Paola Mastrocola, la poesia diventa racconto
![]() |
E ancora un animale del sottosuolo serve per completare la metafora (o l’apologo?): “La scrittura è una talpa scura,/l’animale senza gli occhi/che scava con le unghie il buio.// La scrittura è non aver paura/di ferire,/gli altri,// di morire”. Insieme all’istinto narrativo non va trascurata la cura per gli strumenti con cui tradurlo in poesia (abbondano non a caso i settenari e gli ottonari) e l’istinto sicuro per il gioco prosodico, condotto spesso con maestria come in questi versi, dove sembra di cogliere echi ungarettiani: “Invece qui, sulla battigia che declina/in onda, blanda, che dimentica/ di sé non batte, non arriva;/invece qui di nuovo ritornerà mattina,/un’alba luminescente/su un mare denso piatto/come la scia della lumaca sulla foglia/nascente”. E nel cuore di tutto il libro il mare, evocato nei paragoni, oggetto metaforico e al tempo stesso elemento morale, sfondo, paesaggio e insondabile rifugio, deserto d’acque dove sembra ancora possibile il romitaggio delle anime (“Noi invece appartiamoci sul mare”), a tal punto radicato in questa poesia da dettare una infinità di rime con i verbi all’infinito, come a fare da eco alla risacca, alla sua musica semplice, misura di un ordine cosmico.
Bruno Nacci
Dal sito di Samgha
Paola Mastrocola, La felicità del galleggiante, Milano, Guanda, 2010



Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.


















