I nuovi contestatori, il viaggio di Affari con Massimiliano Panarari

Mercoledì, 16 dicembre 2009 - 12:00:00

Travaglio

di Virginia Perini



"Giovani carini e (in parte) disoccupati hanno preso il posto degli operai. I figli della ex classe media depauperati dalla globalizzazione e dalla crisi hanno sostituito i proletari". Sono i nuovi volti della protesta. La generazione di manifestanti dell'epoca dei reality. Quella dei No Cav Day o dei cortei contro la riforma scolastica della Gelmini.
Forum/ Secondo te chi sono i nuovi contestatori?
Rievocano il '68, ma non sono sessantottini. Sventolano Il fatto quotidiano come simbolo e manifesto della nuova filosofia politica, il travaglismo. Leggono La Repubblica (non Il Manifesto) e guardano Annozero. Anzi, non solo guardano, ci lavorano. Giulia Innocenzi li rappresenta perfettamente. Chi è? La giovane giornalista che intervista il pubblico di Santoro. Classe 1984, laurea in scienze politiche alla Luiss di Roma, impegnata politicamente nei giovani democratici.

Mai come nei giorni successivi all'aggressione del premier i contestatori dei tempi moderni sono sotto i riflettori. Affaritaliani.it propone un viaggio alla loro scoperta con Massimiliano Panarari. Politologo e docente di analisi del linguaggio politico all'università di Modena e Reggio Emilia conosce i giovani e la sinistra di oggi e ha pubblicato un articolo per Il Mulino numero 6 2009 dal titolo Facebook a chi? Punti e appunti per una decostruzione del social network del momento.

L'IDENTIKIT
"Sono figli dell'età della fine delle ideologie. Molto postmoderni nell'atteggiamento e anche nella moda - spiega Panarari. Questo significa che non seguono un modello coerente. Indossano la kefia e portano sottobraccio Repubblica, si proclamano comunisti o apartitici e aspirano a un costoso master a Yale. Il loro principale interesse? Il futuro. E' questo che li porta in piazza: la preoccupazione materiale". Poi ecco il paragone con il passato: "A differenza dei loro padri, non assisteranno a un miglioramento delle loro condizioni economiche". 

LA FILOSOFIA
"Marxianamente stiamo assistendo a una 'rivoluzione' (la rivolta contro il Cav) che trova le sue radici nell'aspetto materiale. Il no a Berlusconi è un no al neoliberismo, la struttura economica che li ha illusi di poter avere un futuro prosperoso e poi li ha lasciati nella condizione di milleuristi. Anzi cinquecentoeuristi. Condizione che non solo non vedrà miglioramenti, ma è inversamente proporzionale ai loro investimenti nello studio, nei master, nella professione".

LA POLITICA
"Sarebbero i naturali elettori del Pd, ma a causa della latitanza del partito che non è in grado di supportare le manifestazioni pubbliche e di coordinare l'opposizione si affidano alla blogosfera, al web e fanno politica da autodidatti attraverso i social network. Organizzano da lì la presenza e i cortei. Online fanno dibattito subendo però la mancanza di una dimensione politica reale. Assenza di riferimenti. Crisi profonda".  

Berlusconi Tartaglia
Silvio Berlusconi
e l'aggressore Tartaglia
IL SENTIMENTO 
Non si fa che parlare di odio. Odio personale e diffuso verso il premier. "Berlusconi, ricco imprenditore e proprietario di case editrici e televisioni rappresenta la caduta di quell'illusione di cui parlavo prima. Quello che l'Italia promette e non dà. E diventa l'icona di tutto quello che non va nel nostro Paese. Si genera un processo di identificazione che coinvolge il Cav, l'Italia e gli Italiani. Non a caso il No Cav Day ha fatto parlare di sè in tutto il mondo, da Londra a New York. Questo scalfisce il carattere cosmopolita della nuova generazione, che aspira a fare bella figura all'estero. Aspirazione frustrata proprio dall'immagine che Berlusconi da di sè negli altri Paesi". L'odio quindi si oppone all'amore (a cui proprio oggi inneggia), al sorriso perenne, all'ottimismo di Silvio che non corrisponde poi alle reali condizioni in cui versa la maggior parte della popolazione italiana. Prosegue Panarari: "Il sentimento che porta la gente in piazza non è comunque l'odio. E' l'indignazione. La politica di oggi è essenzialmente emotiva, è una forma di pre-politica priva della dimensione organizzativa e partecipativa".

IL TRAVAGLISMO
"Come il dipietrismo è diventato il riflesso di questi tempi. Esiste solo e in quanto contrapposizione al premier e segna solo una stagione dell'Italia. Entrambi sono epifenomeni destinati a finire con Berlusconi. E terminata l'era del berlusconismo resterà un grande interrogativo: che cosa fare per ri-costruire l'Italia? Quello che manca ora è un'idea alternativa del nostro Paese. E nonostante tutto i giovani in piazza colmano il vuoto pericoloso di questa fase storica".

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