Il nuovo libro, il film di Salvatores, i ricordi, i tatuaggi, TQ e... Lilin a tutto campo su Affaritaliani.it

Einaudi pubblica il terzo romanzo di Nicolai Lilin, "Il respiro del buio". E l'autore di "Educazione Siberiana" ne parla con Affaritaliani.it: "Io non scrivo un diario di ricordi né un’autobiografia. Questo romanzo racconta le vicende di questo personaggio che torna dalla guerra, tema a me molto caro perché anch’io ho vissuto cose di questo genere. La scrittura non mi ha salvato dallo stress post traumatico. Io ho cercato solo di dare ordine alla mia vita, di recuperare quel senso del tempo che nel caos della guerra inevitabilmente perdi". Su Putin: "E' una figura negativa per la Russia e per la politica internazionale". Su "generazione TQ": "Tutti questi movimenti non li ritengo utili e preferisco non soffermarmici". E sul film tratto dal suo primo libro che il regista Premio Oscar Salvatores sta portando sullo schermo con John Malkovich e Peter Stormare dice: "Gabriele ha capito il senso, il filo rosso che attraversa il libro: è la storia di una società che crolla davanti a un nuovo mondo di cui non è in grado di ricevere i cambiamenti". L'INTERVISTA A TUTTO CAMPO

Mercoledì, 2 novembre 2011 - 07:11:58

di Alessia Liparoti

NicolaiLilin Lapresse
Nicolai, reduce dalla guerra in Cecenia, fa ritorno al suo paese. Eppure tutto è cambiato e il Ptsd, il disturbo post-traumatico da stress lo inghiotte, isolandolo ancora di più da una società che lo respinge e a cui lui stesso non sente più di appartenere. L’ingresso in un’agenzia di sicurezza privata a San Pietroburgo lo proietterà in un nuovo conflitto, nascosto ma non meno violento, in cui un ex gerarca del KGB, ricco e potente oligarca della nuova Russia dà vita a una spietata macchina di ricatto. È quanto si concentra nel nuovo romanzo di Nicolai Lilin, Il respiro del buio (Einaudi, 300 pagine, 20 euro). Il terzo capitolo della storia del giovane originario della Transnistria, narra la sofferenza del desiderio del ritorno, quella nostalgia di odissea memoria, che non si placa anche una volta raggiunta «casa», perché il ritorno dalla guerra, dalle sue atrocità, da quell’«orrore» da cui neppure il conradiano generale Kurtz potrà mai separarsi, risulta impossibile. Allora non resta che immergersi in quel buio dell’anima, affinché da quell’annullamento provocato dal conflitto, ex nihilo, si rigeneri il respiro della vita.

Affaritaliani.it ha incontrato l’autore di Educazione Siberiana e Caduta libera nel suo spazio culturale milanese, il Kolima Contemporary Culture che ospita i suoi celebri tatuaggi e le sue icone, dove ci ha parlato del suo ultimo lavoro, di letteratura e del film tratto dal suo primo libro che il Premio Oscar Gabriele Salvatores sta portando sullo schermo con John Malkovich e Peter Stormare.

Nicolai, questo tuo ultimo romanzo prende l’abbrivio dalla definizione del disturbo post-traumatico da stress che affligge molti veterani di guerra. Una realtà che tu stesso hai vissuto sulla tua pelle, giusto?Le vicende sono narrate attraverso un prisma totalmente letterario. Sicuramente c’è una base reale, come avviene per gli scrittori di tutto il mondo, ma io non scrivo un diario di ricordi né un’autobiografia. Questo romanzo racconta le vicende di questo personaggio che torna dalla guerra, tema a me molto caro perché anch’io ho vissuto cose di questo genere. Lui si trova a fronteggiare una situazione comune a molti veterani, cioè il cercare di cancellare l’uomo militare per rientrare nella società civile. Ed è un processo duro, difficile e spesso contraddittorio. È un processo che prevede l’annullamento del proprio essere per re-imparare a 20-25 anni, la vita pacifica. Come dei bambini, ma senza quella comprensione e quella sensibilità che la società riserva ai più piccoli. Questo libro sviscera l’impossibilità del ritorno dalla guerra. Per questo si chiama Il respiro del buio: il buio simboleggia la parte negativa, la morte, il vuoto. Tuttavia alcune persone riescono a percepirvi la vita: il buio è per loro una cosa familiare perché portano dentro talmente tante brutte esperienze che alla fine sentono e vivono il suo respiro.

