Quando il critico diventa opera d'arte
| Vittorio Sgarbi ad Affari: "Io nudo perché la verità e nuda. Glisenti? Non brillante. De Corato? Vicesindaco di campagna. Alle provinciali sono pronto a trattare con Penati" |
Di Luca Vaglio
Vittorio Sgarbi paparazzato in Sardegna mentre parla al telefono sul balcone di un hotel, così come mamma l'ha fatto. Lui ad Affari giura: "Non me ne sono accorto, è uno scoop, una foto rubata". Ma subito dopo precisa: "Io rappresento l'uomo che dice la verità e la verità è nuda. La polemica che ho fatto con quelli di Palazzo Chigi sull'allegoria di Tiepolo è in questo filone. La verità è nuda. Se pure io sono nudo, non c'è problema".
I più ricorderanno che il critico d'arte, quando ancora era assessore alla Cultura a Milano, aveva organizzato una mostra sull'arte gay, dove il nudo imperava, foriera di tante polemiche da essere annullata dal sindaco Letizia Moratti. E a chiudere la vicenda ci fu l'abbandono da parte di Sgarbi, ora sindaco di Salemi, della carica di assessore. Se vogliamo, come protagonista (involontario?) della paparazzata, Vittorio Sgarbi mette in pratica alcune delle trasgressioni che la Moratti gli aveva vietato. E in qualche modo si serve del suo corpo come se fosse un'opera d'arte. Il massimo per un critico d'arte, per un provocatore, per un disadattato di lusso... Da applausi



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