Quei giudizi al veleno sul cinema italiano
Sembra proprio che i critici cinematografici tedeschi non stravedano per il cinema italiano... l'anno scroso "Caos Calmo", assai gradito dal pubblico della Berlinale, fu stroncato dalla stampa. Tagesspiegel definì il film interpretato da Nanni Moretti "Troppo calcolato, piatto, di confezione".
Oggi il gioco si ripete con il documentario di Ermanno Olmi, uno dei mastri del nostro cinema, "Terra Madre", un documentario che riflette sul tema del cibo in questo mondo globalizzato. Secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz) si tratta "del punto più basso nell'opera del veterano italiano della regia". Senza dimenticare che all'apertura della rassegna il direttore della Berlinale Dieter Kosslic aveva motivato l'assenza di film italiani in gara dicendo che nel nostro Paese si fa del "cinema culinario, buono al più per digerire la cena...". Ora, la sensazione è che ci sia un po' di cattiveria gratuita da parte degli amici tedeschi. Però se si guarda l'inerzia creativa di molta parte dell'industria cinematografica italiana, la relativa povertà dei finanziamenti pubblici e l'assenza di strategie di sistema innovative e forti si capisce bene come il nostro cinema farebbe meglio a evitare vittimismi di circostanza e a rimboccarsi le maniche



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