«Qui lavoriamo per portare avanti le nostre idee, per continuare a prosperare negli affari e influenzare la politica. La nostra forza è nelle informazioni compromettenti». Così il generale Lavrov, ex gerarca del Kgb, illustra a Nicolai e agli altri le finalità della sua agenzia. Quello dell’informazione è un potere quanto mai attuale…
L’informazione è l’arma più potente che esista. Qualsiasi cosa succeda, avere più informazioni del tuo vicino ti dà la possibilità di sopravvivere e di agire. C’è il sabotaggio informativo, quando si crea disinformazione. Chi ha lavorato nei servizi segreti conosce analisti bravissimi che progettano disinformazione e in questo sono dei geni, geni del male. La Cia e il Kgb sono grandi strutture che hanno fatto la storia nella manipolazione dell’informazione. Le persone più subdolamente intelligenti fanno le guerre attraverso le informazioni. Non è un assassino solo chi uccide fisicamente, ma chi uccide attraverso il sabotaggio dell’informazione. Il mio non è comunque un libro che svela chissà quale mistero legato al Kgb. Ma racconta una realtà che molte persone in Russia, tanto meno nell’Occidente, non conoscono.

Qualcosa è emerso riguardo a un uomo di potere sempre in primo piano come il Presidente Vladimir Putin, militante anche lui da giovane nei servizi di sicurezza…
Putin è una figura negativa per la Russia e per la politica internazionale. Chi governa enormi poteri come accade nell’ex Urss (il gas, l’acqua, le materie prime in generale) e viene da una formazione paramilitare, è inevitabile che generi un corto circuito. Io preferirei che i nostri rappresentanti fossero degli intellettuali, professionisti, uomini di cultura che conoscano la storia dell’umanità ed evitino gli sbagli del passato. Invece i russi - io non mi considero tale perché ormai sono italiano - hanno Putin che è pericoloso e rappresenta il disagio generale in cui si trova adesso il mondo, una piccola particella del caos universale che abbiamo il dispiacere di osservare e vivere.

Per molti che hanno affrontato i drammi della guerra, la scrittura ha rappresentato una fonte di salvezza e di riscatto. Lo è stato anche per te?
In realtà la scrittura non mi ha salvato dallo stress post traumatico. Io ho cercato solo di dare ordine alla mia vita, di recuperare quel senso del tempo che nel caos della guerra inevitabilmente perdi. È molto difficile rientrare nel processo ordinario. Alla scrittura sono arrivato quasi per un caso. Raccontare per me è un puro piacere. Mi piace scrivere, impegnarmi nella letteratura. Io non l’ho fatto solo una volta, continuo a scrivere. Sto scrivendo il quarto libro, dei racconti. Sto collaborando con la compagnia teatrale Napoli Est, che ha messo in scena Gomorra e Santos, alla drammaturgia dei miei libri e c’è in progetto anche la realizzazione di un fumetto.

In questo periodo tu sei impegnato anche sul set di Educazione Siberiana, il film tratto dal tuo primo romanzo. Una pellicola assegnata alle mani accorte di un Premio Oscar come Gabriele Salvatores, l’unico regista – come tu stesso hai dichiarato – cui avresti affidato la tua opera. Un’opera che, inevitabilmente, nel passaggio dalla pagina scritta alle immagini cinematografiche ha dovuto subire dei cambiamenti. Come avete affrontato questa sfida?
Io, Gabriele e gli sceneggiatori abbiamo inventato tutto dall’inizio alla fine. Abbiamo scritto una storia a parte, ovviamente prendendo spunto da situazioni e personaggi di Educazione Siberiana. Non vuole essere una storia autobiografica, né la storia di un Paese. È un’allegoria. Gabriele ha capito il senso, il filo rosso che attraversa il libro: è la storia di una società che crolla davanti a un nuovo mondo di cui non è in grado di ricevere i cambiamenti. Anche a livello scenografico Rita Rabassini ha ricostruito un universo poetico che non è uguale a quello degli anni Ottanta in cui sono nato. Ma nemmeno nel mio libro lo era, perché in Educazione siberiana ho creato una realtà che rispecchia il mio mondo interiore e quello delle persone che mi erano accanto: l’etica umana è diventata estetica. E Rita ha fatto lo stesso.

