Le ombre della guerra non oscurano la pace

Giovedì, 19 novembre 2009 - 08:00:00

di Denis Curti (curatore della mostra "Ombre di guerra")

Il mondo della scienza unito per la pace: la conferenza "Science for peace"

Davanti a fotografie che mostrano il dolore, la sofferenza e l’orrore della guerra, alcuni critici scambiano l’urgenza di informare e creare consapevolezza con pornografia, indifferenza o ipocrisia. E’ come se l’abbondanza di immagini tragiche e la pervasività della loro diffusione sui media anestetizzassero progressivamente i propri spettatori rispetto all’orrore che raccontano. Queste accuse rivolte alla fotografia documentaria, in realtà, rivelano qualcosa di semplice e al tempo stesso pericoloso: il desiderio di non guardare le ferite del mondo. Al contrario i fotografi di guerra si trasferiscono sul campo dei conflitti di tutto il pianeta e, anziché voltare la testa dall’altra parte, puntano l’obiettivo verso ciò che noi tutti dobbiamo vedere e sapere. La loro grandezza si misura a partire da questa presenza che sostituisce quella di tutti noi e ci consente di osservare e giudicare dall’ambiente protetto delle nostre case la violenza che ogni giorno sconvolge la terra che abitiamo.

Durante l’invasione di Praga da parte degli eserciti del Patto di Varsavia nel 1968, Josef Koudelka si trova nella sua città. Ha la macchina fotografica, scende in strada e scatta. Scatta con la rabbia di un uomo libero, testimone di un sopruso insopportabile. Scatta da partecipante attivo ai fatti che ferma sulla pellicola. Come lui si spingono in prima linea moltissimi reporter, la cui nobiltà trova il proprio fondamento esattamente nella partecipazione diretta alle vicende che riportano (Robert Capa sosteneva che “se le tue foto non sono abbastanza buone, vuol dire che non sei abbastanza vicino”), nella volontà di andare in fondo a un fatto giornalistico, nella scelta sempre consapevole di premere il pulsante di scatto, testimoniare, denunciare. Fotografare la guerra, s’è detto, significa parteciparvi, ma questo non significa soltanto camminare al fianco delle truppe, poiché talvolta una fotografia può sortire lo stesso effetto di un proiettile. Premere il pulsante di scatto, allora, può diventare difficile quanto esplodere un colpo di fucile. Ma in guerra ogni azione si compie in fretta, così in pochi istanti il fotografo si trova a dovere prendere complicate decisioni che riguardano la cronaca, la rappresentazione, la propria sicurezza, l’etica.


Foto Corbis
GUARDA LA GALLERY

Nel 1968 Eddie Adams scatta in Vietnam la sua famosa fotografia intitolata “General Nguyen Ngoc Loan executing a Viet Cong prisoner in Saigon”. Queste immagine fa rapidamente il giro del mondo, vincendo il Premio Pulitzer e il World Press Photo pur suscitando l’indignazione di una parte dell’opinione pubblica. Il fatto che questa fotografia sia diventata tanto celebre rappresenta una sorta di condanna per lo stesso fotografo, il quale ha addirittura dichiarato di sentirsi responsabile dell’accaduto per una certa misura: è come se il fatto di essere presente sul posto con una macchina fotografica avesse giustificato, o addirittura indotto, il comportamento omicida del soldato. “Il generale ha ucciso il Viet Cong; io ho ucciso il generale con la mia macchina fotografica”, dichiara Eddie Adams. Mostrandoci un mondo inospitale, i fotografi ci costringono a rivedere i fondamenti della nostra società, ad immaginare alternative e soluzioni. Le fotografie costituiscono pertanto un punto di partenza per una riflessione di tipo etico, come ben spiega Cornell Capa: “le immagini, al loro massimo di passione e verità, possiedono lo stesso potere delle parole. Se non possono apportare cambiamenti possono, almeno, fornire uno specchio non distorto delle azioni umane e quindi dare una forma alla consapevolezza umana e risvegliare le coscienze”. Ma di quale verità ci sta parlando Cornell Capa? Non certo della semplice corrispondenza fra la realtà che si è trovata di fronte all’obiettivo e ciò che la sua immagine riproduce, poiché sappiamo che nessuna verità di questo tipo è concessa in fotografia, bensì esprime la capacità di questo strumento di offrire al proprio pubblico una grande quantità di dettagli e calarlo nel mezzo dello scenario rappresentato.

0 mi piace, 0 non mi piace
Fai di Affaritaliani la tua HomePage
Iscriviti alla Newsletter
Mobile
Seguici su facebook
Rss
Twitter
Google
Internet Explorer

Lavoro/ Marcegaglia, trattativa si chiudera' entro inzio marzo
Lavoro/ Marcegaglia, no ipotesi di aumento costi per ingresso
Lavoro/ Marcegaglia, sul tavolo tutti i temi, anche art 18
Crisi/ Grecia, Ue, tempo per decisioni sta scadendo
Lavoro/ Sindacati a Monti, tavoli collegati per lavoro e fisco
Sanremo/ Si riunisce vertice Rai, Dg Lei invia Marano
Grecia/ Venizelos, daremo risposte entro teleconferenza
Crisi/ Grecia, Bundesbank, Bce non partecipera' ad haircut
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

La casa su misura?

Per te migliaia di offerte di immobili. In vendita e affitto
Cerca subito!

Prima rata gratis

Sei alla ricerca di un prestito? Trovalo subito
SCEGLI PRESTITÒ

Auto usate

Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
Cerca adesso