Così cambia il modo di fare protesta
![]() Fulvio Papi |
Poi la sua mente vola al 68. Lavorava all'Università di Pavia allora. E racconta: "Non c'era certamente la confusione di Milano. Ma i ragazzi lottavano per delle idee. La violenza non ha portato a niente. L'impegno politico sì. Si sono affermate l'autonomia dei giovani, la capacità d'iniziativa, rapporti familiari più liberi, maggiore indipendenza alle donne, rapporti scolastici meno rigidi e formali e soprattutto meno legati al comportamento esteriore".
"Non condivido i gesti estremi. Come i professori durante la contestazione, anche chi vuole fare politica oggi deve saper mediare. Con questa logica possono realizzarsi i cambiamenti e le buone trasformazioni".
Poi torna all'analisi della società di oggi. Sospira. E aggiunge: "La violenza c'è sempre stata, non prendiamoci in giro, ma negli anni Sessanta dietro i cortei o le manifestazioni c'erano dei progetti politici veri, codivisibili o meno, ma frutto dello studio e delle menti colte di giovani impegnati. La violenza era una forma diffusa di degenerazione. Oggi... c'è un forte senso di intolleranza che una volta mancava. Si respira nell'aria l'insofferenza nei confronti del diverso, delle opinioni altrui, che unita all'incapacità culturale di confrontarsi sul campo politico è disastrosa. In psicologia la chiamano elaborazione paranoica del lutto".
E sul dibattito sulla sicurezza: "Non è un problema di sicurezza. E' un problema di assenza di ideali e di strumenti per condurre un dialogo politico sensato e pertinente".
Virginia Perini



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