Nottetempo e Aliberti, due editori uniti dal referendum sul nucleare... L'intervento di Tommaso Pincio
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Due editori indipendenti, Nottetempo e Aliberti (entrambe le case editrici di recente hanno pubblicato libri di Luciana Castellina, che si è molto impegnata per la riuscita del volume), si sono uniti per un progetto comune ("Per dargli maggiore forza e tempestività"), un libro a sostegno della campagna contro il nucleare che contiene gli interventi dei maggiori scienziati nucleari italiani, di scrittori, e dei referenti di alcune delle maggiori associazioni ecologiste internazionali. "La fine dei dinosauri", uscito il 10 giugno è un volume nato dopo Fukushima per affiancare il referendum sugli impianti e le energie nucleari in Italia, e fornire gli argomenti sia per una risposta immediata che per una riflessione futura.
"La fine dei dinosauri" non è solo un libro “contro”, ma la descrizione di un futuro possibile, purché gli investimenti si concentrino decisamente sulle energie rinnovabili, con un impegno generale, di cui i comuni, le regioni e i cittadini saranno i principali protagonisti. Il volume richiama il rischio che corre la specie umana proseguendo sulla strada che il nucleare sta delineando.
Hanno contribuito: Stefano Argirò (fisico), Federico M. Butera (fisico), Stefano Caserini (climatologo), Marcello Cini (fisico), Guido Cosenza (fisico), Giuseppe Genna (scrittore), Roberto Natalini (matematico), Giuseppe Onufrio (fisico, Greenpeace Italia), Wolfgang Palz (fisico), Giorgio Parisi (fisico), Tommaso Pincio (scrittore), Francesca Sartogo (architetto, EuroSolar Italia), Hermann Scheer (premio Nobel alternativo ’99 per l’Energia Solare), Stefano Sylos Labini (geologo), Junko Terao (giornalista), Paolo Valente (fisico).
L'INCIPIT DELL'INTERVENTO DI PINCIO:
Gita al posto degli atomi
di Tommaso Pincio
Ho sei anni e frequento la prima elementare alla scuola Dante Alighieri di Latina, capitale d’Italia. Da quando vado a scuola sono diventata Aurora, la dea del mattino. È perché nella mia classe siamo tutti divinità. Ci sono io che sono la dea del mattino, e poi ci sono le altre divinità della Roma antica. Ci sono Marte, Giove, Minerva, Venere e anche Titone, che è mio compagno di banco. Nella nostra classe siamo in tutto venti bambini divinità. A scuola funziona cosí: il primo giorno la maestra fa alzare i bambini uno per uno e dice: “Tu da oggi sei Nettuno, tu sei Giunone, tu sei Saturno”. A me ha detto: “Tu sei Aurora, che si rinnova ogni mattino e vola per il cielo annunciando il nuovo giorno”. Ovviamente, non è che volo per davvero. Nessuno di noi è veramente quel che la maestra ci dice di essere. In pratica, è una specie di gioco. La maestra ci ha spiegato che cosí impariamo ad accettarci tra noi per come siamo. Dice che la nostra mente non è ancora pronta alla diversità da radiazioni. Prima, infatti, le persone erano quasi tutte belle e prestanti come il Duce che ci dava la luce e come il Premier che ci infonde ottimismo. Il Duce è la nostra fierezza di ieri, mentre il Premier è il nostro orgoglio di oggi perché lui è rimasto uguale alle persone di prima e a centoventi anni ha ancora la gagliardia di un ventenne. L’altra cosa delle persone di prima è che non erano diverse come quelle adesso. Alcune diversità ce l’avevano pure loro, piccole però. Certe avevano i capelli scuri, certe biondi. Certe erano alte e certe basse. Ma per il resto si somigliavano. Non era come è nel mondo di adesso
dove tutti sono diversi. Nella nostra classe, per esempio, ogni bambino ha una sua particolarità. C’è chi ha
la pelle rugosa e nera come il carbone, chi ha le mani con quattro dita, chi è rotondo come una palla di
gomma. Alcuni bambini, a guardarli da lontano, non sembrano tanto particolari. Poi, quando ti avvicini, vedi che sono radioattivi pure loro. Tipo il mio compagno di banco, Titone. Lui non sembra particolare nemmeno da vicino. Gli mancano un po’ di capelli, ma a parte questo è quasi come le persone di prima. Ti accorgi che è radioattivo solo perché quando parla ti sputacchia addosso pezzetti di polmone o qualche altro organo marcito. È in continua mutazione. Ogni tanto gli marcisce dentro qualcosa e poi si rigenera. Dice che da quando è nato ha cambiato gli organi piú di cento volte. Cuore, stomaco, polmoni e un mucchio di altra roba. Io non so se è vero. Forse sí. Una cosa la so, però: da grande non lo sposo di sicuro. A me non importa se negli antichi miti Aurora è la concubina di Titone. Quando ti sposi con qualcuno lo devi baciare e io non voglio mica ritrovarmi in bocca gli organi interni andati a male di Titone. Mi sta bene tutto, anche un marito con bruttissime particolarità, ma uno che sputacchia schifezze proprio no. Per fortuna, lui nemmeno mi guarda. È un bambino molto studioso, la maestra dice che è il primo della classe e che dobbiamo prendere esempio da lui, che ha un mucchio di interessi. Io non ne vedo il motivo. Mia mamma mi ha raccontato che quando sono nata sembravo piú un sacchetto di plastica del supermercato che una bambina. Non avevo tutti i vari buchi che hanno le persone. Bocca, orecchie e naso, non li avevo. E non avevo neppure i buchi che servono per andare al bagno. Nel foglio dell’ospedale c’era scritto che ero un individuo di sesso femminile nato con una patologia multipla complessa. Di solito i bambini cosí particolari muoiono nel giro di pochi giorni. Io sono sopravvissuta, però. Mia mamma dice che è perché mi amava tanto lo stesso. Dopo mi hanno rimesso un po’ a posto, mi hanno fatto i buchi che mi mancavano, ma ero ancora cosí particolare che non potevo uscire dall’ospedale. Infatti, quando ero piú piccola non giocavo a fare la
spesa o agli altri giochi delle bambine. Siccome sapevo i nomi di un sacco di patologie giocavo all’ospedale. Misuravo la febbre alle bambole e se una di loro moriva la coprivo con un lenzuolo bianco come si fa coi morti veri. Mia mamma dice che se sono sopravvissuta è anche merito mio, perché ho un sacco di forza di volontà. Il nostro Premier direbbe che sono una bambina ammirevole. Perciò penso che non c’è bisogno che io prenda esempio da Titone. Comunque lo so che la maestra dice per dire. Non è giusto fare paragoni tra le persone come ai tempi in cui il mondo era ancora incontaminato. (continua in libreria...)



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