Il thriller/ Nella Danimarca xenofoba i media manipolano la realtà...

Giovedì, 2 dicembre 2010 - 10:11:00

Olav Hergel Iperborea
LA COPERTINA

L'AUTORE IN ITALIA

Olav Hergel sarà a Roma dal 6 al 9 dicembre, in occasione della fiera Più libri più liberi. Il 7 dicembre alle 17 nella Sala Turchese del Palazzo delle Esposizioni presenterà il suo romanzo con Eva Kampmann ed Emilia Lodigiani in un incontro dal titolo “C’è DEL giallo in Danimarca. Olav Hergel e le ombre della politica danese”

 

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 "Il fuggitivo" di Olav Hergel, dal 6 dicembre in libreria per Iperborea, è un coraggioso thriller politico che mette a nudo l'intolleranza, la xenofobia e la manipolazione dei media nella Danimarca di oggi: il Paese con la legge anti-immigrazione più severa d’Europa, sempre più impaurito dal diverso ma preoccupato di salvare le apparenze della sua tradizionale ospitalità. 

Il libro - Iraq, 2005. L’inviata danese Rikke Lyngdal viene rapita da una cellula terroristica e mutilata in diretta tv: se la Danimarca non ritira le sue truppe morirà. Il governo non cede, la tensione è al culmine, quando il mondo apprende incredulo della sua fuga. Rikke è promossa a eroina nazionale, e politici, giornali e tv se la contendono per farne il simbolo della propria causa. Ma la sua storia è troppo perfetta per essere vera. E se avesse mentito? E se fosse complice di Nazir, il giovane iracheno dai penetranti occhi azzurri che la guerra ha spinto al terrorismo, ora comparso sul suolo danese? Una serrata caccia all’uomo mette a nudo l’altra faccia della civile Danimarca, dove un partito populista fomenta le ansie xenofobe per guadagnare consensi, e i media sono al servizio del profitto più che della verità. Al brivido del thriller si unisce la critica graffiante di una società vittima delle proprie paure, di una politica fatta di slogan dove vince chi urla più forte e in cui risuonano echi sorprendentemente familiari.

L’autore - Olav Hergel è nato in Danimarca nel 1956. Dopo la laurea in Legge si afferma come giornalista e lavora per i più importanti quotidiani danesi, osservando in prima persona il cinismo affaristico dei media descritto in questo romanzo. Nel 2006 riceve il premio Cavling, il più alto riconoscimento della stampa nazionale, per un’inchiesta sui centri di accoglienza del proprio paese. Il suo romanzo d’esordio Il fuggitivo è divenuto subito un bestseller ed è ora in corso di traduzione in diverse lingue. Dal libro è stato tratto il film Flugten, che ha riscosso un grande successo nel Nord Europa.

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Non appena la donna uscì dal campo militare danese, Nazir la braccò col binocolo dal suo nascondiglio nella sabbia dietro il cactus. Non era particolarmente alta, aveva forme morbide, senza essere pesante. Indossava jeans chiari, una camicia bianca portata fuori dai pantaloni e dei sandali ai piedi nudi. I capelli biondo rame erano legati con una rosa finta, gialla, più decorativa che utile. Cercava di raccoglierli nel fermaglio, ma i riccioli non volevano saperne, e rinunciò, si sfilò la rosa e scosse i capelli che, folti e crespi, rimasero ritti più che ricadere. Doveva avere più o meno trentacinque anni, l’età di sua madre. Ma non si vestiva come sua madre, non aveva i seni cadenti di sua madre, e anche la sua morbidezza era diversa da quella di sua madre. Camminava come una donna, e quando Nazir la guardava, gli provocava il turbamento di una donna. Dopo tre giorni che la seguiva col binocolo, la voglia di vederla da vicino aveva vinto sulla prudenza. Il pomeriggio dopo era salito all’accampamento e l’aveva incrociata sul sentiero mentre lei scendeva. La donna aveva sollevato gli occhiali da sole sulla fronte e gli aveva sorriso. Un sorriso aperto, diretto, che l’aveva colpito in modo caldo e piacevole. Non era riuscito a staccarle gli occhi di dosso, e sapeva che lei se ne era accorta. Aveva sostenuto il suo sguardo e gli aveva di nuovo sorriso. Questa volta in modo ancora più caldo. Aveva un brillantino al naso, e sotto l’occhio destro una sottile cicatrice bianca ben visibile nel volto dorato dal sole e dalle lentiggini. Avrebbe voluto continuare a guardarla, ma gli era mancato il coraggio. Aveva abbassato gli occhi e affrettato il passo, mentre quel sorriso gli scaldava la nuca. Ogni giorno, nel tardo pomeriggio, la donna scendeva sulla riva del fiume, si sedeva contro una palma, fumava qualche sigaretta e beveva un paio di birre. La palma era a settecento metri dall’accampamento, e fuori dalla vista. Secondo Nazir bastavano in tre a rapirla. Sarebbe anche stato più facile. I danesi si insospettivano solo quando vedevano arrivare gruppi più numerosi di giovani iracheni. Tra poco si sarebbe seduta e avrebbe tirato fuori dalla borsa una birra. Avrebbe aperto la lattina, acceso una sigaretta e l’avrebbe fumata con lunghe e profonde boccate. Si sarebbe guardata intorno e, appurato che non c’era nessuno nelle vicinanze, si sarebbe tolta la camicia lasciando il sole scaldarle il ventre e i seni che parevano morbidi e caldi. Era peccato guardarla così, Nazir disprezzava la propria debolezza. Non era degna di Allah. Non era degna di suo padre. (continua in libreria)

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