Il nuovo romanzo di Djian. L'incipit in anteprima su Affaritaliani.it
| DJIAN ARRIVA IN ITALIA. GLI APPUNTAMENTI: Torino 18 gennaio - ore 18 Milano 19 gennaio - ore 18 Bologna 20 gennaio - ore 18 Firenze 21 ottobre - ore 18
LO SPECIALE
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![]() L'autore |
Sta per arrivare in libreria per Voland il nuovo, breve ma taglientissimo e incalzante romanzo di Philippe Djian, "Incidenze" (traduzione di Daniele Petruccioli). Alla piccola casa editrice romana va dato il merito di proporre con continuità anche al pubblico italiano questo scrittore dal carattere non semplice ma dal grande talento, che in Francia è un autore di culto. Nel 2009 Voland ha pubblicato in Italia il suo primo romanzo, "Imperdonabili" (nella prossima primavera è prevista l'uscita del film tratto dal libro: il regista, André Téchiné, ha ambientato il film a Venezia. Nel cast, italo-francese, anche il nostro Lorenzo Balducci). A giugno 2010 è arrivato nelle nostre librerie "37°2 al mattino", il romanzo più famoso di Djian (le cui vendite hanno rilanciato quelle di "Imperdonabili"). Ora tocca a "Incidenze"...
![]() La copertina |
IL NUOVO LIBRO -
Marc, scrittore fallito, cinquantenne, insegnante universitario dalla carriera mediocre ma molto apprezzato dalle studentesse, si appresta a concludere la serata con una delle sue migliori allieve che ha bevuto un po’ troppo. Al mattino dopo trova la ragazza priva di vita nel letto e passato un momento di panico decide di sbarazzarsi del corpo, nascondendolo in un crepaccio. Le indagini sulla scomparsa della ragazza procedono con lentezza fino all’incontro con la matrigna della vittima, di cui Marc si innamora… Un romanzo denso di imprevisti, cinico e seducente, in cui le persone e i rapporti umani sono sempre diversi da come appaiono.L'AUTORE - Nato a Parigi nel 1949, Philippe Djian si impone negli anni ’80 come scrittore non conformista, considerato l’erede francese della beat generation. Catapulta i lettori in dialoghi serrati, mozziconi di sigarette, amori, sbornie malinconiche, squallide cene in cucine qualsiasi. Autore di culto della scena letteraria francese, Djian è cresciuto a Parigi facendo ogni tipo di lavoro: portuale (per andare in Sud America), magazziniere da Gallimard e anche giornalista, ha intervistato tra gli altri la vedova di Céline per la rivista “Magazine Littéraire”. 37°2 le matin è il romanzo che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Da questo libro il regista di J.J. Beneix ha tratto il film Betty Blue, candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 1987. Molto apprezzato dalla critica, ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali tra cui il premio Jean Freustiè 2009.
IN ANTEPRIMA SU AFFARITALIANI.IT L'INCIPIT DEL LIBRO Se c’era una cosa di cui ancora era capace a cinquantatré anni, in una bella serata d’inverno imbiancata dalla luna e dopo tre bottiglie di vino cileno molto forte, era imboccare la panoramica a tutta velocità. Guidava una 500 con il motore affaticato, ma certo in grado di scaraventarlo giù dal burrone, se non avesse tenuto il volante con mano ferma e gli occhi bene aperti sulla strada. L’aria ghiacciata entrava dal finestrino abbassato. Gli pneumatici gemevano a ogni tornante. Diversi idioti si erano ammazzati su questa strada nel corso degli anni, ma non per questo lui aveva smesso di sfidarla. Non si era mai deciso a passare la notte in città, qualsiasi cosa avesse fatto, bevuto o preso – mai. Nessuno poteva impedirgli di montare in macchina e tornare a casa. Non certo la strada. Non questa maledetta strada, in ogni caso. Accanto a lui c’era una ragazza, ubriaca anche lei, a quanto pareva. Le lanciò un’occhiata, meravigliandosi ancora una volta che un vecchio professore in giacca, con quella macchinetta, fosse capace di sedurre le studentesse e portarsele pure a casa, per spassarsela almeno fino all’alba. Diversi anni prima, in mancanza di altri riconoscimenti che non sarebbero arrivati, si era deciso ad approfittare dei vantaggi della professione. Un bel giorno per qualche strano fenomeno una sua alunna aveva iniziato a risplendere davanti ai suoi occhi, – da dentro, come una lanterna, di una luce magnifica – una ragazza del tutto incapace di scrivere due righe, peraltro abbastanza insignificante, di solito piuttosto insulsa, ma all’improvviso si era sentito abbagliato, colpito da una vampata mentre ne metteva in ridicolo l’ultimo compito, davanti a tutti e in modo un po’ brutale. Quella ragazza era diventata la prima di una lunga serie, una compagna di letto fra le migliori della sua vita. Moltiplicare le relazioni con le studentesse, in fin dei conti, non era un sacrificio né una magra consolazione. C’era chi si buttava via per molto meno. La ragazza con cui si trovava quella sera, il cui nome gli sfuggiva, si era appena iscritta al suo laboratorio di scrittura e lui non aveva cercato neanche per un secondo di lottare contro l’attrazione che provava per lei, un’attrazione eccessiva. E perché lottare? Il fine settimana si annunciava gelido, propizio al caminetto acceso e all’indolenza. Labbra a cuore. Fianchi pronunciati. Bisognava solo pregare perché fosse in sé al momento giusto. Non sembrava cosciente. La cintura di sicurezza le impediva di crollare di lato. Meglio preparare il caffè, una volta a casa. I lati della strada erano bianchi, il bosco nero come l’inchiostro. Guidava al centro della carreggiata, i denti stretti, a cavallo della riga bianca, che si attorcigliava sotto i suoi occhi come un serpente affamato nel chiaro di luna rossastra. Aveva ventitré anni. All’alba si accorse che era fredda, priva di vita. Dopo un attimo di stupore tolse bruscamente il lenzuolo, saltò giù dal letto e corse a incollare l’orecchio alla porta. La casa era silenziosa. Ascoltò con attenzione. Poi si girò di nuovo e osservò il corpo della ragazza. Per lo meno non c’era sangue. Meno male. Sotto la luce intensa che entrava dalla finestra sembrava intatta, lattea, liscia.
(continua in libreria)



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