Il popolo? Non ha più identità

Venerdì, 11 dicembre 2009 - 16:15:00

di Francesco Pira

Non sono passate molte ore da quando il Ministro per le Riforme, Calderoli, ha invitato il Cardinale di Milano, Tettamanzi, a parlare dei poveri lombardi più che di quelli extracomunitari e mi sono ritrovato a parlare di informazione, comunicazione e identità culturali, nella sede dell’Università di Udine a Gorizia. L’occasione un convegno organizzato dal Gruppo di Studi Storici e Sociali, Hystoria, capitanato da un collega dell’Ateneo friulano, Guglielmo Cevolin, giurista, che ha coinvolto l’assessore regionale veneto Oscar De Bona, il dirigente della Regione Friuli Venezia Giulia, William Cislino, ed altri illustri relatori. Al tavolo con noi doveva esserci anche il filosofo del diritto Danilo Zolo, bloccato dall’influenza a Firenze. Ma il suo pensiero è arrivato grazie ad una relazione trasmessa al professor Cevolin e da quest’ultimo sintetizzata. Un intervento che si legge quasi senza respirare e che ci mette davanti le nostre responsabilità di uomini e di cittadini.

Ha tuonato il professor Zolo: “L’accoglienza degli stranieri, anche la più ampia e generosa non può comportare la nientificazione dell’identità di un popolo. Sembra vero l’opposto. Un popolo senza identità non è capace di accoglienza. Un popolo senza una sua lingua, sue tradizioni, suoi universi simbolici, sue regole di convivenza politica non sa e non può ospitare nessuno: può soltanto sfruttare, emarginare, opprimere,e, se del caso, fare stragi. Chi oggi in Italia si accanisce contro i migranti è normalmente un soggetto privo di autonomia culturale e di identità personale, senza alcun senso di appartenenza ad una cittadinanza e ai suoi diritti, ad una storia e a un destino comune”.

Un pensiero chiaro che ci porta alla rappresentazione della paura degli extracomunitari che il sistema dei media manda in onda con regolare accanimento. Un po’ meno rispetto a qualche anno fa, come ha dichiarato all’Espresso il sociologo Ilvo Diamanti: “Secondo il Ministro Maroni, i reati sono calati dell’8%, ma le notizie di cronaca nera nei tg di prima serata nello stesso periodo sono diminuite del 50% (secondo l’Osservatorio di Pavia). Ed ecco spiegata l’assenza delle cifre”.

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