ha vinto il Grand Prix RTL-Lire 2010.

LEGGI IN ESCLUSIVA SU AFFARITALIANI.IT UN ESTRATTO

DA PICCOLA CREDEVO che la guerra e la pace fossero due opposti. Eppure ho vissuto in pace mentre il Vietnam era in fiamme, e ho conosciuto la guerra solo quando il Vietnam ha deposto le armi. Credo che la guerra e la pace di fatto siano amiche e si prendano gioco di noi. Quando gli piace, quando gli fa comodo, ci trattano da nemici, senza curarsi della definizione o del ruolo che gli assegniamo. Quindi, per scegliere la direzione del nostro sguardo forse non dobbiamo fidarci dell’apparenza né dell’una né dell’altra. Per mia fortuna, ho avuto dei genitori che sono riusciti a conservare il loro sguardo indipendentemente dal colore del tempo, del momento. Mia madre mi recitava spesso il proverbio che era scritto sulla lavagna del suo ottavo anno di scuola a Saigon: “Ð’òi là chi´ên tr .ân, n´êu bu`ôn là thua: la vita è una battaglia in cui la tristezza porta con sé la sconfitta”.

MIA MADRE HA COMBATTUTO le sue prime battaglie tardi, senza tristezza. Ha lavorato per la prima volta a trentaquattro anni, inizialmente come domestica e poi come operaia in fabbriche, manifatture, ristoranti. Un tempo, nella vita che aveva perduto, era la primogenita del padre prefetto. Non faceva altro che dirimere i litigi fra lo chef di cucina francese e quello di cucina vietnamita nel cortile di famiglia. Oppure, controllava gli amori clandestini fra domestiche e servitori. Altrimenti passava i pomeriggi a pettinarsi, truccarsi e vestirsi per accompagnare mio padre alle serate mondane. Grazie alla stravaganza della vita che conduceva, le era permesso qualsiasi sogno, soprattutto quelli che faceva per noi. Ci preparava, me e i miei fratelli, a diventare al tempo stesso musicisti, scienziati, politici, sportivi, artisti e poliglotti. Tuttavia, poiché il sangue continuava a scorrere e le bombe a cadere in lontananza, ci insegnava a inginocchiarci come i domestici. Ogni giorno mi costringeva a lavare quattro mattonelle del pavimento e a pulire venti fave germogliate, togliendo le radici una a una. Ci preparava alla caduta. Aveva proprio ragione perché, ben presto, non abbiamo piú avuto il pavimento sotto i piedi.

DURANTE LE NOSTRE PRIME NOTTI da profughi in Malesia, dormivamo direttamente sulla terra rossa, senza pavimento. La Croce Rossa aveva costruito dei campi profughi nei paesi vicini al Vietnam per accogliere i boat people, le persone sopravvissute al viaggio in mare. Le altre, annegate durante la traversata, non avevano nome. Sono morte anonime. Eravamo nel novero di quelli che hanno avuto la fortuna di potersi abbandonare alla terraferma. Cosí, ci sembrava una benedizione quella di essere fra i duemila profughi di quel campo che avrebbe dovuto accoglierne solo duecento.

ABBIAMO COSTRUITO UNA CAPANNA su una palafitta in un angolo appartato del campo, alle pendici di una collina. Per settimane, in venticinque persone di cinque famiglie diverse abbiamo abbattuto insieme, di nascosto, alcuni alberi del bosco vicino, li abbiamo piantati nel molle terreno argilloso, abbiamo fissato sei assi di compensato per farne un grande pavimento e abbiamo ricoperto la struttura con un telo blu elettrico, blu plastica, blu giocattolo. Per fortuna abbiamo trovato parecchi sacchi di riso fatti di iuta e nylon per circondare i quattro lati della nostra capanna, oltre ai tre lati del bagno comune. Insieme, queste due costruzioni sembravano l’installazione di un artista contemporaneo in un museo. La notte, dormivamo cosí appiccicati gli uni agli altri da non avere mai freddo, anche senza coperta. Il giorno, il calore assorbito dal telo blu rendeva soffocante l’aria della capanna. I giorni e le notti di pioggia, il telo lasciava colare l’acqua attraverso i buchi aperti dalle foglie, dai ramoscelli, dai gambi che avevamo aggiunto per fare fresco. Se un giorno o una notte di pioggia un coreografo si fosse trovato sotto quel telo, avrebbe sicuramente riprodotto la scena: venticinque persone in piedi, piccole e grandi, tutte con un barattolo di conserva in ogni mano per raccogliere l’acqua che cadeva dal telo, talvolta a fiotti, talvolta goccia a goccia. Se ci fosse stato un musicista, avrebbe sentito l’orchestrazione di tutta quell’acqua che colpiva la parete dei barattoli di conserva. Se ci fosse stato un regista, avrebbe catturato la bellezza di quella complicità silenziosa e spontanea fra gente misera. Ma c’eravamo solo noi, in piedi su quel pavimento che pian piano sprofondava nell’argilla. Dopo tre mesi pendeva talmente da una parte che siamo stati tutti costretti a cambiare posto per impedire che i bambini e le donne durante il sonno scivolassero verso la pancia rotonda del loro vicino.

NONOSTANTE TUTTE QUELLE NOTTI in cui i nostri sogni scorrevano sul pavimento in pendenza, mia madre ha continuato a desiderare un futuro per noi. Si era trovata un complice. Era giovane e sicuramente ingenuo, dato che riusciva a ostentare gioia e disinvoltura in mezzo al vuoto monotono della nostra vita quotidiana. Insieme, lui e mia madre avevano messo su una classe di inglese. Con lui abbiamo passato intere mattinate a ripetere parole senza capirle. Ma non mancavamo mai all’appuntamento, perché lui riusciva a sollevare il cielo lasciandoci intravedere un nuovo orizzonte, lontano dalle fosse piene di escrementi accumulati dalle duemila persone del campo. Senza il suo volto, sarebbe stato impossibile immaginare un orizzonte privo di odori nauseabondi, di mosche, di vermi. Senza il suo volto, sarebbe stato impossibile immaginare che un giorno avremmo mangiato qualcosa di diverso da quei pesci avariati, lanciati direttamente per terra alla fine di ogni pomeriggio nell’ora della distribuzione dei viveri. Senza il suo volto, avremmo sicuramente perso il desiderio di tendere la mano per riprenderci i nostri sogni.

0 mi piace, 0 non mi piace
Fai di Affaritaliani la tua HomePage
Iscriviti alla Newsletter
Mobile
Seguici su facebook
Rss
Twitter
Google
Internet Explorer

Terremoto/ Scossa di magnitudo 4 in provincia di Modena
Siria/ Russia: il massacro di Hula va condannato ma vanno dimostrate colpe
Cannes/ Palma d'Oro ad "Amore" di Michael Hanele
Cannes/ Gran Premio a Loach, Reygadas premiato come miglior regista
Cannes/ Il Grand Prix a Reality di Matteo Garrone
Siria/ Obama: la strage di Hula vile testamento di un regime illegittimo
Milano/ DomenicAspasso, controllati 1150 veicoli: 310 le multe
Lega Nord/ Piasente nuovo segretario Friuli Venezia Giulia
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

Case da sogno

Una villa? Un attico? Un loft? Quello che cerchi in un click
Trova tutto qui!

Prima rata gratis

Sei alla ricerca di un prestito? Trovalo subito
SCEGLI PRESTITÒ

Auto usate

Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
Cerca adesso