Nel cast del film, prodotto da Cattleya che con ogni probabilità lo presenterà al prossimo Festival di Cannes, figurano attori di grande prestigio come John Malkovich e Peter Stormare che tu hai tatuato totalmente…
C’è stato un enorme lavoro sui tatuaggi, un lavoro lungo e difficile realizzato con Maurizio Nardi e con il gruppo di Enrico Iacoponi. È la prima volta che nel cinema si fa un’operazione del genere, tatuando in questo modo i corpi di tanti attori. L’effetto è spettacolare. Poi vedere muoversi sul set dei professionisti come Malkovich e Stormare, attori che apprezzo da sempre e Gabriele, regista dalla genialità e dalla sensibilità umana incredibili, è straordinario. Gabriele, che sta girando in Lituania con attori anche del posto, ha definito questo film un western, anzi un «eastern» alla Sergio Leone. Mi piace molto questa immagine.

Nell’universo russo il concetto di educazione ha un forte valore. Basti pensare alla celebre definizione con cui il Cremlino aveva etichettato la giornalista Anna Politkovskaja: «donna non rieducabile». Anche Nicolai Lilin è un «uomo non rieducabile»?
Educazione siberiana è stato un libro travagliato, spesso contraddittorio in cui si raccontano i periodi negativi della formazione di un giovane. Non rappresentano una fase definitiva della sua educazione etica ed intellettuale. Lo sbaglio di molti miei lettori e anche dei miei detrattori è di identificarmi con questo libro, considerandola un’autobiografia. Io sono una persona diversa, che ha superato quella fase. Il protagonista del romanzo è un bambino di 10 anni che arriva ai 16 e già nella parte finale è molto diverso. Io oggi mi sento più vicino al mio terzo romanzo, mentre il primo è qualcosa di lontanissimo, legato ai miei ricordi, all’affetto per i miei vecchi. Per me adesso l’educazione è qualcosa di più: è il non voler accettare certe cose del mondo, certe dinamiche del potere. E questo è quanto emerge nel Respiro del buio e coincide con il concetto di non «rieducabilità» della Politkovskaja. Il mio ultimo lavoro può essere considerato una sorta di allegoria del mio spirito anarchico.

Molti tuoi colleghi di Einaudi sono entrati a far parte del Movimento TQ, la generazione degli scrittori Trenta-Quarantenni che propone una critica radicale all’attuale società culturale. Tu cosa ne pensi?
Lo scrittore è una persona che sta al di fuori della letteratura. Quello che sta dentro la letteratura è l’impegno dello scrittore, è il suo libro. Io credo che l’attenzione dei lettori e dell’etica letteraria deve essere incentrata non sulla figura dello scrittore quanto sul libro. Per questo io rifiuto di essere un personaggio anche se mi mettono spesso entro questi limiti. Tutti questi movimenti non li ritengo utili e preferisco non soffermarmici.

 

Alcuni appuntamenti in cui incontrare l’autore

Venerdì 4 novembre - ore 21.00 - Torino - ex carcere Le Nuove - presentazione "Il respiro del buio"
Giovedì 10 novembre - ore 14.00 - Milano - lezione all'interno del corso di Criminologia dell'Università Bocconi
Giovedì 17 novembre - ore 18.00 - Como - Libreria Ubik - presentazione "Il respiro del buio"
Mercoledì 23 novembre - Milano - Frigoriferi Milanesi - presentazione "Il respiro del buio" con Monica Maggioni

 

0 mi piace, 0 non mi piace
Fai di Affaritaliani la tua HomePage
Iscriviti alla Newsletter
Mobile
Seguici su facebook
Rss
Twitter
Google
Internet Explorer


Terremoto/ Scossa di magnitudo 4 in provincia di Modena
Siria/ Russia: il massacro di Hula va condannato ma vanno dimostrate colpe
Cannes/ Palma d'Oro ad "Amore" di Michael Hanele
Cannes/ Gran Premio a Loach, Reygadas premiato come miglior regista
Cannes/ Il Grand Prix a Reality di Matteo Garrone
Siria/ Obama: la strage di Hula vile testamento di un regime illegittimo
Milano/ DomenicAspasso, controllati 1150 veicoli: 310 le multe
Lega Nord/ Piasente nuovo segretario Friuli Venezia Giulia
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

Case da sogno

Una villa? Un attico? Un loft? Quello che cerchi in un click
Trova tutto qui!

Prima rata gratis

Sei alla ricerca di un prestito? Trovalo subito
SCEGLI PRESTITÒ

Auto usate

Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
Cerca adesso