Premio Strega, cronaca (politicamente scorretta) in differita...

Mercoledì, 30 giugno 2010 - 15:05:00

ESCLUSIVA/ Alla vigilia dell'assegnazione dello Strega 2010, parla Stefano Petrocchi, coordinatore esecutivo del premio, e ad Affaritaliani.it rivela: "In futuro mi piacerebbe una rotazione quinquennale di parte degli Amici. L'attuale incarico a vita è anacronistico. Vedremo...". E sul documentario del critico Cortellessa che sta facendo tanto discutere: "Non condivido il suo punto di vista poco aderente alla realtà. E non sono d'accordo con l'immagine negativa dell'ambiente culturale italiano che viene fuori. Più che al paragone con Michael Moore, mi viene da fare quello con 'Striscia la notizia'. E poi il titolo, 'Senza scrittori'... ma oggi la critica letteraria può permettersi di decretare la 'non esistenza' degli autori?". E aggiunge: "Mi auguro che a fine anno venga rinnovato l'incarico del presidente Tullio De Mauro per un altro triennio". A proposito dei tagli del Governo agli enti culturali: "Noi della Fondazione Bellonci siamo fiduciosi in attesa delle decisioni del ministro Bondi...". LEGGI QUI L'INTERVISTA A TUTTO CAMPO

L'INTERVISTA A SCARPA E LA REPLICA DI CORTELLESSA

Tiziano Scarpa ad Affaritaliani.it: "Allo Strega voto per Pavolini. E sul documentario di Cortellessa... LEGGI L'INTERVISTA AL VINCITORE DELLO STREGA NEL 2009 E LA REPLICA DEL CRITICO LETTERARIO ALLE SUE DICHIARAZIONI

LE ULTIME
SULLE STREGA...

RUMORS/ Il primo luglio si assegna il Premio Strega. Grandi favoriti la Avallone (Rizzoli) e Sorrentino (Feltrinelli). Ma secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it anche la Mondadori, al contrario di quanto si è detto, è pronta a giocarsela fino all'ultimo, tanto che Pennacchi "rischia" di spuntarla a sorpresa... Quarto dovrebbe arrivare Nucci (che può contare sui circa 40 voti del gruppo Gems), mentre Pavolini (nonostante il sostegno della Fandango di Procacci e Desiati) si dovrà accontentare del quinto posto... Un lapidario Stefano Mauri (Gems) ad Affaritaliani.it: "Lo Strega non è certo in premio 'metitocratico' nel senso nel quale intendono questa parola i lettori. L'anno scorso prima del premio Vitali aveva già venduto quanto tutti gli altri concorrenti messi assieme...". SCOPRI QUI TUTTE LE INDISCREZIONI DELL'ULTIMA ORA

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Gian Paolo Serino
di Gian Paolo Serino

Strega comanda color… Acciaio. Non ci vuole molto per immaginare che Silvia Avallone vincerà il Premio Strega. Infatti, pur svolgendosi domani sera la premiazione, ne parliamo al passato. Più che una telecronaca è una teleucronica: una cronaca in differita futura.

Evidentemente anche quelli dello Strega sono consci che non ci sarà battaglia: il sogno di una replica dello spettacolino Scarpa Scurati dello scorso anno, finale al cardiopalma e sfida da cappa (mentale) e spada (eroina), non è neanche da programmare. Dare il Premio Strega è scandaloso: sarebbe come dare il Premio Nobel per la Letteratura a Dario Fo. Ma tant’è: i giochi sono fatti. Mentre anche sul web più che dibattere critici e scrittori si dimenano (basti leggere il blog Lipperatura, dove si sta svolgendo uno scontro tra Titani(c ) tra il critico Andrea Cortellessa e l’affiliazione e filiazione dei vari Wu Ming) sui quotidiani si cerca qualsiasi argomento per trovare delle novità con cui supplire alla carenza di notizie. Logica la vittoria dell’Avalonne. L’anno scorso vinse sul filo di lana il gruppo Mondadori con “Stabat Mater” di Tiziano Scarpa mentre il gruppo RCS perse con Scurati.

avallone sorrentino pennacchi nucci pavolini


Impossibile una replica vittoriosa dello stesso gruppo editoriale. Ma logiche matematiche a parte la Avallone ha tutte le carte in regola per vincere meritatamente: il suo, come ho già avuto modo di scrivere, più che un romanzo è una bara senza maniglie. Quale migliore libro potrebbe accompagnare l’estate dei dormienti lettori italiani all’ultima spiaggia? Un romanzetto come “Acciaio”: tra un libro Armony e una “Lolita” 3.0. Sullo sfondo le fabbriche, la droga, le vacanze, l’isola che non c’è, qualche tensione più pruriginosa che erotica. Tutti ingredienti perfettamente shakerati dall’editor di Rizzoli Michele Rossi, a cui andrebbe di diritto il Premio Strega. Qualunque lettore può accorgersi leggendo “Acciaio” che il passo narrativo cambia molto spesso: basta aver letto anche solo  l' Enciclopedia dei Quindici per capire che le due mani della scrittrice non son bastate. Per gli addetti ai lavori, quindi, la mano (morta) dell’editor Michele Rossi, più che un consulente un uomo da marciapiede editoriale, classico esempio di furbetto del quartierino editoriale, uno che venderebbe se stesso (come ha fatto) pur di scalare i palazzotti del potere editorial temporale. Nulla di personale: ognuno fa il suo mestiere. Anche perché l’annata narrativa di Rizzoli va premiata: da decenni non si assisteva a una caduta così in basso di un catalogo in cui tra i titoli più venduti c’è l’autobiografia di Gattuso.Quindi merito a RCS per aver creato questa Avallone bionica: bellissima ragazza, tra l’altro, gentilissima ed educata ad essere educata. Evidentemente dopo la casalinga di Voghera il prossimo passo è premiare la scrittrice di Biella.

