Pompei, giù anche la casa del moralista. Cronaca di un crollo annunciato
Un nuovo crollo a Pompei: dopo la scuola dei gladiatori, si sbriciola un muro della “Casa del moralista” chiusa al pubblico da sempre e situata a 20 metri dall’edificio crollato circa un mese fa su Via dell’Abbondanza. Il crollo riguarda un muro di fondo della casa che faceva da contenimento al peristilio, al giardino della domus. Sono caduti sei-sette metri di materiale “incerto”, considerato di scarso valore.
A inizio mese aveva destato grande clamore e stupore, oltre che indignazione, il crollo della Schola armaturarum, la scuola dei gladiatori. Una notizia che ha fatto il giro del mondo, sollevando interrogativi sulla cura dei beni culturali e storici italiani. Era da cinquant’anni che veniva denunciato lo stato di vergognoso abbandono.
IL COMMENTO - Pompei è il simbolo del crollo bipartisan
Di Giuseppe Morello
È come se gli scavi di Pompei avessero assorbito il clima e l’umore del paese, comportandosi di conseguenza. Come se le pietre avessero una loro intelligenza.
Tanto per cominciare traballa la Via dell’Abbondanza, riflesso di un paese che vive in regime di scarsità di risorse, come se le nostre ristrettezze ci impedissero di avere una via, anche solo a Pompei, che celebri l’eccedenza, il di più.
Emblematici degli schieramenti politici anche i crolli. È venuta giù la Domus dei Gladiatori e pareva fosse crollata anche la Casa del Moralista (il ministro Bondi ha smentito, ma il pericolo resta). Come se le pietre si fossero stufate del vitalismo gladiatorio della destra e dell’ossessivo moralismo della sinistra. E se la scuola dei gladiatori crolla, riproponendo l’annoso problema dell’edilizia scolastica (in Italia, specie al sud, ci sono scuole conciate peggio di quella di Pompei, ma senza i turisti), la residua resistenza della Casa del Moralista sembra lo specchio delle difficoltà della destra e del recente aumento del numero dei moralisti in circolazione.
Gli scavi di Pompei dunque come microcosmo che riproduce in piccolo un paese – come abbiamo scritto tante volte – privo di manutenzione ordinaria, che al primo terremoto e al primo acquazzone cade a pezzi (Abruzzo prima, Veneto poi). Solo che a Pompei la calamità naturale si è verificata più di duemila anni fa.
Viene facile pensare allora all’Italia come a un immenso scavo archeologico, fascinoso ma cascante, in cui sono riconoscibili le cariatidi, le colonne pericolanti, gli edifici precari. A uno sguardo d’insieme si intravedono i fasti di un glorioso passato, gli sfarzi di un’epoca d’oro ormai perduta, ma quel che resta sono ruderi, ormai stanchi di rimanere in piedi.
giuseppe.morello@affaritaliani.it



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