Paparazzi, dalla Dolce Vita al trash
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Paparazzi, paparazzi e ancora paparazzi. L'estate 2011 è all'insegna dell'occhio indiscreto, del bacio catturato da uno zoom professionale e della smaliziata ricerca di particolari 'croccanti' nelle vacanze delle star. Ma il voyerismo italiano sta diventando un'ossessione. I paparazzi non hanno risparmiato neanche gli intimi 'rituali' di politici come Massimo D'Alema (guarda la gallery) o le nuove conquiste di Stefano Ricucci, in vacanza in barca con una nudissima Pupa Flo.

Pruriti al centro (Foto Chi)
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Foto Novella
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Per non parlare di George Clooney e Elisabetta Canalis o di Belen Rodriguez, la cui vita sentimentale è di dominio pubblico dopo la storia con Fabrizio Corona. Ma c'è chi proprio non ne può più. Chi comincia a credere che questo tam tam sia tutto un bluff pubblicitario organizzato per far schizzare alle stelle la fama di personaggi che altrimenti rimarrebbero nell'ombra. "Ci siamo rotti le palle di Belen" scrivono alcuni sui più importanti social network. Sono in tanti ormai a non sopportare questa dilagante mania di pettegolezzo e a desiderare sulle riviste notizie, informazioni, curiosità. Complice di questa insofferenza anche gli svariati dibattiti sul concetto e l'importanza della privacy, nel contesto delle nuove leggi sulle riprese e sulle intercettazioni che potrebbero aprire la nuova era del giornalismo. Mentre, quindi, si accusano di essere trash (in inglese spazzatura, quindi di basso profilo culturale) i fotografi affamati di pettegolezzo, disposti a tutto pur di carpire particolari scottanti, c'è chi ricorda con nostalgia il paparazzo di una volta, alla Fellini maniera, che rappresenta per certi aspetti la natura dell'italiano: curioso, spregiudicato e scaltro. Capace senza esagerazioni di appagare l'anima voyerista presente in ognuno di noi.

Corona e Belen (Foto Novella 2000)
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Si ricorda così Felice Quinto. Girava su una Moto Guzzi rossa fiammeggiante, con la sua Rolleiflex a tracolla, per rubare foto alle star del cinema. Lui e i colleghi erano un branco di giovani sfacciati, invadenti e bellocci, che bivaccavano fuori dal Café de Paris, in Via Veneto a Roma, seduti su una Vespa o su una moto con le loro macchine fotografiche a portata di tiro. Fu lì che li vide Federico Fellini quando inventò la Dolce vita e la figura di Paparazzo, il fotografo interpretato da Walter Santesso che lavorava al fianco di Marcello Mastroianni, patetico giornalista a caccia di gossip per le vie di Roma, nella Hollywood sul Tevere. E fu lì che un giorno, seduto nel dehors, gli spiegò che "la definizione di paparazzo è semplicemente questa: uno che vuole rompere le palle".

Belen-Corona, gli ultimi momenti felici... - Foto Novella
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Un nome storico per l'Italia è Tazio Secchiaroli, celebre fotografo dei divi nella Roma degli anni sessanta. Alcuni invece attribuiscono la paternità della parola paparazzo allo scrittore abruzzese Ennio Flaiano che, descrivendo i fotografi, paragonò l'obiettivo della macchina fotografica all'apertura e chiusura delle valve delle vongole, "paparazze" in dialetto abruzzese, e per estensione al personaggio dietro la fotocamera. Poi c'è Adolfo Porry Pastorel testimone della belle époque, ma anche autore delle foto di maggior di successo del Duce e del Ventennio (ad es. la celebre serie di Benito Mussolini durante "la battaglia del grano"), oltre che di foto "non ufficiali" e istantanee destinate a entrare nella memoria collettiva. Spesso sequestrate dalla censura.



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