Pazzi per Basaglia
Di Giuseppe Morello
È andata molto bene la fiction C'era una volta la città dei matti, dedicata a Basaglia che su Rai Uno ha fatto cinque milioni e mezzo di spettatori (anche se battuta da quella gabbia di matti del Grande Fratello).
La fiction ha il merito di aver illuminato una figura di cui molto si è discusso e che ha avuto il grande merito di farci guardare in un altro modo al mondo dei "pazzi".
Oggi non ci facciamo più caso, ma grazie a Basaglia è cambiata completamente la nostra percezione della follia e dei folli, non come malati da tagliare fuori dal consesso civile, gente da nascondere o da rinchiudere in luoghi circoscritti, ma persone complesse e persino con una loro ricchezza.
È addirittura superfluo ricordare che non é facile distinguere i cosiddetti "sani" dai cosiddetti "pazzi", e la linea di confine tra i due campi è labile, incerta, e per molti versi arbitraria, spesso fonte di sofferenza, vergogna o imbarazzo.
La forza di Basaglia è stata quella di renderci più consapevoli della fragilità di quella linea di confine e del fatto che la pazzia non è qualcosa da temere, ma qualcosa che sta attorno a noi. Niente di eccezionale ma qualcosa di "umano, troppo umano".



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