Impossibile che vincano altri. Sorrentino? Malgrado Feltrinelli meriti, per una narrativa che non delude quasi mai, tranne appunto il romanzo di Sorrentino, è matematicamente impossibile che a giochi fatti possa trionfare. Sia per logiche di “marchetting” sia perché sarebbe ancor più vergognoso che un libro insulso e acchiappa lettori (le prime tre pagine sono strepitosamente ad effetto) possa strappare la vittoria. Secondo voi, con questo clima, può vincere Pennacchi con  un romanzo che si intitola “Canale Mussolini”? Si griderebbe allo scandalo, malgrado sia tra le migliori prove narrative degli ultimi anni. Meriterebbe anche Matteo Nucci con “Sono comuni le cose agli amici” ma il titolo è troppo lungo, mentre Fandango ha un catalogo troppo bello per sciuparsi con “Accanto alla tigre” di Pavolini. A proposito, ma non era “Cavalcare la tigre” di Julius Evola il romanzo originale? Dubbi a parte la nuova Miss Italia della Letteratura Silvia Avallone merita tutti gli auguri che sono dovuti ad ogni debuttante. Non passa giorno che il “Corriere della Sera” presenti intere pagine pubblicitarie che informano i lettori sull’andamento delle vendite di “Acciaio”: di ora in ora le edizioni aumentano. Credo si sia arrivati alla tredicesima edizione. Ma datele il Premio, prima che tocchi leggere “2 edizioni in un giorno solo”. Anche perché al “Corriere” non scherzano e tanto per gradire, in tempo da Strega, la Avallone è diventata anche editorialista da prima pagina. Come non bastasse tutto il tam tam mediatico creato intorno a questa eterea fanciulla capace di regalare ai lettori quello che si meritano: il Niente.  Un romanzo più a piombo che a Piombino costruito a tavolino per far sbavare i lettori più anzianotti davanti alle ninfette protagoniste, far caracollare le adolescenti identificandosi nelle due protagoniste quattordicenni, far incazzare, dopo la lettura, gli operai che ormai non lavorano più in fabbrica ma in tv sui tetti delle gru. Un romanzo che inquadra perfettamente la letteratura italiana contemporanea: romanzi che più che ai posteri resteranno ai postumi.

 

Lucilla Noviello  (Radiouno, Il Messaggero, oltre che collaboratrice di Affaritaliani.it) risponde così al commento di Gian Paolo Serino qui sopra...

Imparando dal tempo e dalla storia che lo schiamazzo o il commento indotto dalle circostanze – in un contesto pubblico o anche in un piccolo gruppo – non necessariamente sono richiesti, potremmo fare di questo silenzio educato un valore sociale e personale. Rendendo così  all’educazione l’antico merito di cultura. Quando scriviamo o commentiamo oppure intervistiamo un autore intorno ad un suo libro o proprio sul valore del linguaggio da lui usato o addirittura sulle motivazioni che lo hanno spinto a scrivere – tastino dopo tastino, sul computer luminoso come una lanterna – potremmo sceglierlo per il fascino che quel testo ci ha suscitato. Per il valore della storia. Per la scrittura, il cui ritmo, la cui composizione ci hanno fatto fermare. Che internet sia veloce, che il tempo fugga, che la tempesta imperi, tutto sommato non significa che la narrazione scorra via. Il libro – l’e-book lo scritto che manent-  hanno l‘ambizione della resistenza. Che forse dovremmo fare anche noi. Considerare i Premi un gioco? Una festa? Potrebbe essere un’ironica soluzione. E poi sfogliare – fosse anche su un video, piccolo o grande – le pagine dei testi. Quelli che hanno valore. Che dovremmo imparare a riconoscere – e che molti di noi sanno riconoscere. Di noi come lettori, intendo.  Intorno al fuoco la favola funziona. Altrimenti il gruppo si addormenta. Per tutto il resto il silenzio. Aristocratico, educato; significativo esso stesso. Un silenzio che talvolta non perdiamo l’occasione di rompere per scrivere – o raccontare, anche noi – che un libro è bello. Usando il potere – quello piccolo che abbiamo noi, leggendo e scrivendo – come un regalo.


 

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