Libri/ Tutto quello che non sappiamo sul petrolio. Dos Santos: "Dal 1982 le informazioni sono state secretate"
Di Mariano Sabatini - m.sabatini@libero.it 
Cosa accadrebbe se all’improvviso, come le stime degli esperti indicano, dovessero terminarle le scorte di petrolio e anche la produzione vedesse la battuta d’arresto definitivo? Nel “Settimo sigillo” (560 pp., 18.50 euro, ed. Cavallo di ferro), lo scrittore lusitano José Rodrigues Dos Santos – già autore del “Codice 632” ed “Einstein e la formula di Dio” – spinge in avanti la fantasia fino a raffigurare scenari apocalittici per la scomparsa dell’oro nero e il surriscaldamento del pianeta. Ancora una volta, come nei precedenti romanzi, è Tomàs Noronha il protagonista, investigatore che spazia dal Portogallo alla Siberia. “Se la parte che riguarda i mutamenti climatici può contenere in minima parte invenzioni di fantasia, quella su petrolio si basa su dati reali e attuali”, dice Dos Santos, giornalista, responsabile dell’informazione della tv nazionale portoghese.
Che tipo di ricerche ha svolto per scrivere il suo romanzo?
Ho cercato di capire come funziona l’industria del petrolio ed ho scoperto che nel 1981 la produzione dell’oro nero si è ridotta della metà per l’insufficienza dei bacini estrattivi. Dal 1982 invece tutte le informazioni che riguardano i dati sono state secretate. Per la prima volta quei documenti sauditi in possesso degli ingegneri della texana S.p.i. vengono divulgati nel mio romanzo. E per l’edizione italiana, che arriva in questi giorni nelle librerie, sono addirittura attualizzati.
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Perché lei, che è un giornalista, ha scelto la formula narrativa e non quella del reportage?
Mi è sembrato naturale rimettere al lavoro il mio investigatore Tomàs Noronha, per dare una chiave di lettura uniforme a tutta la mia produzione letteraria.
È preoccupato per il futuro dei suoi figli o nipoti?
Se per il riscaldamento globale gli effetti saranno percepibili dai nostri figli o dai figli dei figli, per il petrolio si possono ipotizzare problemi seri già fra cinque anni.
Pensa che i giornalisti abbiamo delle responsabilità?
Come i politici, i giornalisti sono superficiali, non conoscono il problema. Manca il tempo per approfondire, magari hanno quattro o cinque storie da seguire contemporaneamente e perciò non possono fare più di quanto fanno.
Quali reazioni si aspetta a questo libro?
Più che ai lettori comuni, il romanzo, che contiene anche ipotesi di soluzioni, è rivolto alle teste pensanti, le persone in posizione chiave. Infatti sono stato convocato al parlamento portoghese per riferire le mie deduzioni. Spero che la fiction televisiva a cui stanno lavorando smuova ancora di più le acque.
Il neo predente degli Stati Uniti sarà è più sensibile alla fine del petrolio?
Obama ha già destinato nuovi fondi alla ricerca scientifica per l’individuazione di fonti di energia alternativa rinnovabili. La famiglia Bush invece aveva forti conflitti di interessi, per via degli affari nel campo del petrolio. Non avrebbero potuto prendere misure efficaci e mordere così la mano che dava loro da mangiare.
E che idea si è fatto del nostro premier Berlusconi?
È l’umorista d’Europa e se lui è un ingordo dei media, Bush era un ingordo energetico



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