Piccoli editori crescono/ Da Castel di Sangro arriva la Neo Edizioni...
LO SPECIALE

La Neo Edizioni nasce nel giugno del 2007 dall’incontro tra Francesco Coscioni e Angelantonio Biasella. Il primo esperto di marketing e comunicazione, l’altro giornalista con velleità letterarie e trascorsi nell’editoria. Lo scopo dell’intero progetto editoriale è dimostrare la possibilità di un’alternativa alla produzione letteraria convenzionale. Un’alternativa capace di maturare una letteratura priva di dettami e condizionamenti, di ipocrisie e riverenze, di tradizionalismi e prudenza. Un’alternativa che trascenda le anguste leggi di mercato e che si riservi l’opportunità di osare incondizionatamente. La Neo si dà come vessillo da innalzare il neo, appunto, con tutte le derive che da esso possono scaturire: macchia epidermica, tumore in nuce, simbolo di fascino o di bruttezza, elemento nuovo, inatteso, fattore che altera e destabilizza. Il proposito è di fare della Neo un neo del mondo editoriale. 
IL LOGO
La linea editoriale propone e si propone testi caustici, sarcastici, turbativi, ironici, concettualmente forti e scomodi, deliranti nel contenuto ma non nella forma, capaci di insinuarsi nell’epidermide della cultura e della società attraverso sguardi inattesi, poco considerati. In questo senso la Neo è aperta alla narrativa, alla saggistica, alla poesia, al fumetto, ad un’illuminante contaminazione di queste. Miriamo a proporre lavori insoliti, che abbiano in sé una marcata nota di originalità ma che dimostrino una grande competenza narrativa. I nostri autori non hanno limite d’età, di nazionalità né di sconsideratezza. Siamo per l’editoria pura, investiremo quindi sulle opere scelte senza chiedere contributi agli autori. La sede operativa è a Castel di Sangro (AQ) a metà strada tra Roma, Napoli e Pescara. Un invito a rivalutare tutto ciò che è periferico e un modo per dimostrare la possibilità di esistere e contare anche essendo fuori dai centri nevralgici dell’editoria italiana. L’obiettivo, neanche troppo celato, è quello di contribuire ad una deterritorializzazione culturale in generale, porsi come antidoto alla fagocitazione operata da quei tre o quattro capoluoghi che secondo molti dovrebbero rappresentare l’Italia intera. Nient’altro che un neo lungo la dorsale appenninica. Con la speranza che questi nei diventino una costellazione.
LINEA EDITORIALE - "Puntiamo a raccogliere un ventaglio di idee provocatorio e caoticamente organico capace di approdare ad un’offerta editoriale che incarni il marasma universale. Predisposti verso il laicismo dispotico, il cattolicesimo morboso e tutti i fautori del nichilismo ecumenico, amiamo incondizionatamente chi è in grado di fare del disincanto contemporaneo un’arte dalle accezioni poetiche. Alla violenza ostentata, gratuita, conclamata, preferiamo quella concettuale, meditata, intimistica. Apprezziamo il coraggio, la volontà di mettersi in gioco totalmente e auspichiamo una letteratura priva di dettami e condizionamenti, di ipocrisie e riverenze, di tradizionalismi e prudenza. Accettiamo anche umorismo puro, sesso estremo, non solo etero, e ogni delirio di onniscienza. Nonostante i nostri gusti siano piuttosto forti, manteniamo una certa predilezione per la buona scrittura. Cerchiamo, quindi, autori capaci di sperimentare, di non porsi limiti, di scardinare ogni regola imposta dominando però, sempre e comunque, lo strumento narrativo. Ci piace ogni estremo a patto che abbia piena coscienza di sé.
Tre le collane per ora attivate: Iena, Potlach, Intimate. Iena raccoglie la parte più sarcastica e cinica della linea editoriale; Potlach lascia da parte sarcasmo ed ironia per raccogliere scritti duri e diretti; Intimate dedicata alla ricerca di una nuova poesia sganciata dall’accademismo e dalla contrizione dilaganti".
