Nisini, lo scrittore-agricoltore che punta allo Strega, si racconta con Affaritaliani.it... L'INTERVISTA
LA TRAMA DEL LIBRO Marcello Vinciguerra è un imprenditore agricolo di successo. La sua azienda, ereditata dal padre, è una tra le più importanti d'Italia. Ha una LO SPECIALE
di Antonio Prudenzano
bella moglie, Ludovica, donna sofisticata e complessa, proprietaria di un negozio di
arredamento e amante del lusso e del design, vive in una bella casa, conduce una vita - almeno in apparenza - piena di sicurezze. Una sera, però,
un servizio televisivo dedicato a un potente boss della camorra fa riaffiorare nella sua memoria un ricordo dell'infanzia. E con il ricordo il dubbio. Quel boss era lo stesso uomo che lui e suo padre incontrarono, tanti anni prima, in mezzo a strani edifici a forma di cilindro? Chi
era davvero suo padre? E quale ombra si nasconde
nel passato della sua famiglia? L'inquieto affollarsi di queste domande spingono Marcello a
una ricerca ossessiva della verità, che in una crescente spirale di avvenimenti - tra cui la scoperta di una misteriosa fotografia risalente ai primi anni Cinquanta e un breve viaggio in un'immaginaria cittadella camorrista - lo porterà
a scontrarsi con un mondo inafferrabile e ambiguo, in cui tutti possono essere onesti o
collusi, corrotti o corruttori.

Elido Fazi sul nuovo libro di Giorgio Nisini punta molto. Lo ha ammesso lo stesso editore romano, intervistato qualche giorno fa da Affaritaliani.it (QUI). La voce gira da un po', "La città di Adamo" sarà candidato al Premio Strega. Il suo autore, non un esordiente, è nato a Viterbo nel 1974, insegna sociologia della letteratura a "La Sapienza" di Roma e nel 2008 ha esordito con "La demolizione del Mammut" (Giulio Perrone, 2008), Premio Corrado Alvaro Opera Prima (in cinquina anche al Premio Tondelli). Il critico Massimo Onofri ha definito questo nuovo romanzo un "giallo morale e esistenziale". Dalla casa editrice fanno sapere, con un certo orgoglio, che "La città di Adamo si propone, "grazie alla messa in scena di un conflitto all'apparenza insanabile tra dato razionale e intuitivo, come punto di partenza per un 'realismo metafisico' italiano. Una storia sui limiti della conoscenza, sulla difficoltà di separare il bene dal male". Come il padre, e come il protagonista del romanzo, Nisini è (anche) un imprenditore agricolo. Amministra l'azienda agricola di famiglia, nella quale si producono soprattutto castagne e marroni. Con Affaritaliani.it lo scrittore si racconta a tutto campo. 
LA COPERTINA
Nel suo romanzo si parla anche di camorra. E' stato il successo di "Gomorra" a spingerla a "cavalcare" questo tema, naturalmente in modo molto diverso da come lo affronta Saviano? 
Giorgio Nisini
"In realtà la camorra m’interessava solo in quanto possibile rappresentazione del male, avrei potuto parlare di mafia, di ’ndrangheta o di qualsiasi altra forma di criminalità. I veri temi del romanzo sono quelli del dubbio, della questione morale, della complessità di stabilire una verità incontrovertibile su un determinato fatto. Come si fa a condannare in maniera assoluta un individuo, mi sono chiesto, soprattutto se questo individuo è tuo padre? Ecco, ho provato a raccontare una storia in cui il confine tra colpevolezza e innocenza fosse difficilmente distinguibile. Per quanto riguarda Saviano è un problema che non mi sono posto, lui segue un percorso molto diverso dal mio, la sua scrittura è prima di tutto un atto di denuncia. È forse più giusto citare il Camorrista di Tornatore, soprattutto per la figura ambivalente del boss, verso il quale Marcello, il mio protagonista, prova un oscuro e pericoloso fascino. È l’ambivalenza del male, appunto. E dunque anche l’ambivalenza del bene".
Anche la sua famiglia, come quella protagonista del libro, ha dovuto scendere a compromessi con la camorra? Il romanzo è autobiografico?
