Personaggi/ D'Annunzio difensore del diritto d'autore
Foto e abiti di scena, locandine, documenti autografi e lettere di "La figlia di Jorio", spettacolo che consacrò Gabriele D'Annunzio come autore teatrale, hanno fatto da suggestiva scenografia, nelle sale della Siae, alla giornata di studi sul noto lettarato italiano a settant'anni dalla scomparsa. Un convegno il cui merito è stato quello di fare luce su un D'Annunzio inedito, presidente onorario della Siae dal 1920 al 1938. Non tanto e non solo il vate decadente e guerriero, lo scrittore notturno e il bardo combattente, ma soprattutto il D'Annunzio sensibile alle battaglie in difesa del lavoro degli autori, attento ai diritti e al ruolo dello scrittore di teatro in un'epoca in cui l'industria culturale stava sviluppandosi prepotentemente, spesso a scapito degli autori. 
Gabriele D'Annunzio
Il dibattito ha cercato di inquadrare una figura per alcuni versi ritenuta scomoda e chiarire se, a settant'anni dalla morte, esista ancora un certo contrasto tra i suoi alti e innegabili meriti e "quel velo di condanna per i suoi passati contatti filologici col fascismo e una vita spregiudicata. D'Annunzio - ha dichiarato il presidente della Siae Giorgio Assumma - sposa l'idea, suggeritagli da Treves, della bollinatura dei frontespizi per contrastare la pirateria. D'Annunzio collaborò intensamente alla riforma sul diritto d'autore del 1926. Erano gli anni in cui egli stesso lottava per la determinazione della durata di protezione dell'opera calcolata non piu' sulla data di pubblicazione ma in base alla vita dell'autore e ai 50 anni successivi alla sua morte".
Nonostante, anni dopo, D'Annunzio decida di abbandonare la Siae rimane e va ricordato come un "comandante oramai imbelle - ha aggiunto Assumma - uno dei nomi piu' autorevoli della storia della Siae". Dall'articolata tavola rotonda emerge, dunque, un D'Annunzio che lottava con impresari e capocomici, si confrontava serratamente con gli editori, consapevole del valore dell'autore a fronte delle molteplici forme di utilizzazione dell'opera. E se non un antesignano fu, a suo modo, una figura esemplare d'un artista ''sublime'' legato anche al dato materiale dell'opera, ovvero non solo all' ispirazione, ma anche al mestiere, alla creazione intesa come professione, con tutto quello che ne conseguiva, e cioè autonomia, immaginazione, studio e remunerazione.



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