Oscar/ Mickey Rourke ad Affari: "Sono rinato a Venezia, grazie al Leone d'oro a "The Wrestler"
di Giovanni Bogani
LOS ANGELES – Il giorno prima degli Oscar – per lui amari – abbiamo incontrato Mickey Rourke. E non è stato un incontro da poco. E' arrivato vestito di amaranto, con il dente d'oro, gli occhiali da sole, capelli scintillanti, castano-rossi. Occhiali da sole. Una vera rockstar. Un eroe di romanzo di Bukowski. Gli occhiali gli coprono gli occhi, ma l'anima non ha protezioni. La espone, con lucidità. "Ho vissuto quattordici anni di inferno", dice. "Lavoravo, ma un giorno o due per volta, parti minuscole. Solo nel weekend, magari. Solo con 'The Wrestler' sono tornato protagonista. E solo grazie a quel film tutti, a Hollywood, sono tornati ad avere fiducia in me".
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Ha vinto perché lo hanno chiamato per fare, dopo "The Wrestler", altri otto film. Da "Sin City 2" a "Killshot", dove ritroverà Diane Lane, sua partner di set e di vita. Da "Tredici", remake di un film francese di grande successo qualche anno fa, a "The Expendables", dove troverà altri due campioni di muscoli e di tenacia: Arnold Schwarzenegger e Sylvester Stallone. Schwarzenegger interpreterà se stesso come governatore della California. E già questa – del ritorno al cinema di Schwarzenegger, ma nelle vesti di se stesso – è una notizia. Trova il tempo per parlare ancora di Italia: "Sono molto legato all'Italia. Se ho deciso di fare l'attore, è perché ho visto dei film straordinari che venivano dall'Italia, i film di Federico Fellini e di Bertolucci, di Visconti, di Rossellini. Poi ho lavorato con Liliana Cavani, per fare 'Francesco'. E Sergio Leone", rivela, "aveva scritto un copione per me". Poco prima di morire, Leone aveva scritto trenta pagine di una storia per il cinema. Si chiama "Un posto che solo Mary conosce". E il protagonista doveva essere lui. Chissà, forse se la ride, da qualche parte nel cielo, Sergio Leone. Pensando che aveva visto giusto. Mickey Rourke è un duro con l'anima fragile. Un volto buono per il suo cinema più grande della vita. Anche Rourke è sempre stato "bigger than life", più grande della vita. Nel bene e nel male. Gli chiedo se avrà voglia di fare incontri di boxe ancora. "No, ormai è un periodo passato della mia vita, è fuori dalla mia mente. Ma per colpa della boxe, i produttori mi hanno rifiutato, mi hanno fatto fare anticamera nelle loro stanze. Adesso, per fortuna, mi chiamano loro".



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