Musica/ "Zu", da Ostia alla conquista del mondo

Sabato, 11 aprile 2009 - 11:00:00


"Zu"
Di Stefano Ferrian

È difficile associare il successo alle persone che conosciamo. Ancora più difficile vedere un amico che riesce a realizzare un sogno seppur con tanta dedizione e sacrifici. Ma quando succede siamo un po’ tutti orgogliosi e anche un po’ invidiosi. Nella quotidianità viviamo come in due mondi paralleli, da una parte le vittime della sopravvivenza quotidiana, come avrebbe detto Giorgio Gaber,  e dall’altra quelli che hanno creduto in un sogno e hanno dato anima e corpo per farlo diventare realtà. Pochi sono riusciti a realizzare un obiettivo grande pur rimanendo quelli di sempre, ma la verità è che molto spesso non sono quelli che ce l’hanno fatta a cambiare, ma bensì è tutto quello che avevano intorno a modificarsi. Gli amici cominciano a chiamarli un po’ meno e se ne distaccano, vedendo nell’altrui realizzazione solamente la propria rinuncia ad inseguire i propri obiettivi.
Questa volta voglio raccontare una storia che mi riempie di orgoglio, perché per una volta riguarda una band Italiana. La storia di un gruppo di amici che ci hanno creduto e nel 1999 hanno fatto il primo grande passo chiamato “Bromio”, che da Ostia li ha portati un po’ più vicini al mondo. Col passare degli anni hanno allargato la propria casa fino a perderne la percezione dei confini. Hanno suonato in tutti i continenti in diversi tour mondiali superando di gran lunga il numero di 1000 concerti. Hanno collaborato con i più grandi musicisti di tutti i generi (dal metal al jazz), tra i tanti Mike Patton, Katia Labeque, Mats Gustafsson, Ken Vandermark, Peter Brotzmann, Thurston Moore. Hanno registrato il secondo disco Igneo con Steve Albini (produttore dei Nirvana) e probabilmente sono l’unico gruppo Italiano ad essere entrato nella “Jazz Polls Of NYC Village Voice”.  Per non farsi mancare niente hanno collaborato anche con il teatro e in particolare con la “Societas Raffaello Sanzio”. Insomma, a voler parlare della loro biografia non si finirebbe davvero mai. Di questo “Miracolo Italiano” realizzato da persone normali ne parliamo con Luca T Mai, sassofonista degli ZU.

Sei appena tornato da una manciata di date tra Stati Uniti, Messico e Cile in compagnia di Mike Patton. So che avete suonato a Santiago Del Cile di fronte a migliaia e migliaia di persone. Quello che voglio sapere è cosa ha provato Luca T Mai salendo sul palco del Pepsi Festival alla Movistar Arena di Santiago del Cile?
Fortunatamente c'erano con noi le guardie del corpo di Mike Patton che ci hanno preceduti stando ai lati del palco per tutto il concerto, un po’ come se fossero i nostri angeli custodi. Si sono anche prestati al nostro nuovo "gioco " delle maschere, infatti per ammorbidire un po’ l’impatto con le sedicimila persone presenti nello stadio abbiamo indossato delle maschere di “Lucha Libre”, una sorta di wrestling messicano. Inutile dire che l’emozione è stata davvero grande.

Cosa ha provato invece Luca Thomas Mai varcando la porta della sua casa a Ostia Antica e salutando sua moglie e suo figlio dopo un esperienza del genere?
La gioia di rivedere la mia famiglia è stata immensa. Purtroppo il mestiere del musicista significa affrontare molti sacrifici sia a livello famigliare che personale. Ma quando torno a casa, anche se spesso il tempo è poco, l’intensità del nostro stare insieme compensa tutti i giorni in cui mi trovavo lontano. In particolare questi 10 giorni sono stati qualcosa di meraviglioso, qualcosa che forse non avrei vissuto nemmeno in 10 anni se la mia vita fosse stata diversa.


"Zu"

Guardandoti indietro e tirando le somme di questi 10 anni che vi separano dall’uscita del primo disco “Bromio”, cosa rimane degli ZU di allora e cos’altro avete invece perso per strada?
Credo che lo slancio e l'approccio verso la musica non sia cambiato nemmeno di una virgola. Siamo sempre attenti a cogliere l’ispirazione da tutto ciò che ci circonda, cercando di tradurla in musica. Da questo punto di vista siamo un po’ dei trasduttori di vibrazioni e stati d’animo.
Quello che secondo me è realmente cambiato in questi 10 anni dalla nascita degli ZU è che la nostra comunicazione musicale è diventata più sintetica. Credo che questo cambio di approccio a livello comunicativo sia fondamentale per un’artista. La maturità prevede in qualche modo un incremento della semplicità dell’esposizione, ma anche una crescita della potenza del contenuto di quello che vogliamo raccontare.   

Come ho già detto nell’introduzione di questa intervista voi siete riusciti in un’impresa titanica. Dopo anni di sacrifici avete raggiunto il sogno di vivere più che dignitosamente con la vostra musica, siete partiti come gruppo molto vicino alle sonorità “Free Jazz” fino ad arrivare a un album oscuro e monolitico come l’ultimo “Carboniferous” ma senza perdere il vostro stile. Quali sono secondo te le caratteristiche fondamentali della vostra musica? Cosa accomuna album come Igneo e Radiale molto più Jazzy  all’ultimo lavoro?
Da “Bromio” a “Carboniferous” è visibile secondo me una ossessiva ricerca ed evoluzione del nostro suono. Sia per quanto riguarda la nostra crescita personale come musicisti che le nostre produzioni in studio, sempre in compagnia di ottimi Tecnici Del Suono. Non da sottovalutare in tal senso sono le nostre continue collaborazioni con artisti della più diversa estrazione musicale. Abbiamo collaborato con musicisti dell’ambiente Free Jazz, Rap, Classico e Sperimentale. Da ognuno di loro abbiamo imparato qualcosa che è stato decisivo per la nostra crescita.
Prima ancora di arrivare al risultato finale di una composizione sappiamo come stravolgerla e contaminarla traendo ispirazione dal lavoro fatto con tutti i grandi artisti con i quali abbiamo collaborato. Il viaggio è immensamente più importante del raggiungimento della metà.  

(Segue - In vista una collaborazione con i "Melvins")

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