Quando l'odio muove le masse
di Fausto Lupetti
Gli schieramenti sono ormai l’uno di fronte all’altro, pronti alla battaglia. Da una parte la sinistra, con tutte le sue sfumature, vede in Berlusconi il nemico, l’ostacolo allo spiegamento della democrazia. Dall’altro fronte ci sono Berlusconi e chi lo sostiene e lo adora che identifica il nemico mortale nella sinistra. Il rumor di sciabola cominciava ormai a farsi assordante. Ma pensavamo che fosse stato inaugurato un nuovo “racconto virtuale”, una nuova sceneggiata dalle tinte forti come quando Bossi annuncia che i suoi Lombardi sono pronti a scendere in piazza con i fucili, caricati a salve. La violenza politica, ai nostri giorni, si limita alle parole.
Alla fine di questa tormentata stagione sarebbe arrivato il voto, le elezioni come un evento che nell’immaginario è in grado di rassicurarci che tutto procede verso il meglio e che a tutti di destra o di sinistra, la democrazia, garantisce un lieto fine.
Invece forse no. La lotta per il potere potrebbe narrarci una nuova storia, una nuova realtà, interpretata usando la pancia e gli istinti, la follia e non la ragione. Questo se si darà un significato e si farà uso politico dell’aggressione a Berlusconi, mentre si sa che chi commette atti di violenza nega la politica e danneggia l’opposizione. Questa vecchia dama scorbutica e fuori moda, si è avviata, che lo si voglia o meno, verso la modernizzazione e liberazione dalla violenza, tornare indietro è impensabile.
Auguri di pronta guarigione a Berlusconi, perché è atteso, non ha importanza quando se fra pochi mesi o nel 2012, per la festa della democrazia, le elezioni.
Ma c’è una parola, una passione, su cui riflettere ed è l’odio, con Jean Baudrillard cerchiamo di capire:
“Oggi ci sono solo queste passioni: odio, disgusto, allergia, avversione, rifiuto e disaffezione, non si sa più che cosa si vuole, ma si sa che cosa non si vuole. Nella sua espressione pura di rifiuto, è una passione non negoziabile, irrecuperabile. E tuttavia c’è in essa come una chiamata all’altro assente perché si offra come oggetto di questo odio.
L’odio sogna di suscitare un’avversità combattiva che il nostro mondo non offre affatto, perché tutti i conflitti sono subito circoscritti. All’odio nato dalla rivalità e dal conflitto oggi si contrappone quello che nasce dall’indifferenza accumulata, che può bruscamente cristallizzarsi in un passaggio all’estremo. Non è più l’odio di classe che rimaneva paradossalmente una passione borghese, aveva un obiettivo e muoveva un’azione storica. Questo invece si manifesta solo con degli acting-out (recitazione). Non è portatore di violenza storica, ma di una virulenza nata dalla disaffezione della politica e della storia. In questo senso è la passione caratteristica non della fine della storia, ma di una storia che è a un tempo senza fine e senza esito, poiché non esiste soluzione a tutti i problemi che aveva posto. È possibile che oltre la fine, lungo quei confini dove le cose si capovolgono, ci sia posto per una passione indeterminata dove ciò che resta di energia si capovolga anch’essa, come il tempo, in una passione negativa.
Una passione negativa non può diventare universale, è inimmaginabile una federazione degli odi. Ci sarebbe quasi il desiderio che questo scenario si realizzi. Ma il peggio non sempre è sicuro. C’è tuttavia qualcosa che ormai sfugge completamente alla regolazione sociale. Se non è la fine della Storia, è certamente la fine del sociale. Non viviamo più nell’anonimia, ma nell’anomalia. L’anomalia è ciò che sfugge non solo alla legge, ma anche alla regola, è fuorigioco, non è più in grado di giocare. La violenza si alimentava nel fuorilegge, la virulenza si alimenta nel fuorigioco. Ma non sappiamo nulla su ciò che esattamente si alimenta nell’anomalia. Quando un sistema raggiunge l’universale (i media, le reti, i mercati finanziari, i diritti dell’uomo) diventa automaticamente anomalo e secerne ogni genere di virulenze : crack, aids, virus informatici, deregulation, disinformazione. Lo stesso odio è un virus di questo tipo.”



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