ALCUNE NOVITA' IN LIBRERIA:
I CANI LA’ FUORI di Gianni Tetti
Uno straniero segue un altro straniero, pensa che il dado gira e parla, e quando il dado dice una cosa è quella. Un ramo sbatte contro il vetro di una finestra, sembra che comunichi qualcosa, forse lo fa in codice morse. Un figlio ha l’ossessione dei denti, dei propri, gliel’ha inculcata suo padre, gli diceva sempre “Attento ai denti, i denti prima di tutto, parte tutto da lì”. C’è una scacchiera su cui si muovono destini diversi da quelli del Cavallo o della Regina, e c’è un dobermann che ha il dono della parola. Un ragazzino ha deciso di essere invisibile mentre una ragazza paga per le colpe di qualcun altro. Questi alcuni elementi degli undici racconti che compongono “I cani là fuori”. Undici storie che sembrano essere ognuna prologo ed epilogo di una stessa trama, di una visione cha abbraccia e mastica tutto. Non una semplice raccolta di racconti ma un disegno più ampio dove Gianni Tetti dà voce ad
una fame impossibile da saziare. È la fame di un’umanità che non riesce a far tacere la propria parte selvaggia, animale. Vite sospese in un mondo in cui gli uomini appaiono come lupi, come predatori e prede, come cacciatori e cacciati. Le voci dei personaggi sono latrati che si alzano in coro dagli angoli intimi e nascosti di una città che non
ha nome, in un’armonia che è insieme buia e accecante. “I cani là fuori” parla di tutto questo e ci dice che Gianni Tetti è un narratore puro, di quelli difficili da trovare.
Gianni Tetti è nato a Sassari l'11 Aprile 1980. È laureato in Lingue e Letterature Straniere, lavora presso
l'Università di Lettere e Filosofia di Sassari con una borsa di dottorato in Storia e critica del cinema e vive con
Alice. Si occupa di sceneggiatura collaborando a vari progetti cinematografici e televisivi.
Per Neo Edizioni ha scritto il racconto “I Cigni selvatici” (presente anche in questa raccolta in una versione
rivisitata), pubblicato nell'antologia E morirono tutti felici e contenti. Questo è il suo primo libro.
PALACE OF THE END di Judith Thompson
Nata come pièce teatrale, Palace of the End si articola in tre monologhi che hanno come perno il conflitto in Iraq. Tre i personaggi, realmente esistiti, di cui Judith Thompson immagina sensazioni e punti di vista. A Lynndie England,
soldatessa americana resa famosa dalle foto in cui sevizia prigionieri nel carcere di Abu Ghraib, e David Kelly, biologo inglese chiamato a dar prova dell’esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq, segue la storia di Nehrjas Al Saffarh, attivista irachena, moglie di un quadro del partito comunista oppositore del regime di Saddam. La forza di Palace of the End risiede nella sua lucidità, nella sua semplicità, nella sua durezza. E’ un testo in cui la denuncia emerge spontaneamente. Un’urgenza che analizza e accusa tanto l’avamposto delle democrazie occidentali quanto l’avamposto della barbarie iracheno. E lo fa senza emettere giudizi ma usando le parole di chi di fatto subisce l’arroganza del potere, di ogni colore e nazione, di ogni etnia e religione. Né buoni né cattivi ma soltanto vittime. Un potere ora mediatico, ora militare, ora politico, al cospetto del quale il singolo resta schiacciato. La Thompson, con stile crudo, intenso e preciso, dipinge come disumano tanto l’operato angloamericano quanto quello iracheno. Il suo sguardo diventa una testimonianza vivida e un’esortazione a capire che le origini del male possono essere lontane dai luoghi in cui solitamente ci ostiniamo a cercarle. La sua opera ad oggi è sconosciuta in Italia. Questa è la prima traduzione di un suo lavoro. Testo in lingua originale a seguire.
Judith Thompson, canadese, è docente di Teatro e Arte Drammatica presso l’Università di Guelph, in Ontario. Prolifica e riconosciuta autrice per il teatro, i suo maggiori lavori, spesso costruiti per monologhi, conservano una grandissima forza letteraria. E’ considerata una delle più eminenti drammaturghe canadesi. Tra i 12 maggiori testi pubblicati tra il 1980 ed il 2008, molti di questi hanno ricevuto premi e riconoscimenti. Sua la sceneggiatura di “Lost and Delirious”, film tratto dal romanzo “The Wives of Bath” di Susan Swan, uscito in Italia nel 2001 con il titolo “L’altra metà dell’amore”.Ad oggi le opere di Judith Thompson restano sconosciute in Italia. Questa è la prima traduzione di un suo lavoro. “Palace of the End”, messo in scena In Canada, Stati Uniti e Regno Unito col titolo “My Pyramids”, viene pubblicato in Canada nel 2007. Ecco cosa dice dell’opera il Los Angeles Times: “Palace of the End solleva il velo... una scrittura meravigliosamente precisa... un pugno nello stomaco... semplicemente indimenticabile quanto volutamente straziante”.



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