"La sua domanda mi lascia perplesso, il mio non è un libro autobiografico ma un romanzo. La sola cosa che mi accomuna a Marcello è l’esperienza imprenditoriale, e neanche fino in fondo, visto che a differenza di lui io gestisco soltanto una piccola azienda agricola per passione. Ma in fondo qualsiasi scrittore, in maniera più o meno consapevole, lascia filtrare nelle proprie storie qualcosa di sé. In ogni caso né io né la mia famiglia siamo mai dovuto scendere a compromessi, come le dicevo sopra la camorra è solo uno dei tanti possibili emblemi del male. In origine il mio libro era ambientato nel quartiere Zen di Palermo".
E' pronto alla sfida del premio Strega, visto che la sua casa editrice vorrebbe candidarla? A proposito, cosa pensa del premio, che ogni anno scatena polemiche?
"Credo sia ancora prematuro parlare del Premio Strega, anche se ovviamente sono contento della fiducia che mi sta dimostrando l’editore. Le polemiche fanno parte del mondo umano".
"Realismo metafisico" è una definizione che si adatta bene al suo nuovo libro?
"Con il mio primo romanzo mi ero già posto il problema di stabilire un orizzonte estetico entro il quale muovermi. Ad attrarmi non era tanto la tradizione letteraria del realismo metafisico, quella che dai manieristi-barocchi arriva fino a Eliot e Montale, quanto quella figurativa: la linea cioè che dalla metafisica pura di De Chirico si sviluppa nella metafisica quasi narrativizzata di Edward Hopper, e che ritrovo nell’iperrealismo metafisico di Marco Verrelli, che è l’autore della tela utilizzata come copertina. Del resto i protagonisti delle mie storie sono individui estremamente pragmatici, nel primo romanzo era un architetto esperto in demolizioni edilizie, ne La città di Adamo un imprenditore agricolo: tutti figli di una cultura razionalista, positivista, realista, che però a un certo punto vedono saltare la propria visione del mondo. Il cortocircuito che si crea è il detonatore narrativo del romanzo: la realtà empirica, scientifica, verificabile, viene messa in discussione, e salta fuori una realtà diversa, opaca, sgranata, difettosa, non sondabile fino in fondo. Ma là dove non c’è la sondabilità c’è per me la metafisica, in senso strettamente etimologico. La letteratura è un modo di attraversare queste sacche d’insondabilità che perseguitano l’essere umano".
Quali sono gli autori italiani contemporanei che legge più volentieri?
"Credo che nell’ultimo decennio le cose più interessanti siano arrivati dalla letteratura meridionale, Saviano, Pascale, De Silva, Piccolo ecc… Una generazione di scrittori che ha cercato di rimodellare e aggiornare un’immagine del Sud ancora incastrata in vecchi stereotipi. M’interessa poi moltissimo la strada che ha intrapreso Sandro Veronesi nel suo ultimo romanzo, una riflessione sulle capacità conoscitive dell’uomo che già in parte aveva anticipato ne La forza del passato. Tra le autrici in assoluto Melania Mazzucco, ha il respiro e la forza narrativa delle grandi scrittrici".
E chi, invece, proprio non le piace?
"Sul banco dei cattivi non metto nessuno, anche se in generale preferisco gli autori che si fanno le ossa prima di arrivare alla grande editoria. Ma ci sono le eccezioni, ovviamente".
Lei è anche un editor (dirige una collana di saggistica per Giulio Perrone editore). Che impatto ha questa sua attività con la sua scrittura? Riesce a essere lo "spietato" editor di se stesso?
"La saggistica è un settore molto diverso dalla narrativa, non si tratta di due attività in conflitto. Posso però confermarle che sono stato spietato con me stesso, la stesura di un romanzo richiede una dedizione assoluta e una continua opera di autocritica. Per scrivere La città di Adamo sono rimasto recluso per 13 mesi in una stanza. Un rigore quasi monastico".
E accetta i consigli degli altri editor?
"Gli editor sono dei lettori crudeli, è il loro ruolo, non devono compiacerti o celebrarti, ma criticarti, aiutarti a metterti in discussione, farti vedere le cose da un altro punto di vista. Più che accettare i singoli consigli ho cercato di aprire un dialogo con loro, abbiamo discusso più volte sul libro, i personaggi, la storia. Devo dire che in casa Fazi ho trovato grandissima professionalità".



Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.

















